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Italy

Matteo Renzi: «Perché pubblico le foto di mia nipote down»

Caro Direttore,
non ho mai richiesto la sua gentile ospitalità pur avendone avuto più volte occasione. Il Corriere mi ha sempre seguito con attenzione — e di questo La ringrazio perché credo nella stampa libera, a maggior ragione in questo periodo di minacce all’informazione — ma non ho mai chiesto di fare precisazioni.
Non l’ho fatto nemmeno quando mi avete dato del «caudillo».
Se lo faccio adesso è per replicare ad Antonio Polito che ieri mi ha criticato per aver pubblicato la foto di mia nipote Maria, una bimba che ha la sindrome di Down. La polemica contro di me sulle immagini di persone con sindrome di Down è cominciata ben prima che mia nipote arricchisse con la sua presenza la nostra famiglia. Quasi dieci anni fa, quando mi candidai a sindaco, alcuni concittadini mi «prestarono» il loro volto per la campagna «È primavera, Firenze». Tra loro c’era anche Edoardo, Edo per gli amici, una persona con sindrome di Down che mi aveva incontrato nel ristorante in cui lavorava. Edo era felice di metterci la faccia, esattamente come altri fiorentini. E il suo volto finì su tutti i muri della città, con altri tredici «testimonial».

Quando Mineo disse «siete autistici»

Un giornalista, su un’altra testata, mi insultò per questa scelta, accusandomi di strumentalizzazione. Ricordo il titolo vergognoso: «L’Obama bianco usa un down per farsi eleggere». Gli replicai a muso duro: mostrare i volti delle persone con sindrome di Down non è strumentalizzazione. E se qualcuno si vergogna della disabilità, beh quello non sono io. Sotto la mia presidenza due ragazzi con sindrome di Down sono entrati nella Polizia provinciale e dozzine di accordi sono stati siglati con associazioni di volontariato. La stessa attività è proseguita quando ero sindaco.
Quando sono diventato premier un senatore del mio partito, un giornalista prestato alla politica, Corradino Mineo, ha usato l’espressione «siete autistici» per contrastare gli avversari. Insieme a Davide Faraone, mio collega e papà di Sara, ragazza autistica, gli abbiamo replicato con veemenza. Spiegandogli che Sara è una persona meravigliosa, ma non possiamo dire altrettanto di Mineo. Quando è arrivata Maria, su richiesta dei suoi genitori e delle associazioni che combattono per la dignità delle persone con sindrome di Down, mia moglie Agnese — che non ha mai rilasciato una sola intervista nei mille giorni di governo – ha scritto un articolo per Vanity Fair. Per spiegare perché Maria è bellissima. E ha il diritto di vivere la sua vita.

Foto di cui non mi vergogno

Dunque l’immagine di Maria in collo a me mentre corriamo alla staffetta di beneficenza dell’associazione «Trisomia21» non è che l’ultima di una lunga serie. Ero felice, da zio. E stavo facendo il mio dovere di rappresentante politico, come senatore della mia città, eletto dai miei concittadini. Perché se la politica si vergogna di mostrare i volti delle persone con sindrome di Down, vince lo squallore ben rappresentato da Rocco Casalino. Non basta aumentare il fondo per la non autosufficienza, come il mio governo ha orgogliosamente fatto. Occorre farsi compagni di strada di chi vive qualche difficoltà in più degli altri. La foto di mia nipote — con le liberatorie firmate dai suoi genitori — sono foto di cui non mi vergogno. Non sono io che espongo Maria. È Maria che mi aiuta a difendere i tanti cittadini con sindrome di Down che vengono umiliati, messi all’angolo, derisi dalle frasi squallide e atroci che purtroppo troppo spesso vengono riportate nella nostra vita di tutti i giorni. Frasi come quelle che ha detto Casalino, per intendersi. Ecco: io mi vergogno dei video di Casalino, non delle foto di mia nipote.

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