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Il forestale eroe e i quattro bimbi salvati: «Seguivo le urla tra le fiamme»

Quando ha tirato via i quattro bambini uno a uno dal fumo e dalle fiamme e si è appeso con i piedi al balcone per calarli giù, come un trapezista al circo, ha ripensato a quando era bambino. «Avevo due anni, ho inghiottito un bullone, sono diventato tutto nero in faccia. Mia madre gridava: “Nunzio è morto”. Uno mi ha preso, mi ha messo a testa in giù, proprio come ero io sul balcone. Mi ha salvato, gli devo la vita». Nunzio Mogavero rifiuta come tutti gli eroi l’etichetta di eroe, con sincerità spiega che «non mi dimentico mai quel gesto, e ora non mi spavento più di niente. Se c’è una persona in pericolo io non mi tiro indietro».

Le grida d’aiuto

Se tre sorelline, la più piccola di tre anni, e un cuginetto, adesso sono tra le braccia dei loro genitori lo devono alla generosità e alle discrete capacità atletiche di questo forestale che proprio domani farà 50 anni, padre di due figli, addetto all’antincendio boschivo nelle Madonie, le montagne attorno alla sua Isnello, retroterra di Cefalù. Questa volta non era un bosco ma una casa nel centro del paese che stava andando a fuoco. «Era lunedì, appena finito il funerale del padre di un mio amico — racconta — quando ho sentito una donna urlare: “A fuoco, a fuoco, ci sono dei bambini”. Io e il mio amico Francesco, un carabiniere in questi giorni in vacanza, ci siamo avvicinati e abbiamo sentito le grida dei ragazzi. Ho provato ad entrare nella casa, ma la porta era sbarrata. Allora ho tentato di salire prima da una grondaia, poi con l’aiuto di Francesco e di altri sono riuscito ad arrampicarmi su dal balcone».

Agganciato con i piedi

Il fumo aveva già invaso il primo piano della palazzina, dove si trovavano i minori, in quel momento soli perché i genitori erano andati a fare la spesa. «Ho visto la prima bambina, avrà avuto otto anni. L’ho presa, mi sono sporto dal balcone tenendomi solo con i piedi incastrati alle inferriate e sono riuscito a lasciarla a chi c’era sotto. Ho fatto lo stesso con la seconda, più piccola, e con il cuginetto, che avrà undici anni. Era pesante, nel farlo scendere mi sono fatto male alla coscia. Zoppicavo, sono rientrato dentro, ma il fumo non mi faceva vedere niente. Poi ho sentito una vocina: “Prendi pure me”. Era la più piccola, ma io non la vedevo. Poi all’improvviso eccola, nascosta sotto una pianta».

Il ringraziamento dei genitori

Tutti i quattro bambini sono al sicuro, Nunzio è stanco, dolorante, attorno brucia tutto, fatica a respirare. Ma da sotto gridano che c’è ancora un’altra ragazzina, la più grande, forse sta dormendo. «Io ero entrato nella stanza ma non avevo visto nessuno. Ho messo un fazzoletto davanti la bocca, sono entrato di nuovo, ho guardato nelle altre stanze, niente. Per fortuna la bambina era riuscita a scappare, era già sotto ma nella concitazione del momento non se n’erano accorti». Intanto sono arrivati i vigili del fuoco, e l’ambulanza che porta via Nunzio. Una contusione e un ematoma alla coscia. Poca roba. «I ragazzini non li ho più visti, ho sentito invece i genitori al telefono. Non avevano parole per ringraziarmi, mi hanno detto che non lo dimenticheranno mai».

Gli altri due salvataggi

Il giorno dopo Nunzio non ha il tempo di rispondere a decine di messaggi e congratulazioni che arrivano da tutti, autorità e paesani. Feste a cui lui è ormai abituato. Questa è la terza estate in cui compie il suo piccolo miracolo. L’anno scorso riuscì a salvare un turista olandese che si era perso nei boschi. «Conosco bene questi posti, mi sono infilato nei buchi della sterpaglia che formano i cinghiali». Due anni fa invece era riuscito a liberare un daino rimasto impigliato in una recinzione. Un video mostra Nunzio che non si lascia intimorire dall’animale agitato, fino a tagliare il filo spinato che gli avvolge le corna. Allora come oggi, le stesse parole, la stessa disarmante semplicità: «Era giusto farlo e l’ho fatto».

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