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Kirsten Dunst: «Che fatica la quarantena con mio figlio di due anni»

Cinque anni dopo Fargo, Kirsten Dunst torna in Tv, o meglio, su una piattaforma streaming, in questo caso TIMvision, dove, il 18 giugno, viene rilasciata la serie in 10 episodi On Becoming a God in Central Florida. (Entrambe le serie, tra l’altro, le hanno regalato una nomination ai Golden globe).

Se in Fargo (ispirata al film dei fratelli Coen), interpretava una sorta di «casalinga disperata» del Minnesota che diventava quasi inconsapevolmente una criminale, in On Becoming a God in Central Florida, Dunst interpreta Krystal Stubbs, impiegata tuttofare di un parco acquatico di una cittadina non lontana da Orlando, in Florida, che rimane vedova (non è uno spoiler, è l’antefatto da cui prende il via la storia) per colpa di un alligatore affamato ma, indirettamente, di un’organizzazione chiamata FAM, ovvero Founders American Merchandise, di cui il marito (interpretato da Alexander Skarsgård) era entrato a fare parte inseguendo il sogno della ricchezza facile.

Siamo nel 1992, e FAM ricorda altre «truffe» del genere, basate sul cosiddetto schema Ponzi che, proprio negli anni Novanta causarono la rovina finanziara di centinaia di migliaia di persone in Romania e Albania e che tornarono alla ribalta nel 2008 in seguito al caso Madoff. 

Quanto conosceva di questo genere di «truffe»?

«Ne avevo sentito parlare più volte ma non conosco nessuno che sia stato coinvolto direttamente. Mi sono preparata guardando un po’ di documentari e ho letto parecchi articoli». 

È difficile credere che ci siano persone che cascano in questo genere di trappole. Lei come se lo spiega?

«Be’, mi sembra chiaro: vuoi fare soldi e ti fai convincere che in quel modo ci riuscirai in modo semplice e veloce. Insegui il sogno, falso, di poter diventare ricco». 

Che, in parte, ricorda anche il mito del «sogno americano», e il «Make America Great Again». Da questo punto di vista è una storia che parla molto del presente.

«È un vecchio problema di questo Paese. La nostra è una nazione costruita sulle bugie esattamente come questo genere di organizzazioni sono basate sullo schema Ponzi. Una menzogna dietro l’altra, a cominciare da Cristoforo Colombo che, in realtà, non ha scoperto l’America». 

Be’, quella era una bugia più italo-spagnola.

«(Ride a lungo) Ha ragione! Ma quello che voglio dire è che a partire dalla scuola tutto quello che si studia, sui nativi americani, per esempio, è solo una copertura. È quello che sta succedendo adesso ne è la riprova, mi riferisco a tutte le menzogne che sono state raccontate sulla pandemia… Ma i problemi stanno salendo a galla e la gente ha voglia di cambiare». 

Che cosa ne pensa del «sogno Hollywoodiano»: l’idea di poter diventare famosi, ricchi e magari di riuscirci velocemente?

«Che non corrisponde alla realtà, la verità è che avere successo non è per niente semplice. Il talento non basta, è un insieme di fattori. Io sono stata fortunata perché ho cominciato molto giovane. Iniziare a fare audizioni a vent’anni sarebbe stata tutta un’altra cosa, avrei fatto molta più fatica ad accettare i rifiuti, mi sarei messa in discussione. Ma oggi è ancora diverso».

In che senso?

«Adesso puoi ottenere una parte in un film solo perché hai successo su YouTube o hai un mucchio di follower su Instagram. È tutto molto strano: chi e perché viene scelto per un ruolo? Per quanto mi riguarda continuo a lavorare, impegnarmi in quello che faccio e scelgo di collaborare con persone che stimo e in progetti che mi interessano».  

A proposito, il suo prossimo film sarà The Power of the Dog della regista premio Oscar Jane Campion.

«Sì e mi trovo in Nuova Zelanda per finire le riprese. Eravamo nel mezzo della lavorazione quando è scoppiata la pandemia, siamo rimasti per un mese e poi siamo tornati a casa. Ora siamo di nuovo qui per ricominciare sul set. In questo momento sono in quarantena in un hotel, ci devo stare per due settimane. Non è una situazione gradevole, mio figlio Ennis di due anni è qui con me e non possiamo mettere il naso fuori dalla porta».

Come sta vivendo questo cambio di ritmo imposto dal coronavirus? Immagino che prima viaggiasse continuamente anche per promuovere i suoi film, partecipare ai festival…

«Oh, già prima facevo il possibile per starmene a casa. Non sono un tipo da feste. Magari i festival se hai un film, sì ma gli eventi, quel genere di cose lì non mi mancano per niente».

Il suo personaggio, Krystal, è super interessante: una dura, con un forte senso pratico, pronta a utilizzare metodi discutibili. Mi domando se negli ultimi tempi sia diventato più facile per un’attrice trovare ruoli come questo?

«Le serie Tv, in questo momento, offrono senza dubbio personaggi femminili più interessanti».

La seconda stagione di Fargo di cui lei era protagonista uscì cinque anni fa. Due storie diversissime, eppure nei due personaggi c’è qualcosa di simile, non trova?

«Non saprei, forse il fatto che a interpretare entrambe sono sempre io? (Ride). Diciamo che sono tutte e due determinate e pazze». 

C’è un personaggio fra quelli che ha interpretato al quale è particolarmente legata?

«Quello di Fargo, perché è lì che ho conosciuto Jesse Plemons, che, poi, è diventato mio marito». 

On Becoming a God in Central Florida è ambientata a inizio anni Novanta, Si è divertita a indossare quei vestiti, top attillati e giubbotti di jeans. E l’apparecchio per i denti?

«Oh quello lo trovavo divertente, mi è dispiaciuto quando il mio personaggio se lo toglie. Quanto ai vestiti non volevamo creare l’effetto di una passerella di moda, per questo abbiamo appositamente evitato tutto l’abbigliamento  di quel periodo che è tornato trendy». 

È il primo progetto cui ha preso parte dopo essere diventata madre nel 2018, com’è stato tornare sul set dopo una lunga pausa?

«Stancante. Mia suocera è venuta con me per darmi una mano. Avevo poche energie come credo tutte le madri quando rientrano al lavoro. E il piano di lavorazione era davvero intenso. Ero sostanzialmente sempre esausta. Come il mio personaggio, del resto: mi ha aiutata a entrare nella parte (Ride)».

Krystal deve lottare per la sopravvivenza. Per lei, come attrice, quali sono state le fasi della carriera più difficili?

«La parte più complicata sta nel passaggio da attrice bambina ad adulta, farsi accettare come donna. Grazie alla mia amicizia con Sofia Coppola abbiamo affrontato quel passaggio insieme». 

Un giorno vorrebbe anche lei dirigere un film come la Coppola?

«Sì, con Sofia, a dire il vero, abbiamo parlato della possibilità di fare la regia di un film insieme».

Quanto è cambiata l’industria del cinema negli ultimi anni?

«Oggi c’è più parità fra uomini e donne. Quando uscì Spider-man, nel 2002, non ero neppure sul primo poster del film che venne rilasciato e Tobey Maguire prese molti più soldi di me. Ora le cose vanno meglio». 

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