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Asia Argento e le strane regole della tv educativa

Asia Argento e le strane regole della tv educativa
Quando sali sulla giostra, ben attaccato alle redini del cavallo che bascula, sai che basta un solo giro di emozioni per tornare a fissare lo sguardo sull’esatto punto di partenza. In genere questa regola semplice semplice funziona un po’ con tutto. Figuriamoci con la tv e il motore sporco e sbuffante del sostegno social. Un personaggio a caso, per esempio Asia Argento, comincia il suo tour con un pizzico di orgoglio sprezzante e mentre la musica din din din suona, succede che scoppi il caso Weinstein, e con lui l’onda anomala del disprezzo furioso, comprensivo di leccatine, giudizi e accettate varie. I dispregiativi si articolano nelle declinazioni più bislacche. Sino a che, din, din, din, viene scelta come nuovo giudice di X Factor, uno dei migliori prodotti in circolazione della nostra tv.

A quel punto orde di commentatori a caso affilano le tastiere per aspettare al varco la pietra dello scandalo. Giudicata incapace di giudizio e senza talento per scegliere i talenti, viene accusata delle peggiori malefatte sino a un passo dalla messa in onda delle prime puntate registrate.

Quando esplode il meta scandalo, l’accusatrice di violenza tacciata di aver violentato a sua volta, la gogna è pronta, tre palle un soldo pronte a essere lanciate. Quella gran bella faccia di Alessandro Cattelan recita il compito: «Vogliamo che nessuna polemica possa distogliere l’attenzione dalla musica e dai talenti». E Asia, giudicata colpevole senza appello, viene fatta fuori.

Ma la giostra riparte. Perché la nuova giudice a tempo determinato funziona, è convincente, sotto la sua frangetta si esprime in modo sensato, piange, sorride, è empatica al punto giusto. E il popolo in un doppio tuffo carpiato scopre di amarla perdutamente. Ma la frittata è fatta e la televisione educativa, quella stessa che manda e rimanda in loop la diretta Facebook di un ministro che sbeffeggia i magistrati aprendo una notifica di avviso di garanzia come fosse una puntata di “C’è posta per te”, non può turbare il suo pubblico con una donna che addirittura è stata condannata da un giornale. Lo spettatore è sensibile, lui è stato eletto, la giudice no. E la giostra deve terminare il suo giro. Fino a quando ci ripenserà. Din, din, din.

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SEMAFORO VERDE


Un premio Nobel in fin di vita rivela di aver donato negli anni il suo sperma per fecondare tutte le sue pazienti. Sparpagliando figli un po’ ovunque. Che si ritrovano improvvisamente a casa di Julia. “Sisters”, produzione Netflix made in Australia in sette puntate coniuga ironia, sentimento e intelligenza. In due parole, una delizia.

SEMAFORO ROSSO
Sui suoi profili campeggia la foto antiabortista ideata da quella mente astuta di Adinolfi. E al Tg1 delle 13.30 esibisce al collo un crocifisso di peso (in senso letterale). La giornalista Marina Nalesso porta Gesù nelle case degli italiani. D’altronde Gesù ha bussato alla sua porta e per la nota proprietà transitiva lei bussa alla nostra.

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