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Niente torta per le nozze gay, la Corte Suprema dà ragione  al pasticciere «obiettore»

Rifiutandosi di preparare la torta nuziale per un matrimonio gay, il 62enne pasticciere Jack Phillips non ha violato le leggi anti-discriminazione dello stato americano del Colorado, che vietano ai commercianti di negare i loro servizi per motivi di razza, stato coniugale o sesso. Sette dei nove giudici della Corte Suprema gli hanno dato ragione, in quanto il rifiuto fu dettato dalla sua fede cristiana. Un primo verdetto della Colorado Civil Rights Commission, confermato dalla Corte d'appello, aveva stabilito che lo chef avrebbe dovuto servire tutti i suoi clienti indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Ma l'Alta Corte ha ribaltato la decisione, accusandola di «ostilità evidente e inammissibile» nei confronti dei diritti religiosi del negoziante. Il pasticcere "obiettore di coscienza" è stato quindi assolto. Il collegio non ha tuttavia deciso sulla questione più generale se un esercizio commerciale possa negare il proprio servizio agli omosessuali ma si è limitato a censurare la locale commissione per i diritti umani, sostenendo che aveva infranto la legge statale anti-discriminazione.

La vicenda

I fatti risalgono al 2012. La causa, che ha avuto una grossa eco sui media internazionali, fu intentata da due professionisti di 33 e 37 anni . «Le mie non sono solo torte, ma oggetti d'arte sotto diversi aspetti» si era difeso fin dall'inizio Phillips, appellandosi al Primo emendamento. E alla Bibbia: «Qui c’è scritto che l’unione carnale dev'essere tra uomo e donna - disse sventolando in aria il testo sacro che tiene sempre con se -. Non voglio che la mia creatività e i miei talenti siano forzati per contribuire a un evento religioso che viola le mie convinzioni». Ma la scelta del colore dei canditi o della grandezza dei confetti possono essere considerati opere dell'ingegno? Si chiesero le toghe in prima istanza. E che c'entra la disposizione della panna sulla base di pandispagna con le proprie idee, che hanno altri luoghi istituzionalmente deputati alla loro diffusione? Nel frattempo però, a Washington, si è insediato un certo Donald Trump: è stata proprio la nuova amministrazione repubblicana a invitare la Corte ad accogliere il ricorso dell'uomo sulla base, appunto, di quanto prevede la Costituzione americana in tema di libertà di parola e rispetto di ogni confessione. L'assoluzione di Phillips è destinata a far discutere e a dividere, come 6 anni fa, gli attivisti dei diritti gay e i fondamentalisti cattolici. Anche perché non è l'unica controversia del genere negli Usa. Un analogo ricorso è pendente dal 2013 alla Corte suprema, da parte di una fiorista che si è rifiutata di vendere fiori per un altro matrimonio gay; non perché si consideri un'artista del bouquet, ma perché dichiaratamente omofoba. In primo grado è stata condannata a pagare mille dollari di multa, ma la sentenza Phillips potrebbe riaprire anche il suo caso.

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