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Bonus Inps, le ammissioni tra i politici locali: «Dovevo pagare l’affitto», «Li ho restituiti» Anche il vice di Zaia tra chi l’ha chiesto

C’è chi il bonus l’ha usato per pagare le bollette e le cambiali della sua azienda alberghiera, chi ha saldato l’affitto, chi ci ha cavato di che mangiare visto lo stop all’attività professionale. Perché non si vive di sola politica, specie se fai l’assessore o il consigliere comunale e dall’impegno pubblico ricavi modesti gettoni di presenza o indennità. Gli amministratori locali rifiutano di essere accostati ai parlamentari «pizzicati» a percepire i bonus elargiti dall’Inps a marzo, aprile e maggio nonostante siano finiti nel medesimo calderone delle polemiche sulla «casta».

Anche se, in mezzo a consiglieri e sindaci, spuntano 4 consiglieri regionali (leghisti) per cui il coinvolgimento è più delicato. La prima ad uscire allo scoperto, autodenunciandosi, è stata la consigliera comunale di Milano Progressista Anita Pirovano. Poi, via via, nel corso della giornata, altri hanno fatto outing. Come il consigliere regionale del Friuli-Venezia Giulia Franco Mattiussi (FI), titolare di un albergo: «Ho effettuato la richiesta e ho ottenuto il bonus perché nonostante tutto fosse fermo, bollette e tratte continuavano ad arrivare».

Bonus Inps, chi sono i politici che si autodenunciano: Pirovano da Milano, Bocci da Firenze e Forcolin dal Veneto
Anita Pirovano, consigliera milanese (area Sel): «Ma quale furbetta, non vivo di politica. Ho una figlia e il mutuo, i 600 euro mi servivano»

Sulla scia dei problemi economici personali, ecco il consigliere «Per l’altra Trento a sinistra» Jacopo Zannini: «Pago l’affitto ogni mese e per marzo e aprile sono rimasto senza lavoro e ho chiesto i 600 euro visto che con i gettoni di presenza non sarei arrivato a fine mese ed è giusto rivendicarlo». «Anch’io l’ho chiesto e non l’ho fatto per rubare ma perché per tre mesi ho fatturato zero con la mia partita iva» aggiunge Federico Broggi, sindaco di Solbiate (Co). Francesco Rubini, 29 anni, consigliere comunale di Ancona lancia la sfida. «Cari populisti da strapazzo, odiatori di professione, leoni da tastiera, venite a prendermi per processarmi sulla pubblica piazza nella vostra ridicola guerra contro i politici ladri».

Ma anche tra gli amministratori locali esistono differenze. «Un consigliere comunale ha uno status economico diverso da quello di un consigliere regionale o un parlamentare — sottolinea il presidente della Camera Roberto Fico — sono in trincea, vengono pagati con gettoni, è giusto che continuino il loro lavoro e se sono in difficoltà possono accedere ai bonus». Tra i consiglieri regionali spicca il caso del piemontese Matteo Gagliasso, classe 1993, Lega: «Un errore del commercialista, li ho restituiti venerdì scorso». E al collega leghista Gianluca Forcolin, vicegovernatore del Veneto, comparire nell’elenco rischia di costare la fine della carriera in Regione come anche ai consiglieri Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli. Luca Zaia, ieri a consulto con i big a Treviso, pare intenzionato a non ricandidare chi si è fatto coinvolgere nella vicenda.

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