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Italy

Calcio in rosa, all’Auchan di Monza la parità con gli uomini parte da “Invasione di campo”

Se siete tra coloro che in questi giorni si stanno appassionando alle imprese delle azzurre ai Mondiali di calcio femminile e fino a poco tempo fa credevano che andare dietro ad un pallone non fosse questione da donna, sentitevi in colpa. Ma non più di tanto.

Perché, in fondo, siete parte di un’ampia maggioranza. Che, anche in Italia, come in gran parte dell’apparentemente progredito mondo occidentale, in tema di differenze di genere tra uomini e donne, ragiona ancora in base a pregiudizi e stereotipi. Per cui alcuni mestieri o comportamenti sono da maschio, altri invece prettamente da femmine. Azioni e pensieri che sono anche conseguenza di un linguaggio che contribuisce a costruire un certo tipo di realtà.

E, così, quasi inconsapevolmente, soprattutto in Italia, ci troviamo con un mercato del lavoro, dove i ruoli di vertice sono ancora quasi sempre declinati al maschile e con stipendi che hanno differenze notevoli a svantaggio del gentil sesso. Sicuramente da questo punto di vista le conquiste sociali hanno portato la donna negli ultimi decenni a migliorare la propria posizione in molti campi.

Il cammino da fare, però, è ancora tanto. E proprio lo sport può essere un importante veicolo di progresso socio-culturale. A partire dal calcio, lo sport per eccellenza in Italia. A partire dai giovani. Che sono i soggetti più adatti ad interpretare un decisivo cambiamento di mentalità verso una reale parità di genere tra uomo e donna.

Ecco perché è necessario continuare a gettare i semi giusti nel terreno del vivere sociale. Magari anche attraverso un libro come “Invasione di campo”. Che l’autrice, Alessia Cruciani, giornalista della Gazzetta dello Sport, ha scritto in particolare per i ragazzi delle scuole medie. E presentato al Centro commerciale Auchan di Monza nell’ambito dell’evento “Calcio in rosa”.

Il romanzo, che nella narrazione gioca sul contrasto di termini maschili, come allenamento e gol, e femminili, come palla e vittoria, ruota intorno a due 13enni, Federico ed Elena. Il primo è il capitano, dai begli occhi verdi, della squadra di calcio Dynamic Sport. La seconda si trova a dover costruire con le sue amiche la corrispettiva squadra femminile. Ma prima dovrà superare la diffidenza e le prese in giro dei maschietti, dei genitori e perfino dei professori.

Così, tra paure legate alle gambe storte, considerate decisamente un pericolo per le ragazze, discorsi strani su chi è adatto a fare cosa in base al sesso di nascita, si arriva ad un finale di speranza per un futuro pieno di fair play e tolleranza. Perché lo sport spesso sa essere metafora della vita. E “Invasione di campo”, che ha anche un’introduzione scritta da Roberto Mancini, commissario tecnico della nazionale maschile di calcio, non poteva avere un luogo migliore di Monza per la sua presentazione.

“In questa città nel 1970 è nata la prima squadra femminile di Italia, il Fiammamonza, che ha vinto perfino lo scudetto nella stagione 2005/06 – spiega Luigi Garlando, giornalista della Gazzetta dello Sport, ma anche autore di libri per bambini più letto in Italia – quella società sportiva, ribaltando con decenni di anticipo gli schemi mentali ancora oggi non totalmente superati, aveva anche una squadra maschile che militava in terza categoria”.

Non stupisce, quindi, che oggi il Fiammamonza e il Monza calcio vadano di pari passo. “Siamo molto vicini al calcio femminile ed a breve, con grandi aspettative di sviluppo, le tesserate entreranno a far parte della nostra società” annuncia Roberto Mazzo, membro del Cda del club biancorosso ed ex patron di Juvenilia e, proprio, Fiammamonza.

A testimonianza dell’attenzione del Monza, acquistato da Silvio Berlusconi pochi mesi fa, verso il calcio femminile, al Centro commerciale Auchan c’erano anche Fabio Aureli, responsabile commerciale della società e Francesco Bevilacqua dell’ufficio marketing. E non mancavano nemmeno due rappresentanti del Fiammamonza: Roberta Nuzzo, difensore ed Elisa Rotella, portiere.

In questo processo verso l’abbattimento dei pregiudizi socio-culturali tra uomini e donne, sembra pronto a fare la sua parte anche il Comune di Monza. “Stiamo portando un progetto per andare oltre le differenze di genere che coinvolge calcio e rugby – spiega Martina Sassoli, assessore di Piazza Trento e Trieste alle Pari opportunità – lo sport può essere veicolo sociale a 360 gradi a prescindere dal sesso. Perché se abbiamo un Roberto Bolle nella danza, non si potrà avere una Cristiana Ronaldo nel calcio?”.

Il percorso verso questa direzione non è certamente breve. Come tutti i cambi di mentalità, del resto, richiede tempo. Però la volontà degli attori in causa è univoca. E anche l’Auchan di Monza, con iniziative come “Mamma al centro” (leggi l’articolo), è sempre più orientato verso una visione in rosa della vita. Lo ribadisce Corrado Stivanin, direttore del Centro commerciale di via Lario.

Il punto di arrivo finale non è rendere, anche nello sport, gli uomini e le donne uguali. “Ci sono differenze costitutive naturali, ma tutti possiamo fare indifferentemente la stessa attività fisica o lo stesso mestiere – sostiene Cruciani – l’importante è arrivare a fare del proprio meglio”. I successi dell’Italia ai Mondiali femminili di calcio, dove ha già conquistato l’accesso agli ottavi con due vittorie convincenti contro Australia e Giamaica, potranno essere utili.

“E’ un’occasione importante, queste ragazze ci stanno già spingendo a sentire per loro lo stesso orgoglio che proviamo per la squadra maschile – afferma Garlando – a prescindere dal risultato, dopo il Mondiale ci saranno più ragazze pronte a giocare a calcio e, si spera, più genitori pronti a non dire di no”.

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Filippo Panza

Sono nato nel 1980, anno di grandi eventi sportivi (Olimpiadi di Mosca, Europei di calcio), attentati terroristici (strage di Bologna), terremoti (Irpinia) e misteri ancora irrisolti (Ustica). Ma anche di libri (Il nome della Rosa) e film (Shining), che hanno fatto epoca. Con tanta carne a cuocere, forse era scritto nel mio destino che la curiosità sarebbe stato il motore della mia vita. E così da Benevento, la città che mi ha dato i natali, la passione per la conoscenza e la verità, declinate nel giornalismo, mi ha portato in giro per l’Italia. Da Salerno a Roma, da Napoli a Bologna, fino a Monza. Nel capoluogo della Brianza penso di aver trovato il luogo dove mettere la mia base (più o meno) definitiva e soddisfare la mia sete di scrittura, lettura, sport e tempo libero. Almeno fino a quando il richiamo di qualche Sirena, forse, non mi farà approdare ad altri lidi.

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