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Come funziona Immuni e quando uscirà l’app per tracciare i contagi da Coronavirus

Dovrebbe arrivare entro maggio, con un sensibile ritardo rispetto alla tabella di marcia: Immuni è l'app di contact tracing per i contagi da Coronavirus in Italia. Progettata gratuitamente da Bending Spoons e scelta dalla ministra dell’Innovazione Paola Pisano insieme al ministro della Salute Roberto Speranza, l'app Immuni servirà per tracciare i casi di Covid-19 in Italia e sarà disponibile per il download gratuito per iOS e Android nelle prossime settimane, in ritardo rispetto alle tempistiche inizialmente indicate dal Governo. "Arriverà entro la fine di maggio" ha assicurato la ministra in un'intervista al Corriere. La scelta dell'app Immuni è stata portata avanti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l'ok della task force nominata dall'esecutivo e guidata da Vittorio Colao, e dal commissario straordinario Domenico Arcuri.  Tuttavia, prima che sia resa disponibile, potrebbe passare ancora qualche altra settimana: ad aver causato i ritardi potrebbe essere stato il rilascio non ancora avvenuto del sistema di Apple e Google per la gestione del Bluetooth Low Energy, vera spina dorsale dell'intero sistema. L'app sarà "un pilastro importante nella gestione della fase 2 dell'emergenza", la sperimentazione avverrà in alcune Regioni pilota, poi verrà estesa, come ha precisato Arcuri.

Quando potrebbe arrivare l'app Immuni

La vera incognita ora è la data di lancio dell'applicazione di tracciamento. Inizialmente l'app sarebbe dovuta arrivare i primi giorni di maggio, ma così evidentemente non è stato. Un ritardo sulle cui cause non è stata fatta chiarezza: forse ritardi nello sviluppo, forse la volontà di attendere il rilascio del sistema di Apple e Google che di fatto renderà possibile il funzionamento senza intoppi di Immuni. In ogni caso la ministra Pisano ha assicurato che l'app sarà disponibile da fine maggio per tutti gli italiani.

App Immuni, le schermate per capire come funzionerà

Ad anticipare l'arrivo vero e proprio dell'applicazione ci hanno però pensato le schermate del software, rilasciate dal Governo – per mano del CEO di Bending Spoons Matteo Danieli – su Github, popolare repository per codici sorgente. Ecco, in questo rilascio parziale manca però proprio il codice sorgente, cioè quell'elemento che consente a chiunque di analizzare l'app e scoprire se, per esempio, il Governo dice che non invia dati a un server e invece il software lo fa. Quello di immuni dovrebbe essere rilasciato in modalità open source, in modo da consentire a tutti l'analisi dello stesso. Per il momento, però, abbiamo solamente le schermate che confermano il funzionamento già anticipato del software. Con un'unica piccola novità: come anticipato, l'app non chiederà i dati personali, ma solamente la regione e la provincia in cui si vive.

A cosa serve l'app Immuni

L'app Immuni servirà per andare a tracciare i contagi da Coronavirus Covid-19 in Italia, nonchè per tenere traccia degli spostamenti degli individui. Oltre alla sezione dedicata al controllo vero e proprio degli spostamenti, all'interno dell'app ci sarà una parte dedicata a una sorta di cartella clinica virtuale degli individui. Quest'ultimo elemento, però, non sarà inizialmente disponibile ma sarà rilasciato successivamente. Per effettuare il tracciamento, l'app Immuni si serve del Bluetooth Low Energy e non del GPS, in ottemperanza alle linee guida europee e con il fine di tutelare maggiormente la privacy degli individui.

Il modello decentralizzato e la privacy degli utenti

In seguito ad alcuni dubbi sulla compatibilità dell'app Immuni con la tutela della privacy degli utenti, il sistema mediante cui Immuni funziona è stato modificato e allineato a quelle che sono le linee guida di Apple e Google. Rispetto al modello Pepp-Pt viene infatti utilizzato il modello DP-3T, acronimo di "Decentralised Privacy-Preserving Proximity Tracing". Si parla dunque di uno schema maggiormente decentralizzato, rispetto al modello precedentemente identificato.

Ma cosa vuol dire, in pratica, questo cambiamento? In modo semplificato, potremmo dire che mentre prima le informazioni sugli utenti venivano conservate su un server esterno, adesso queste ultime saranno agglomerate solo ed esclusivamente sui dispositivi mobili degli individui. Questo vuol dire che i server non saranno in grado di identificare gli utenti, ma che saranno soltanto gli utenti stessi a essere identificati mediante notifica push. Saranno infatti gli smartphone dei singoli utenti a inviare, ricevere e immagazzinare le chiavi anonime – sono stringhe alfanumeriche – delle persone incontrate per strada, mentre il server riceverà solamente le stringhe inviate dal telefono di un paziente positivo quando questo indica la sua positività. A quel punto il server le rigira a tutte le app in circolazione: se viene trovato un “match” dall’applicazione (un processo che quindi avviene sullo smartphone), il sistema dovrebbe fornire istruzioni in base alla tipologia di contatto (la durata, la distanza, etc).

La decisione di adottare un modello decentralizzato rispetto al modello centralizzato scelto in precedenza non è data solo da motivazioni afferenti alla tutela della privacy, ma anche alla necessità di garantire la funzionalità dell'applicazione anche in background: Google e Apple potranno fornire delle API ad hoc al fine di garantire il corretto funzionamento dell'app anche quando essa non è attiva, con l'obiettivo di rendere efficiente il tracciamento ed evitare casi di falsi positivi o negativi.

Come funziona Immuni

La app Immuni si potrà scaricare liberamente, nessuno sarà obbligato ad installarla, ma il download sarà solo su base volontaria. È composta da due parti. La prima è un sistema di tracciamento dei contatti che sfrutta la tecnologia Bluetooth Low Energy, una versione a basso consumo del  normale Bluetooth attraverso cui rilevare la vicinanza tra due smartphone nell'ordine di un metro. In questo modo, la app conserva sul dispositivo di ciascun cittadino una lista di codici identificativi anonimi di tutti gli altri dispositivi ai quali è stata vicino entro un certo periodo. Nel caso in cui si venga sottoposti a test per Coronavirus, con un codice il cittadino può caricare su un server in cloud le stringhe alfanumeriche inviate dalla sua app agli altri smartphone. Il server a sua volta invia a tutte le app in circolazione queste stringhe e sono i singoli smartphone a calcolare per ogni identificativo il rischio di esposizione all'infezione sulla base di parametri come la vicinanza fisica e il tempo, generando una lista degli utenti più a rischio ai quali è possibile inviare una notifica sullo smartphone. Il server, quindi, non ha mai conoscenza degli incontri intercorsi tra gli utenti. Ma la app presenta anche, ed è questa la seconda funzione che arriverà in seguito, una sorta di diario, nel quale a ciascun utente verranno chieste alcune informazioni rilevanti riguardanti anche la propria salute e che dovrebbe essere aggiornato tutti i giorni con eventuali sintomi.

Immuni non è un'app obbligatoria

L'app Immuni non sarà obbligatoria, ma volontaria: lo hanno confermato sia il commissario straordinario Domenico Arcuri che il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. Arcuri ha dichiarato che scaricare l'app non sarà obbligatorio ma consigliato, mentre il premier Conte ha escluso la possibilità di limitare gli spostamenti per coloro che decideranno di non effettuare il download.

Come e dove scaricare l'app Immuni

Al momento non è ancora possibile scaricare l'app Immuni, e non è quindi disponibile l'apk dell'app per il download. L'app sarà comunque disponibile sui principali store online, come il Play Store e l'App Store, ma non vi sono ancora state comunicazioni ufficiali in questo senso.

La software house Bending Spoons e gli altri finalisti

Immuni, nome che potrebbe essere in seguito cambiato, ha superato la concorrenza dell'altra finalista, Covid-app, che fa parte del CoronavirusOutbreak Control, progetto nato dal lavoro di 35 esperti di sei paesi diversi. Entrambe rispettavano i criteri pubblicati dalla Commissione europea per la realizzazione della app, e cioè volontarietà del download, temporaneità dell'utilizzo, rispetto della normativa europea sulla privacy e tecnologia Bluetooth per evitare l'invasività delle geolocalizzazioni. Tuttavia, la decisione del governo è infine ricaduta sulla app di Bending Spoons che, secondo quanto rivelato dal Foglio, si è avvalsa della supervisione tecnica tra gli altri di John Elkann, presidente di FCA. Stando ad alcune indiscrezioni, la app potrebbe essere testata nella fabbrica Ferrari di Maranello prima di essere diffusa al pubblico. Tutto il progetto sarà realizzato pro bono.

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