Qual è la verità sul tocilizumab, il farmaco anti-artrite di cui si è molto parlato nelle scorse settimane come una possibile cura per il Covid? Ieri l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha comunicato i risultati dello studio, promosso dall'Azienda unità sanitaria Locale - Irccs di Reggio Emilia, che doveva valutare l'efficacia del farmaco nei pazienti con lieve sintomatologia. Secondo l'Aifa non sono stati riscontrati benefici "né in termini di aggravamento (ingresso in terapia intensiva) né per quanto riguarda la sopravvivenza". L'Agenzia del farmaco ha però anche aggiunto che per quanto riguarda i "pazienti di maggiore gravità si attendono i risultati di altri studi tuttora in corso". 

Dalla ricerca, condotta su 123 pazienti in una fase meno avanzata della malattia, è emerso che la percentuale di casi che si sono aggravati è grosso modo la stessa tra i pazienti trattati con il tocilizumab  e quelli curati con terapia standard (28,3 vs 27%). Nessuna differenza significativa è stata osservata nel numero totale di accessi alla terapia intensiva (10.0% versus il 7.9%) e nella mortalità a 30 giorni (3.3% vs. 3.2%).

Ascierto: "Conclusioni già note, farmaco funziona su pazienti gravi"

A condurre la prima sperimentazione di Tocilizumab in Italia era stato il professore napoletano Paolo Ascierto che raggiunto dall'AdnKronos rivendica comunque i risultati ottenuti. Lo studio dell'Aifa, ha detto Ascierto, "è giunto a conclusioni già note, su pazienti non gravi. Nei pazienti con forma più severa, il tocilizumab funziona e noi lo stiamo dimostrando". Per questo, ha aggiunto, "sarei cauto nell'affermare che questo farmaco non funziona".

"I dati che vengono fuori dallo studio emiliano - evidenzia il medico - non fanno altro che confermare risultati già noti. E c'è una serie di punti da notare: innanzitutto parliamo di due studi, il nostro 'Tocivid-19' e quest'ultimo, che arruolano due categorie di pazienti diversi. Nel trial emiliano i pazienti vengono trattati in una fase precoce e in una situazione più lieve, rispetto allo studio Tocivid-19. Ancora, nello studio emiliano per definire la risposta infiammatoria il paziente doveva corrispondere a una sola di queste tre situazioni: una misurazione della febbre al di sopra di 38° C negli ultimi 2 giorni, l'incremento della Pcr di almeno due volte il valore basale, oppure una Pcr sierica maggiore o uguale a 10 mg/dl. In pratica il paziente poteva anche solo avere avuto la febbre. Infine, i risultati riguardano 123 pazienti (anzi, la metà sono quelli effettivamente trattati essendo uno studio randomizzato): una coorte di sicuro piccola rispetto al Tocivid-19, che viene condotto su 330 pazienti, ma con una coorte osservazionale di oltre 2.500 pazienti".

L'azienda farmaceutica: "Studi in corso, risultati nei prossimi mesi"

Per l'azienda farmaceutica Roche, che produce il farmaco, "alcuni studi indipendenti già conclusi e appena pubblicati, o in via di pubblicazione (come Tocivid-19, quelli condotti nei centri di Montichiari e Torino in Italia, Corimuno-19 in Francia e quello eseguito dall'Università del Michigan)" evidenziano al contrario "risultati incoraggianti sulla riduzione della mortalità e/o sul beneficio clinico di tocilizumab. Altri trial (Toci-Raf, lo studio promosso dall'ospedale Sacco di Milano e quello promosso dall'Ausl di Reggio Emilia), condotti in setting di pazienti e numerosità campionarie diversi, non hanno mostrato differenze statisticamente significative".

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Per Roche è quindi "necessario attendere i risultati degli studi prospettici, randomizzati e controllati che forniranno indicazioni conclusive sul valore di tocilizumab nel trattamento della polmonite in corso di infezione da Sars-CoV2, come ad esempio lo studio internazionale multicentrico Covacta, i cui risultati saranno disponibili nel corso dei prossimi mesi".

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