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Italy

La buona informazione  tra carta e digitale

Caro direttore,
amici e conoscenti mi dicono che le notizie arrivano ormai da tutte le parti e che non hanno il tempo di mettersi in poltrona a leggere il giornale. I giovani, poi, non ne parliamo nemmeno. Come fate a resistere?
Clelio Ferrarini, Aosta

Caro signor Ferrarini,
Approfitto della sua lettera per parlare per una volta di noi stessi, del destino dell’informazione. Credo che l’ultima cosa che debbano fare, editori e giornalisti, sia quella di pensare a resistere, a mettersi cioè nella condizione di voler solo difendere un passato che non c’è più. Meglio pensare a cogliere tutte le opportunità del mondo digitale, impegnarsi a innovare e a far vivere il giornalismo di qualità su tutti i mezzi che la tecnologia ci metterà a disposizione. I lettori che preferiranno mantenere l’abitudine di sfogliare un giornale di carta esisteranno sempre: saranno forse meno numerosi degli anni scorsi ma costituiranno ancora una comunità forte e appassionata.
Penso che la nostra missione sia quella di avere buoni prodotti là dove i lettori ci vogliono, là dove preferiscono consultarci. Gli abbonamenti digitali del nostro giornale stanno crescendo molto ed è una speranza per il futuro. Le nostre attività in tanti settori rivolte a personalizzare l’informazione in base alle esigenze del pubblico stanno dando risultati positivi. Tra carta e digitale credo che non ci sia stato mai un numero così alto di lettori per un articolo del Corriere della Sera.
In un mondo inondato da notizie false, imprecise o manipolate, da opinioni faziose e urlate, ci saranno sempre tanti cittadini che preferiscono un luogo in cui i fatti vengano rispettati e i commenti siano indipendenti e pluralisti. L’onda dell’«uno vale uno» e dell’incompetenza credo sia già in riflusso. E i danni che ha combinato, anche nel mondo delle notizie, li hanno visti tutti.

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