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Nel M5s c'è chi è pronto alla mobilitazione dopo il voto sulla Diciotti

Matteo Salvini è stato "graziato" anche dalla Giunta per le immunità al Senato che ha rigettato con 16 no e 6 sì l'autorizzazione a procedere per il caso Diciotti. Ma il voto su Rousseau che ha dato il via libera agli eletti pentastellati, e che ha spaccato la Base tra un 59% di contrari e un 41% di favorevoli, non è stato digerito del tutto. Non solo da una buona fetta di attivisti - basta scorrere i commenti alla pagina Facebook di Luigi Di Maio per rendersene conto - ma anche da alcuni parlamentari M5s. Tra questi Luigi Gallo, presidente della commissione Cultura alla Camera vicino al presidente Roberto Fico, che su Facebook ha invitato a non liquidare «così facilmente questa votazione». Il 41% degli iscritti al M5s, ha scritto il deputato che lo scorso ottobre si era schierato contro Salvini sul caso della scuola di Lodi, «chiedono ai vertici un cambio di passo e il ritorno ai principi del M5s. Il 41% è un numero enorme. C'è qualcuno che dice che il 41% deve andarsene, qualcun altro vuole etichettare il 41% come dissidenza. Io so invece che il 41% e pronto a mobilitarsi e vuole chiedere conto della direzione di questo governo, vuole più coerenza».

LUIGI GALLO: «LA LEGA FA LA LEGA, IL M5S DEVE FARE IL M5S»

«È un 41% fatta di persone diffuse in tutto il Paese», continua Gallo, «sono carne e vita di cittadini attivi che credono in un sogno da almeno 10 anni, sono cittadini che ogni giorno si impegnano, sono consiglieri comunali che dedicano la loro vita al bene comune, sono sindaci che rischiano ogni giorno. Questi cittadini si sono innamorati di un programma votato da 11 milioni di cittadini. Programma, valori e principi che il M5s è chiamato a realizzare, a raccontare, a rivendicare in modo trasparente nel Paese ma anche al suo partner di governo».

E, ancora: «La Lega fa la Lega, il M5s deve fare il M5s. Il M5s ha un suo programma su immigrazione e deve rivendicarlo, ha una sua idea di solidarietà, ha dei suoi valori sull'incontro tra diversità e deve rivendicarla, poi alcuni punti si raggiungeranno, altri no ma dobbiamo chiarire dove abbiamo ceduto e dove siamo riusciti a realizzare la nostra visione. Non si può abdicare ad avere una visione politica per i nostri cittadini su ogni singolo tema, ad avere un messaggio culturale per il Paese. Tante sono le cose fatte bene ma ci sono anche gravi errori».

L'ipotesi di sanzionare o addirittura espellere gli eletti che avessero votato contro la linea non era stata del tutto scartata dal ministro per i Rapporti col parlamento e la democrazia diretta nonché membro dei probiviri Riccardo Fraccaro in una intervista al Corriere della Sera. La sanzione o espulsione di un senatore M5s che dovesse disattendere in Aula la linea del Movimento, votando sì all'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini, aveva dichiarato Fraccaro, «sarà decisa eventualmente dagli organi preposti. Io faccio parte del collegio dei probiviri per cui non mi posso esprimere al riguardo. Certo, credo che i nostri parlamentari debbano rispettare la Base». Fraccaro aveva anche detto di aver votato sì «all'interesse pubblico e dunque no al processo, perché il vicepremier Matteo Salvini ha applicato sui migranti la linea condivisa da tutto il governo». A Fraccaro aveva risposto a distanza l'ormai ex senatore M5s Gregorio De Falco, ora al Gruppo misto. «L'espulsione dal nostro movimento è prevista quando non si applica il programma. E il programma m5s non prevede la sottrazione di un ministro dal giudizio di un Tribunale», aveva detto entrando in Giunta.

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