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Di legge elettorale si può anche morire. Pd e M5s mettono in calendario per fine luglio il Germanicum

Ieri, il premier ha rivendicato che il suo governo “fa le cose, non è fermo” di fronte all’insopportabile “chiacchiericcio” che Conte sente salire, tutti i giorni, contro di lui. Il guaio è che, al di là dei desiderata del premier, le ombre sul futuro del suo governo, il Conte II, si sono tutt'altro che diradate. Ogni giorno, sui giornali e nei Palazzi, si parla, se non di nuovo governo, quantomeno di crisi di governo e, di certo, di rimpasti, nuovi innesti (via tre grilline – Dadone, Catalfo e soprattutto Azzollina – e dentro tre esponenti del Pd) e nuovi equilibri (via un pezzo di M5s e dentro FI e altri).

Ad alimentare lo scontro e le tensioni sul e nel governo, anche l'esplodere dello scontro sulla legge elettorale. 

Matteo Renzi che rilancia il maggioritario - sul quale anche Matteo Salvini ci starebbe, anche se il leader della Lega nega qualsiasi tipo di dialogo, per ora, ma tenta Renzi proprio su un sistema maggioritario, il Mattarellum - e il Pd che chiede il rispetto dell'accordo, stretto tra le principali forze della maggioranza, a gennaio, sul proporzionale. Resta anche irrisolto il ‘capitolo alleanze alle Regionali, rispetto a cui l'appello del premier all’unità tra Pd e M5s, finora, è caduto nel vuoto: al momento anche il ‘quarto nome’, dopo tre candidati bruciati, che sbloccherebbe lo stallo in Liguria langue ma nel Pd si chiede un passo avanti al M5S anche nelle Marche. E poi c'è il Mes, il "Grande detonatore" pronto a esplodere, dentro la maggioranza. Il M5s è diviso in mille rivoli, ma divisi su un dato di cui si dicono certi: se Conte cadrà sarà stato il Pd a farlo cadere 

E, in effetti, il Pd teme che, a settembre, la situazione politica precipiti e il governo salti. Sul voto per il Mes. Oppure il giorno dopo le elezioni regionali, che potrebbero rivelarsi, per i dem, una catastrofe, già mezza annunciata.. 

Le soluzioni alternative (Conte ter e governo ‘di tutti’) ci sono, ma c’è anche la possibilità di urne anticipate 

Certo, soluzioni alternative sono sempre possibili. Due, in sintesi. Un governo nuovo, magari retto sempre da Conte, un ‘Conte ter’, allargato agli azzurri: un governo, dunque, che si baserebbe su una maggioranza ‘rosa-giallo-azzurro’.

L’alternativa sarebbe un ‘governo istituzionale’, un governo, cioè, ‘di tutti’, ma è una scelta molto difficile, a realizzarsi. Inoltre, se e quando si apre, una crisi di governo, ‘sai come la cominci e non sai come la finisci’. Potrebbero avvicinarsi alle porte, dunque, anche l’ipotesi che tutti, in teoria, scongiurano e fanno voti che non arrivi mai, le elezioni politiche anticipate. Certo, non subito, perché la manovra economica d’autunno va approvata, e il Capo dello Stato se ne farebbe di certo supremo garante, ma a primavera del 2021 sì, sarebbe possibile tenerle. E se a un appuntamento simile devi arrivarci ‘preparato’, quale migliore viatico varare una legge elettorale che ‘tagli le unghie’ all’attuale centrodestra, avanti a tutti i sondaggi? 

Il ‘combinato disposto’: taglio dei parlamentari e Rosatellum rischia di consegnare il Paese ‘alle destre’ 

Solo che il ‘combinato disposto’ del taglio del numero dei parlamentari, che verrà votato nell’election day del prossimo 20 settembre, e l’attuale legge elettorale in vigore, il Rosatellum, darebbe un esito non solo di fatto già scritto, a eventuali elezioni anticipato, ma assai nefasto, per i dem. E cioè, la vittoria ‘a valanga’ del centrodestra in formato classico (Lega-FdI-FI-centristi) proprio grazie alla combinazione di quota proporzionale (64%) e, soprattutto, collegi uninominali maggioritari (36%), il centrodestra otterrebbe la maggioranza assoluta in entrambe le Camere. 

Una maggioranza che supererebbe, di gran lunga, il 55% dei seggi (attribuito a chi prende il 51% dei voti, proprio grazie alla distorsione maggioritaria presente nell’attuale legge elettorale) e che potrebbe ambire anche a superare il 60% e rotti dei seggi. Morale: il centrodestra farebbe l’en plein, o meglio il ‘botto’ e, di conseguenza, potrebbe eleggersi, da solo il prossimo capo dello Stato, nel 2022, e cambiare, a colpi di maggioranza, anche la Costituzione, magari introducendo il presidenzialismo, l’autonomia, etc. 

Per una volta, al Pd riesce una ‘furbata’: tirare fuori dal cassetto il Germanicum e sbatterlo in faccia agli alleati 

Ergo, i maggiorenti dem hanno pensato bene che era l’ora di correre ai ripari e – con i 5Stelle complici, per una volta – hanno architettato la ‘trappola’ legge elettorale per nemici ed avversari interni (Italia Viva) ed esterni (Lega e FdI), nella speranza di poter contare sul soccorso di Forza Italia. 

Abili, almeno, nella tattica parlamentare, come se fosse una cosa innocua, i dem hanno chiesto di calendarizzare, per fine luglio, per la precisione il 27 di luglio, tra le altre cose (legge sul conflitto di interessi, riforma pdl costituzionale sulla riforma delle carriere, legge sulla transfobia, etc.), la riforma della legge elettorale per l’Aula. Così ha deciso, giovedì, la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. 

La riforma della legge elettorale entra ‘in calendario’ 

In teoria, trattasi di mossa inutile e innocua. Il 27 luglio, infatti, è come dire che ‘se ne parla a settembre’: le vacanze agostane incombono, e, al massimo, si lavorerà una manciata di giorni di agosto, dal 3 al 7, se ci saranno, come è probabile, decreti leggi del governo in ‘scadenza’. La mossa geniale dei dem, però, è un atto di pura tattica parlamentare: calendarizzare un provvedimento per un mese (quello di luglio, nella fattispecie), vuol dire che, alla ripresa dei lavori, cioè ai primi di settembre, quel provvedimento dovrà essere, per forza di cose, ‘incardinato’ e, dunque, discusso e votato in Aula, quindi approvato. In pratica, entro settembre, la legge elettorale la ‘devi’ varare, anche se solo in un ramo del Parlamento (la Camera), perché al Senato è e sarà tutto un altro paio di maniche, ma di certo, dice Franceschini, ‘metti la pistola sul tavolo’. 

Renzi ci perde, la Lega pure, Forza Italia sopravvive 

Nella fattispecie, trattasi di un sistema nuovo per modo di dire: è un proporzionale puro, con sbarramento fissato al 5%, detto Germanicum che era fermo da mesi nei cassetti della I commissione Affari costituzionali di Montecitorio, presidente il pentastellato Giuseppe Brescia (infatti viene anche detto ‘Brescellum’). Aveva ed ha il placet anche dei pentastellati che sperano, col proporzionale, di contenere le sicure perdite di consensi e voti alle prossime elezioni. 

Ma il partito di Renzi - che pure a gennaio aveva firmato una ‘nota congiunta’ con gli altri partner di governo (tranne LeU) per dare il suo via libera al Germanicum, patto che ora gli alleati gli rinfacciano e sventolano sotto il naso e che fu firmato, all’epoca, dal deputato Marco di Maio - ha ‘scoperto’ che i sondaggi lo danno molto al di sotto del 5%. Iv ha iniziato a opporre il suo secco ‘niet’, al Germanicum, e Renzi, in diverse uscite pubbliche, ha parlato di ‘modello del sindaco d’Italia’, cioè di elezione diretta del premier, e di altre riforme costituzionali da fare: un modo – furbo – per portare la palla in tribuna. In buona sostanza, sia il Pd che i 5Stelle, a cui il sistema proporzionale va benissimo, sapevano che, se avessero portato il Germanicum in aula, al primo voto segreto, il proporzionale sarebbe stato affossato da Iv e tanti cari saluti: il proporzionale sarebbe nato morto. 

Il fatto nuovo è il sostanziale ‘via libera’ di Forza Italia 

Il fatto nuovo, però, è che Forza Italia – in fase di grande movimento ‘autonomo’ rispetto al resto del centrodestra, per precisa scelta politica del suo leader, Berlusconi – ha dato il suo sostanziale via libera al nuovo proporzionale, capendo che era il modo migliore per affrancarsi da Lega e FdI e per tenersi le ‘mani libere’, in vista di elezioni future. E così, ecco che il proporzionale è stato ‘calendarizzato’ per la fine di luglio e, a settembre, in Aula andrà comunque. 

Pd e M5s, dunque, si fanno forti del – possibile e auspicato, ma, va detto, non ancora incassato - soccorso azzurro e si preparano a una svolta epocale. Infatti, dalla fine della Prima Repubblica, il nostro Paese ha conosciuto solo sistemi maggioritari, pur se con recupero proporzionale (il Mattarellum) o sistemi proporzionali con (abnorme) premio di maggioranza (il Porcellum) o sistemi misti (Rosatellum). 

Ma il motivo politico e tecnico, per cambiare il Rosatellum, c’era e c’è: combinato al taglio del numero di parlamentari, ‘sballa’ l’intero sistema se resta il Rosatellum (con intere regioni del Paese, specie al Senato, sotto-rappresentate), tanto che persino un maggioritarista ‘storico’ come il costituzionalista e deputato dem Stefano Ceccanti vede, oggi, nel proporzionale il ‘migliore dei mondi possibili’. 

Ed ecco, appunto, arrivare il proporzionale, il Germanicum, che la rappresentanza, con il taglio dei parlamentari (-345 in colpo solo), la distorce molto meno del Rosatellum. 

Renzi tuona contro il proporzionale e Salvini pure… 

Ma per Italia Viva, lo sbarramento al 5% è troppo alto. Va abbassato a tutti i costi, anche in caso di – fantascientifiche, ad oggi – possibilità di fusione con il partito di Berlusconi. E’ sceso, in campo, per stoppare la nuova legge elettorale, direttamente Matteo Renzi: “La priorità della politica deve essere la crescita, non la legge elettorale. Se vogliono mettere mano alla legge elettorale, si faccia una legge maggioritaria, in modo che la sera delle elezioni si sappia chi ha vinto. Noi siamo per l’unica legge elettorale che funziona: quella dei sindaci. Preferirei, tuttavia, vedere il Parlamento discutere di cantieri e non di collegi”.

Parole non dissimili da quelle di Matteo Salvini che la butta, come al solito, in caciara demagogica: “Vogliono fare una legge ‘alla cinese’ per impedire a noi di vincere le elezioni” (vero…). Roberto Calderoli, invece, si chiede, ironico, se l’attuale “gioiosa macchina da guerra della maggioranza ha i numeri per far passare la riforma della legge elettorale in Senato”. E, come sempre, tocca un punto nodale: in buona sostanza, senza i voti degli azzurri, il proporzionale, o Germanicum, così com’è, non passerà mai. 

Le ‘eccezioni’ di LeU sulla soglia di sbarramento al 5% 

Infine, ci sarebbe, da mettere agli atti, anche la ‘ritrosia’ di LeU: non vogliono lo sbarramento al 5% e chiedono di abbassarlo, portandolo, quantomeno, al 4%, come ha detto il capogruppo di LeU alla Camera, Federico Fornaro. Una possibilità che Pd e M5s potrebbero persino prendere in considerazione, ma solo se il patto di maggioranza reggerà. In pratica, entri in Aula con lo sbarramento al 5% e, poi, per far passare la legge, mercanteggi uno sbarramento al 4%... 

Il Pd non demorde: “c’è un patto, ora rispettatelo” 

Ma, sulla necessità di farla e vararla, la legge elettorale, il Pd, soprattutto, non demorde e insiste, anche in modo netto. “Questo Governo – spiega il relatore della legge elettorale per la maggioranza, il dem Emanuele Fiano - esiste anche perché c’è questo accordo: taglio dei parlamentari e nuova legge elettorale a garanzia della dialettica democratica. Il taglio dei parlamentari si è votato, la legge elettorale no. Ne abbiamo già discusso per cinque mesi e Iv ha proposto e sottoscritto l’attuale testo. Ora votiamolo in fretta”. Fiano, sa bene, però, che il redde rationem arriverà a settembre. 

Il primo step della discussione, dunque, sarà a luglio, ma i giochi veri si faranno a settembre. Di certo, si tratterà di un’estate calda, se non torrida, per il governo Conte, ma la prova della verità arriverà non prima di settembre. Sul Mes, sulle Regionali e, anche, sulla nuova legge elettorale.

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