Italy

Così Conte resta in piedi (aiutato da partiti deboli)

«C’è bisogno da parte del presidente del Consiglio di una svolta di concretezza». Il comunicato del Pd risale all’11 giugno, anche se sembra scritto ieri. D’altronde da allora non è cambiato molto: Conte è sempre lì, come i dossier inevasi. E mentre Alitalia perde rotte e l’ex Ilva perde pezzi, solo a sentir parlare di «revoca» nel braccio di ferro su Autostrade, a Zingaretti vengono i sudori freddi pensando al destino dei lavoratori e della maggiore holding di Stato: «Sarà propaganda?».

La solidità del premier a Palazzo Chigi è inversamente proporzionale a quella delle forze che lo sorreggono. Dopo le Regionali, la condizione di M5S è nota, ma anche i democratici — lontano dai microfoni — hanno dovuto conteggiare la perdita di trecentomila voti nelle urne. E si segnalano forti turbolenze nel triangolo Zingaretti-Orlando-Franceschini, con il segretario che ieri ha dato un ulteriore segnale di insofferenza: «Non credo che la maggioranza di governo possa andare avanti solo perché c’è da eleggere il capo dello Stato». Qualcosa si smuove, forse. Anche se i penultimatum a uso interno non sembrano preoccupare Conte, che certamente non replicherà. Non parla mai di politica, e non solo perché lo considera un terreno minato ma anche perché vuole sfruttare a suo favore il vento dell’antipolitica che ancora soffia sul Paese, dove — come gli dicono i sondaggi — è apprezzato proprio perché appare come un non politico: «Preferisco parlare dei bisogni della gente». Così usa i social media per spiegare i provvedimenti del governo. «E anche se ai nostri occhi potrà sembrare Wanna Marchi — dice Bersani — ai cittadini piace. E sono interessati ad ascoltarlo per sapere quali benefici potranno trarne».

Ma l’enigma del premier, che D’Alema immagina come un dragone cinese e che perciò riempie di complimenti, non si risolve solo svelando il suo profilo post-populista. La presa sulle questioni di potere infatti è forte, «basta pensare a certe nomine e leggere certe norme inserite nei decreti finora varati», avvisano dal Pd. C’è quindi un motivo se ieri il dem Borghi ha annunciato che sul delicato tema del 5G il suo partito presenterà una proposta sulla golden power: «Con i pieni poteri abbiamo già dato ai tempi di Salvini». Perché si può governare per dpcm e stati di emergenza, ma ci sono limiti che non possono essere valicati. Il resto è tattica di sopravvivenza. Come la svolta riformista propugnata da Conte con l’abolizione (fra un anno) di Quota 100, e che a Zingaretti è costato un Maalox prima di rispondere: «Era previsto che dopo tre anni si interrompesse», ha commentato mordendosi la lingua.

Traduzione: cosa pensa d’intestarsi il premier? Perché se immagina di prendersi un ruolo che era già del Pd, il Pd troverà sempre il modo di ricordargli il canovaccio interpretato in precedenza: per esempio, l’annuncio fatto dal Conte2 sulla possibile reintroduzione di Industria 4.0, non cancella dagli atti parlamentari la contrarietà che il Conte1 manifestava davanti alle richieste del Pd. Si vedrà se davvero il presidente del Consiglio accompagnerà la legislatura fino alla scadenza naturale. Intanto, per rafforzarsi nel Paese, con le cambiali ancora non coperte dal Recovery fund promette il taglio delle tasse e finanziamenti a tutte le categorie. E per tutelarsi con gli alleati, politicamente fa mostra di non essere scafato, «anche se giuridicamente ammetterete che sono competente». Avverte che gli azionisti di maggioranza covano del malcontento, ma è convinto che nessuno di loro avrà mai la forza di organizzargli contro un’ora X.

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