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Italy

In permesso premio, accoltella un uomo. Pluriomicida, secondo il carcere si era ravveduto

Milano

L'ergastolano nel 1979 aveva ucciso 3 carabinieri durante un controllo e da minorenne aveva ammazzato un metronotte. Ora si trova a San Vittore dove si attende l'interrogatorio. Il ministro della Giustizia Bonafede ha già disposto accertamenti preliminari

Carcere di Bollate
di Tiziana Di Giovannandrea Il permesso premio per 12 ore da parte del carcere di Bollate è stato concesso in quanto nella relazione si dava atto del suo cambiamento, del suo percorso positivo, della sua consapevolezza, maturità, affidabilità. Per tutto questo c'è stata la concessione del permesso premio, disposto dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, per Antonio Cianci, l'ergastolano 60enne che nel pomeriggio di ieri ha accoltellato per rapina un uomo di 79 anni nel parcheggio sotterraneo dell'Ospedale San Raffaele e che quarant'anni fa uccise tre carabinieri a Melzo durante un controllo. E non era nemmeno il suo primo omicidio, visto che all'età di 15 anni aveva ammazzato un metronotte, Gabriele Mattetti di 29 anni. 

Il permesso "di 12 ore" era stato concesso sulla base di una norma che prevede la valutazione di buona condotta e assenza di pericolosità sociale.

Bonafede dispone accertamenti


Intanto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, dopo quanto accaduto, ha immediatamente dato mandato all'Ispettorato di compiere accertamenti preliminari sulla vicenda di Cianci.

In vecchi atti killer 'lucido e spietato'


Dagli atti giudiziari dell'epoca  Antonio Cianci risultava essere un killer spietato e lucido, che non esitava a sparare "alle spalle", al volto e "al cuore" di una persona a terra, e poi a "frugare tra i cadaveri" per portare via le armi alla sue vittime, tre carabinieri e un metronotte. Questa la figura che emerge dai vecchi atti sull'ergastolano 60enne condannato al carcere a vita per l'omicidio dei 3 carabinieri nel '79. Era detenuto nel carcere di Bollate, ora si trova a San Vittore, in attesa di essere interrogato. L'interrogatorio da parte del Gip dovrebbe avvenire non prima di domani mentre il Pm si appresta a chiedere la convalida del fermo e la custodia in carcere per tentato omicidio e rapina.

"Stava frugando sopra i cadaveri", un testimone così aveva descritto 40 anni fa il comportamento di Cianci, subito dopo che aveva sparato ai 3 carabinieri, il maresciallo Michele Campagnuolo, l'appuntato Pietro Lia e il carabiniere Federico Tempini, che lo avevano fermato per un controllo. Nel '74, quando era ancora adolescente, uccise, sempre per rapina, il metronotte Gabriele Mattetti, 29 anni, sparandogli un primo colpo "alle spalle", e dopo che il giovane era già a terra, anche due colpi "al viso" e infine "uno al cuore". E gli rubò l'arma che venne ritrovata in casa del 15enne nascosta "nello schienale di una poltrona del soggiorno".

Ieri, quando ha aggredito l'uomo, indossava una felpa da inserviente del San Raffaele, che si era procurato poco prima. Il 79enne (in ospedale per far visita ad una parente), stando a quanto ricostruito dalla Polizia, quando se lo è trovato davanti nel piano 'meno 1' dell'ospedale dove era andato alla ricerca di una macchinetta del caffè, dato il suo atteggiamento minatorio, ha deciso di dargli pochi soldi. E sperava che Cianci si allontanasse. Il 60enne, però, ha iniziato a minacciarlo perché voleva anche il suo cellulare e al rifiuto dell'anziano l'ha colpito vicino alla giugulare con un taglierino. Lo stesso taglierino che ha gettato, poi, assieme al telefonino, in un bidone, non appena ha visto gli agenti avvicinarsi a lui nei pressi della stazione della metro di Cascina Gobba. 

Figlia dell'appuntato Pietro Lia ucciso nel 1979: "Cianci un essere ignobile"


Daniela Lia, figlia dell'appuntato Pietro Lia, aveva 6 anni quando suo padre venne ucciso. Dopo quanto avvenuto nelle scorse ore commenta che con il permesso premio è stato creato altro dolore ed un oltraggio alla memoria perché suo venne "massacrato senza pietà" a 51 anni, assieme ad altri due carabinieri, mentre stava facendo il suo lavoro, un servizio di controllo sulla Strada Provinciale 14 tra Liscate e Melzo. Antonio Cianci gli sparò addosso 5 colpi, "ma mio padre si rialzò cinque volte, lottò finché poté contro di lui, alla fine aveva le unghie rotte". Non è bastato un ergastolo per "quell'essere ignobile", ha detto Daniela Lia, ma gli è stato "permesso" di creare "altro dolore" in un'altra famiglia, "di calpestare e oltraggiare ancora la memoria del mio papà e dei suoi colleghi Michele Campagnuolo e Federico Tempini". "Quando ieri molto delicatamente due carabinieri mi hanno dato conto di questa notizia - ha raccontato Daniela Lia - sono rimasta sconvolta dal fatto che si sia permesso a questo essere ignobile, che massacrava senza pietà, di mettere un'altra famiglia in condizioni di dolore, calpestando e oltraggiando, tra l'altro, ancora la memoria di mio padre e dei suoi colleghi". Chiarisce subito di avere "molto rispetto per lo Stato", di essere "molto grata all'Arma per tutto l'affetto che ha dimostrato per la nostra famiglia in questi anni". Aggiunge, però, facendo riferimento al permesso premio concesso dai giudici, che "non si doveva permettere a quest'essere di andare ancora in giro a creare dolore". E racconta ancora che sua madre "non si riprese mai dalla morte di mio padre, fu lacerata per sempre dal dolore, ebbe un ictus e morì tre anni fa". La notte scorsa, spiega Lia, "l'ho passata senza dormire e il dolore si è risvegliato ancora stamattina".

Domenica scorsa, poi, "c'era stata una cerimonia a Melzo" con carabinieri e cittadini ad onorare quei tre militari morti in servizio nel '79, ai quali è stato "dedicato anche un cippo di marmo in un parco". Poi, la notizia che a quell'uomo "senza scrupoli, né pietà, che uccideva per uccidere non per rapina", è stato permesso di tornare a colpire. Tra l'altro, racconta ancora la donna, tre anni fa, un mese dopo la morte della madre, Daniela Lia ha subito anche un furto in casa nel corso del quale i ladri "portarono via anche tutte le medaglie e i ricordi di mio padre, persino il suo orologio ancora sporco di sangue che mia mamma custodiva come un reliquia". Lanciò anche un appello via Facebook per cercare di ritrovare quegli oggetti mentre delle sue amiche, non molto tempo fa, per onorare la memoria dell'appuntato Lia hanno messo anche un video on line. "Tanti gesti di affetto e di rispetto ho ricevuto - conclude - gesti che mi aiutano ad andare avanti".

A Bussero, in zona Martesana, nel Milanese a ricordo del sacrificio dei tre militi uccisi è stata intitolata una strada ai 'carabinieri caduti'.

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