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Il coronavirus riscrive l’agenda del G20 finanziario in Arabia Saudita

ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùl’impatto sull’economia

Focus sulle ricadute economiche al summit di Riad. Si aggrava il quadro in Corea del Sud e Giappone

di Stefano Carrer

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Controlli sanitari nell’aeroporto internazionale di Najaf, in Iraq

4' di lettura

Mentre crescono le preoccupazioni per la diffusione dell’epidemia da coronavirus fuori dalla Cina - con riflessi negativi sui mercati finanziari - l’allarme per i suoi effetti economici globali sarà probabilmente il tema-chiave al vertice dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G20 che si apre in Arabia Saudita in assenza della delegazione cinese (e con qualche altra defezione).

L’effetto-coronavirus ha contribuito a far ripiegare le Borse europee (Milano -1,2%, -0,5% l’indice Stoxx 600), sulla scia della debolezza del settore automobilistico e di Wall Street dopo indicazioni negative dagli Usa su servizi e manifattura a febbraio (con l’Ihs Markit Pmi sceso sotto quota 50 per la prima volta dal 2013).

A sottolineare la centralità del tema coronavirus al G20 è stato il governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, in una audizione parlamentare poco prima della sua partenza per Riad, durante la quale ha affermato che l’istituto è pronto a intraprendere misure addizionali di politica monetaria se sarà ritenuto necessario per puntellare l’economia nipponica.

Il Giappone appare già sull’orlo della recessione, mentre il governo viene sottoposto a diffuse critiche per la gestione della quarantena della «Diamond Princess» (dove 634 crocieristi hanno contratto il virus) e il numero di casi a terra è salito intorno al centinaio, compresi due bambini in Hokkaido. Vari eventi di massa sono stati cancellati e cominciano a chiudere anche i parchi di divertimento (Sanrio Puroland, il popolare parco a tema Hello Kitty, chiuderà i battenti da oggi almeno fino al 12 marzo).

Ancora peggiore è la situazione in Corea del Sud, dove i casi sono saliti di 48 unità a 208, concentrati nella città di Daegu (2,5 milioni di abitanti). Finora all’Oms sono pervenute segnalazioni di 1.076 casi di infezione in 25 Paesi, mentre le infezioni in Cina sono tornate a salire (889 nuovi casi confermati ieri, contro i 395 del giorno precedente), per un totale di 2236 morti e oltre 75mila contagiati. La «Davos asiatica», ossia il Boao Forum, è stata posposta rispetto alla data fissata del 24-27 marzo.