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Marino Bartoletti lascia Facebook: “È un incivile campo di battaglia”

Il giornalista Marino Bartoletti ha deciso di lasciare Facebook e ha comunicato la sua decisione postando un lungo post di addio.

Facebook

Il giornalista Marino Bartoletti ha annunciato la sua decisione di abbandonare Facebook, postando un lungo messaggio sul suo account rivolto agli utenti del noto social network.

Marino Bartoletti lascia Facebook: “È un incivile campo di battaglia”

Nella tarda mattinata di mercoledì 21 luglio, il giornalista Marino Bartoletti ha pubblicato un lungo post sul suo account Facebook per comunicare agli utenti la sua decisione di lasciare il social.

Nonostante Facebook lo abbia accompagnato nel corso degli ultimi cinque anni e gli abbia consentito di condividere pensieri e riflessioni, il giornalista si è stancato di dover costantemente confrontarsi “su un incivile campo di battaglia”. Il riferimento è, ovviamente, ai tanti commenti troppo spesso offensivi e crudeli che vengono quotidianamente postati sul social.

A proposito del suo congedo da Facebook, quindi, il giornalista ha scritto il seguente messaggio:

Cinque anni di Facebook sono un periodo congruo per capire e valutare.

Nell’estate del 2016 aprii questa pagina pubblica con entusiasmo, serietà, passione e voglia di condivisione, pensando di trasferirvi le mie riflessioni, i miei sentimenti, i miei ricordi e quel minimo se non di competenza perlomeno di esperienza maturata in decenni di lavoro. E l’ho sempre tenuta viva, stringendo i denti, anche quando avrei avuto ragionevolmente ben altro a cui pensare”.

Marino Bartoletti lascia Facebook: il post sul social

Il post di Marino Bartoletti, poi, prosegue spiegando:

Non volevo certo cambiare il mondo: però speravo che la mia fatica – sincera, disinteressata e ovviamente aperta a tutti – fosse un pochino più contagiosa sul piano della civiltà e della voglia di reciproco arricchimento (allora l’aggettivo “contagioso” era più facilmente sdoganabile). In parte credo di esserci riuscito: ma purtroppo solo in parte. È vero, ho trovato tantissimi compagni di viaggio meravigliosi che mi hanno seguito nello spirito e nel piacere di un fertile scambio. Ma ho anche trovato una massa – a un certo punto per me incontrollabile – di personaggi sostanzialmente votati all’infelicità (oltre che all’insolenza, all’ignoranza, alla maleducazione gratuita, alla provocazione, alla ricerca dell’attimo di gloria, alla negazione dell’evidenza, all’anonima vigliaccheria, al vittimismo, alla grafomania perniciosa, al fanatismo, all’odio insensato, in alcuni casi alla barbarie) “grazie” ai quali ho capito che il mio tempo era assolutamente sprecato. E, dunque, che il piccolissimo tentativo di “civilizzazione” era naufragato”.

Il giornalista, infine, ha concluso il suo messaggio esprimendo il proprio dispiacere per i tanti commenti aggressivi e scortesi ricevuti nel corso degli anni:

Ho cercato il dialogo in tutte le sue forme: a volte mi sono morso la lingua, a volte no (e me ne scuso). Nella pagina pubblica più aperta al confronto che credo ci sia, mi sono sentito apostrofare con epiteti spesso ingiusti (se non addirittura pesantemente ingiuriosi) solo perché, al limite della sopportazione, ogni tanto mi sono “permesso” di replicare a commenti poco simpatici (o fuori tema): come se non ne avessi il diritto. Forse si può cercare di sconfiggere la volgarità (o perlomeno di ignorarla): ma non la tigna di voler apparire a tutti i costi pur di fare i bastian contrari (e spesso i fenomeni), ma soprattutto l’italianissimo “benaltrismo”, vero tumore di ogni forma di confronto costruttivo. A volte ho avuto la sensazione che qualsiasi cosa scrivessi risultasse completamente inutile a chi aveva già in canna una risposta “a prescindere”: contro la quale ogni forma di dialogo è compromesso in partenza. Per non parlare dell’”ultraismo” cieco e irragionevole: per cui un post sull’interessante (e raro) incontro Guccini-Sarri, o un altro su galantuomini come Baggio e Baresi citati ad esempio di sportività diventano pretesto di scontri e insulti incrociati fra followers che risalgono le generazioni e che ovviamente non c’entrano nulla con lo spirito originale di ciò che è stato scritto. Ma sono solo gli ultimi esempi.

Io posso anche leggere, rispondere, tacere, replicare, ingoiare o, al limite bloccare (cosa che ho fatto raramente, sempre convinto che non sia la strada più costruttiva): però non posso passare i miei giorni (e le mie notti) a fare la “sentinella” di quello che poteva e doveva essere un fertile terreno di confronto e che invece troppe volte è diventato un incontrollabile e spesso incivile campo di battaglia da parte di chi ha solo il desiderio di aggredire, offendere e avvelenare i pozzi di una corretta convivenza (spesso nel nome di un’”appartenenza” interpretata in maniera invasata). Ma a questo punto non più sulla mia pagina, grazie! Ce ne sono decine e decine di più “adatte” Quelle nelle quali il confronto è fatto solo di livore, quando non di urla zotiche e selvagge! Che ovviamente non sono il mio genere!

Moltissimi di voi mi mancheranno!

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