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Impeachment,  il confronto tra accusa  e difesa su Trump

Accusa e difesa si posizionano in vista del processo a Donald Trump che entrerà nel vivo martedì 21 gennaio, nel Senato di Washington. Nella serata di ieri, 18 gennaio, i sette deputati democratici, i «manager» incaricati di rappresentare le ragioni dell’impeachment, hanno depositato un documento di 46 pagine in cui spiegano i due capi di imputazione. Primo: Trump ha abusato dei suoi poteri presidenziali per convincere il leader ucraino Volodymyr Zelensky ad aprire un’inchiesta per corruzione a carico del figlio di Joe Biden, cioè uno dei potenziali rivali nelle elezioni del prossimo 3 novembre. Il presidente avrebbe bloccato gli aiuti militari per 400 milioni di dollari per fare leva su Zelensky.

Secondo: Trump ha ostacolato gli accertamenti del Congresso. «La sua condotta rappresenta il peggior incubo immaginato dai nostri Padri fondatori», si legge nel testo messo a punto dai democratici. Sempre ieri è arrivata la risposta del collegio difensivo. Sei pagine durissime firmate da Pat Cipollone, l’avvocato della Casa Bianca e da Jan Sekulow, il legale personale di «The Donald». Il testo è di totale chiusura a un confronto sul merito: «L’impeachment è uno sfacciato e illegale tentativo di ribaltare il risultato legittimo delle elezioni del 2016 e di compromettere le possibilità di rielezione del presidente nel 2020». Inoltre, «il presidente nega categoricamente di aver commesso alcun reato». Secondo Cipollone e Sekulow, Trump non ha fatto pressioni indebite su Zelensky e non ha sabotato gli accertamenti condotti dalle commissioni parlamentari. Il collegio difensivo non nega che gli aiuti furono momentaneamente congelati, ma sostiene che Trump era impegnato a «estirpare la corruzione dall’Ucraina».

Questo, dunque, sarà il punto di partenza del dibattimento. Forse già martedì 21 gennaio il numero uno dei repubblicani al Senato, il repubblicano Mitch McConnell metterà ai voti una mozione molto importante sulle regole. I democratici chiedono che vengano ascoltati altri testimoni, in particolare l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, all’epoca decisamente critico sull’operazione Ucraina-Biden. Mconnell, però, è contrario. In questo caso si deciderà a maggioranza e quindi l’esito del voto è incerto. I democratici hanno 47 seggi, i repubblicani 53. Basata lo slittamento di 4 parlamentari della maggioranza per ribaltare gli equilibri. Pochi dubbi, invece, sul verdetto finale. Per condannare e rimuovere Trump dallo Studio Ovale serve il quorum dei due terzi, cioè 67 sì. Il presidente, comunque, ha rinforzato gli argini assumendo come difensori due celebrità del diritto americano come Kenneth Starr, il super procuratore dell’impeachment contro Bill Clinton e Alan Dershowitz, l’avvocato delle celebrità finite nei guai, da O.J Simpson a Harvey Weinstein.