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Il Coronavirus e i nostri occhi: le "spie" da non sottovalutare

Gli occhi, a volte, sono "la porta d'ingresso" del Covid-19, attraverso cui il virus si insinua nel nostro organismo. In esclusiva per Ilgiornale.it abbiamo sentito il dott. Massimo Di Maita, oculista catanese tra i più stimati ed apprezzati in Italia, esperto anche sulla chirurgia della cataratta e sulla chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri ma anche da circa 15 anni impegnato in missioni umanitarie in Africa sub-sahariana per conto della Onlus Amoa. Ecco tutto quello che ci ha detto sul virus negli occhi.

Covid negli occhi, quali sono i sintomi?

"La sintomatologia più frequente è quella tipica delle congiuntiviti virali, quindi occhio rosso, bruciore, prurito, lacrimazione, fotofobia (intolleranza alla luce), scarsa secrezione e di norma interessamento di un solo occhio. ma anche bilaterale. A questo quadro, similmente alle congiuntiviti virali, si può accompagnare la presenza di linfoadenopatia preauricolare. Le manifestazioni oculari possono talvolta essere i primi segni di Covid-19, come riportato da diversi articoli scientifici pubblicati recentemente. E, dalla letteratura, abbiamo appreso di altre manifestazioni oculari in pazienti affetti da Covid-19, come la cheratocongiuntive e alcune alterazioni a livello degli strati retinici".

Si può confondere con la congiuntivite da altre patologie?

"L'oculista rileva solamente una congiuntivite follicolare con un'iperemia dei vasi congiuntivali ed anche palpebrali. Specialmente nel periodo primaverile, la congiuntivite allergica potrebbe dare un quadro simile. Ad oggi, non siamo ancora in grado di distinguere in modo chiaro la congiuntivite da Coronavirus dalle altre congiuntiviti virali: pertanto, durante la visita oculistica, è di fondamentale importanza raccogliere una buona anamnesi del paziente".

Quali sono, se ci sono, i danni che può provocare?

"La sintomatologia non comporta dei danni oculari e si esaurisce da sola, mediamente dopo un paio di settimane. In linea di massima, quando si tratta di congiuntiviti, non lasciano reliquati. In pazienti con distress respiratorio prolungato potrebbero esserci conseguenze metaboliche a carico di alcune strutture oculari, ma ad oggi non sono stati descritti casi".

C’è una categoria di persone che colpisce maggiormente?

""La sintomatologia della congiuntivite può colpire tutte le età: colpisce i bambini, che sono asintomatici o paucisintomatici con congiuntivite che si accompagna a raffreddore, in assenza di febbre; per quanto riguarda gli adulti, la congiuntivite può essere il primo segno di Covid-19 insieme alla tosse e al raffreddore mentre, la febbre e gli altri sintomi respiratori, insorgono più avanti come ad esempio per la turista cinese ricoverata allo Spallanzani di Roma. In un altro caso di un cinese di 30 anni si è avuta la comparsa della congiuntivite dopo il 13° giorno di ricovero in ospedale. Si è riscontrata in circa il 25% degli over 65 ricoverati con sintomi avanzati della malattia".

Qual è finora la percentuale di casi riscontrata?

"La congiuntivite in pazienti affetti da Covid si manifesta in una fascia compresa tra il 16 ed il 25-30% dei casi e di questi, solo nel 5% è stato isolato il virus o dal tampone congiuntivale o dal liquido lacrimale".

È vero che l’occhio può diventare “la porta d’ingresso” del virus, come l’ha definito qualche suo collega?

"In linea di massima, il virus può trasmettersi alla congiuntiva per contatto con mani contaminate o tramite droplets (le goccioline respiratorie, ndr) aerosolizzate. È ormai noto che il virus ha particolare tropismo per i recettori Ace2, diffusi nei polmoni e nel sistema respiratorio e nel cuore. I recettori Ace2 anche se in quantità inferiore sono presenti sulla congiuntiva e sulla cornea, il che renderebbero la superficie oculare un bersaglio del Coronavirus".

L'occhio può "contagiare"?

"Al momento non è stato dimostrato che l'occhio possa essere causa diretta di contagio. Nella precedente epidemia di Sars-Cov-1, invece, è stato osservato come alcuni pazienti abbiano contagiato tramite secrezioni oculari. Anche se per il Covid non è stato dimostrato, è bene che tutti gli operatori sanitari e gli oculisti proteggano gli occhi nel momento in cui si approcciano ad un paziente da visitare, usando delle mascherine facciali oppure occhiali protettivi. Tra un paziente e l'altro è sempre bene cambiare i guanti oppure lavarsi sempre le mani".

Il primo medico al mondo che diede l’allarme sul Coronavirus, poi morto, fu l’oculista cinese Li Wenliang. Cosa si sente di dire?

"Dal momento che è stato un oculista ad aver avuto questa intuizione, per la nostra categoria è motivo di orgoglio e ci fa capire e ci fa capire ancora una volta come l'occhio possa essere sentinella di alcune importanti patologie".

C’è una terapia specifica che si adotta quando il virus è negli occhi?

"Non esiste un farmaco antivirale riconosciuto. Abbiamo, comunque, terapie antivirali specifiche ma anche dei presìdi medici che svolgono sicuramente un'azione antivirale quali, ad esempio, delle salviettine sterili per pulire le ciglia e le palpebre con una base di ipoclorito di sodio allo 0,1% che sappiamo avere efficiacia antisettica ed antivirale. Inoltre, usiamo già da tempo dei colliri con base di iodopovidone allo 0,6% e colliri a base di ozono che, è stato dimostrato scientificiamente, avere un'azione antisettica ed antivirale. A fine novembre, in un congresso a San Marino, ho presentato una relazione che invitava a ridurre l'uso di colliri antibiotici in chirurgia oculare, visto che creano una resistenza batterica, ed usare maggiormente colliri antisettici che hanno un'azione antibatterica ed antivirale scientificamente dimostrate".

C’è un modo per prevenire l’ingresso del Covid attraverso gli occhi?

"Il distanziamento e la protezione con maschere facciali ed occhiali protettivi, per le professioni sanitarie, è fondamentale. Noi lavoriamo con le lampade a fessura, posizionate a pochi centimetri dagli occhi del paziente, e per tale motivo ci siamo già attrezzati con barriere protettive in plexiglass tra l'operatore e gli occhi del paziente per prevenire questo tipo di contagio".

Quali sono i suoi consigli finali?

"Soprattutto in questo periodo di riapertura, molti lavoratori o sportivi sentiranno la necessità di riprendere l'utilizzo di lenti a contatto, già ampiamente sconsigliato da noi oculisti durante la fase 1. Il mio consiglio è di continuare ad evitarne l'utilizzo; se invece fosse impossibile farne a meno, propenderei per delle lenti a contatto usa e getta, avendo sempre massima cura di rispettare le norme igieniche sia per applicarle sia per rimuoverle".

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