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Italy

Madrid, Cop25: le consultazioni continuano. Ma si va verso il fallimento totale

MADRID -  Si tratta a oltranza anche se sono sempre meno le speranze che la Cop25 di Madrid segni il punto di svolta sperato nella lotta alla emergenza climatica. Non sono bastate le due settimane regolamentari e neppure le 24 ore di tempi supplementari perché si traducessero in azioni concrete delle nazioni le raccomandazioni degli scienziati.

La Conferenza sul clima organizzata dal Cile in terra di Spagna si sarebbe dovuta chiudere venerdì, ma le delegazioni sono rimaste a trattare nei capannoni della Fiera di Madrid tutta la notte e tutta la giornata di oggi. E anche in serata continuano le consultazioni. Ma col passare delle ore, nonostante le rassicurazioni della presidenza cilena, è stato sempre più chiaro che si era in bilico tra il semplice fallimento e il fallimento totale: troppo distanti le posizioni sui tre temi cruciali.

Aumentare i tagli alle emissioni di CO2, predisporre meccanismi finanziari per gli aiuti ai paesi più vulnerabili dal punto di vista climatico, mettere ordine nel mercato del carbonio in modo da evitare il double counting (così com'è formulato ora si rischia che sia il paese venditore che quello acquirente conteggino la quantità di emissioni scambiata).

Nella migliore delle ipotesi, i delegati si potrebbero lasciare con una fumosa dichiarazione di intenti, dandosi appuntamento per una Cop25 bis da tenere a Bonn nel giugno 2020. Sul banco degli imputati i grandi paesi inquinatori, a cominciare dagli Usa di Trump. Ma anche l'Australia, l'India, la Cina, il Giappone, il Brasile.



Nel vuoto pneumatico di leadership, denunciato anche da Greta Thunberg proprio dai microfoni della Cop25, l'Europa ha provato ad assumere la guida, inviando a Madrid il vicepresidente della Commissione Ue con delega al Clima Frans Timmermans. Ma sono risultati vani i suoi tentativi di mediazione tra le grandi economie e i paesi più deboli (quelli africani o le isole oceaniche che rischiano di sparire per effetto dell'innalzamento dei mari). Fiaccata dalla Brexit e con un Green Deal non abbastanza coraggioso, l'Europa ha dimostrato di non avere la forza per condurre il gioco.

Un fallimento, se confermato, ancora più clamoroso perché arriva al termine dell'anno in cui più forte si è alzata la voce di chi, a cominciare dai ragazzi di Fridays for Future, azioni immediate per non compromettere irrimediabilmente il futuro delle prossime generazioni.

"Sono stato presente ai negoziati sul clima sin dalla loro istituzione nel 1991, ma non ho mai visto come qui a Madrid un totale scollamento tra le richieste degli scienziati e delle persone di tutto il mondo e quello che i negoziatori stanno cercando di ottenere", ha dichiarato Alden Meyer, attivista della Union of Concerned Scientists.

E durissima con i vertici della conferenza è stata nelle ultime ore un'altra veterana del Cop, Jennifer Morgan, attuale direttrice esecutiva di Greenpeace International e anche lei alla sua 25esima Conferenza Onu sul clima: "La presidenza cilena ha un compito: proteggere l'integrità dell'accordo di Parigi e non permettere che venga distrutto da cinismo e avidità". Le ha fatto eco Jamie Henn, della ong 350.org: "Una manciata di Paesi rumorosi ha dirottato il processo prendendo in ostaggio il resto del pianeta".



E in serata ha fatto sentire la sua voce anche Greta Thunberg, sulla via di Stoccolma dopo il lungo viaggio in barca a vela, treno e auto elettrica che l'ha portata a toccare New York, Lisbona, Madrid e Torino. "Sembra che la Cop25 di Madrid stia fallendo. La scienza ha parlato chiaramente, ma è stata ignorata. Qualunque cosa accada non ci arrenderemo mai, abbiamo appena iniziato". Parlano alla Conferenza aveva chiesto azioni immediate e una iniezione di ottimismo. È stata delusa su entrambi i fronti.

Ora resta davvero poco tempo: l'appuntamento cruciale è la Cop26 che si terrà a Glasgow il prossimo novembre per attuare gli Accordi di Parigi e prendere impegni vincolanti per tengano il riscaldamento del pianeta entro 1,5 gradi rispetto all'era preindustriale. Ci si era dati una serie di scadenze (e Cop25 era una di queste) per non arrivare al vertice scozzese con l'acqua alla gola. Ora si rischia di essere sommersi.
 
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