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Non chiedetemi magie: storia (vera) di un magistrato

«Il giudice non è Mary Poppins». Ovvero non è qualcuno che «arriva con la valigia piena di soluzioni magiche». A ricordarlo è Paola Ortolan nel volume La toga addosso. Una donna magistrato, la legge, la famiglia di oggi, in cui il magistrato attraversa il suo percorso professionale — e personale — con il tono amichevole di chi vuole condividere un’esperienza importante, mettere la sua storia normale («non sono un magistrato delle grandi inchieste, ho sempre lavorato per settori considerati “di serie B”») a disposizione di chi vuole conoscere da vicino un mestiere che è insieme un progetto di vita e, dice l’autrice, una «forma alta di servizio per lo Stato e per la gente».

 «La toga addosso» di Paola Ortolan (San Paolo, pp. 190, euro 18)
«La toga addosso» di Paola Ortolan (San Paolo, pp. 190, euro 18)

Il volume, edito da San Paolo viene presentato martedì 13 novembre, alle 18, a Milano nell’incontro La donna e la società: la famiglia, la professione, le relazioni interpersonali; con l’autrice intervengono Diana De Marchi, presidente Commissione Pari opportunità e diritti civili del Comune di Milano; Annamaria Caruso, garante dei Diritti dell’infanzia del Comune di Milano; Laura Cosmai, giudice Sezione Civile del Tribunale di Milano; coordina l’incontro Fabio Roia, presidente di Sezione del Tribunale di Milano.

I destinatari privilegiati del volume sono i «ragazzi che oggi si affacciano alla vita professionale», ma la lettura è utile e consigliata a tutti per la generosità e la sincerità con cui Ortolan si racconta e per la capacità dell’autrice di fare «intravvedere dietro alla toga che ogni giudice indossa, la persona nella sua totalità».

La toga non è solo un simbolo visivo di un potere, ma — l’autrice ne è fieramente convinta — un elemento che «ti veste fuori, ma più profondamente ti plasma dentro». È questa presa di coscienza che fa di un «buon giudice» un «giudice maturo» che «si spoglia del pregiudizio» e che «non giudica a priori».

Ortolan ripercorre la sua carriera: fatti, luoghi, incontri, persone, lezioni. Dagli anni dell’università (primo anno: le vacanze di Natale passate a leggere la Storia di Montanelli per colmare le lacune sull’età romana) al primo incarico come da sostituto procuratore presso la Pretura di Caltanissetta, dove ha imparato come «l’intervento di un magistrato non debba essere repressivo e formale, ma funzionale alla vita delle persone»; dall’incarico a Milano come pubblico mistero (prima presso la Procura circondariale poi alla Procura della Repubblica) fino all’attività di giudice, svolta dal 2008, alla nona sezione civile del tribunale nel capoluogo lombardo, quella che si occupa «della famiglia»: separazioni, divorzi, affidamento di figli nati fuori dal matrimonio, scioglimento delle unioni civili. Incarico che, per legge, non può essere ricoperto per più di un decennio: Ortolan ora ha lasciato (e ha fatto richiesta di diventare giudice al tribunale milanese dei Minori) nella consapevolezza, acquisita col tempo, che «anche il giudice è una persona e l’errore fa parte della dimensione umana».

L’incontro

Paola Ortolan presenta il suo libro martedì 13 novembre, alle 18 alla Casa dei Diritti (via De Amicis 10) nell’incontro La donna e la società: la famiglia, la professione, le relazioni interpersonali

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