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Paolo Becchi avverte Matteo Salvini: "Perché dobbiamo scordarci le elezioni, in ogni caso"

Caro Vittorio, ieri mi/ci hai dato una sana lezione di realismo politico. Debbo riconoscere che forse hai ragione e vorrei portare un elemento in più alla nostra discussione. Gli sforzi del "Capitano", diciamolo pure, hanno ormai qualcosa di eroico: nessun leader politico, nella storia repubblicana, si è mai speso in questo modo per quelle che in fondo sono "semplici" elezioni regionali, sacrificando la propria vita privata, i propri affetti, e dedicandosi anima e corpo alla lotta politica. È chiaro, allora, che la posta in gioco è altra: non l' Emilia-Romagna, non la Calabria, ma il tentativo di ottenere elezioni politiche anticipate. Eppure il "Capitano", che è uomo d' azione e d' istinto, trascura un punto essenziale, che anche io ho trascurato nell' analisi e che mi è ritornato in mente leggendoti ieri.

Proprio Costantino Mortati ha per primo teorizzato una distinzione importante, quella tra la costituzione in senso formale e la costituzione in senso materiale. L' idea di fondo di Mortati è che la costituzione non si riduce al semplice insieme delle norme giuridiche che definiscono gli assetti istituzionali fondamentali dell' ordinamento, ma trae il suo autentico significato dagli scopi politici e dalle forze sociali e politiche che la sostengono. Insomma: le regole "formali" del gioco democratico (rapporto Parlamento-Governo, poteri del Presidente della Repubblica, regole sulla durata della legislatura, etc.) acquistano il loro senso specifico, che ne spiega il funzionamento concreto, soltanto guardando alle forze politiche, ai loro interessi, ai loro scopi, di cui esse sono espressione.

Dovremmo allora anzitutto chiederci: che cos' è, oggi, che sostiene la costituzione "formale", che sta alla base del modo in cui le "regole del gioco" democratico funzionano? Una volta era l' equilibrio politico Dc-Pci, che riproduceva quello della guerra fredda Stati Uniti-Russia. Poi ci sono state trasformazioni profonde, con Tangentopoli, l' avvento del berlusconismo, e così via. E oggi? Quali sono le forze e gli interessi che fanno funzionare il rapporto Governo-Parlamento, che regolano la stabilità dei governi, la durata delle legislature?

NIENTE ILLUSIONI


Non ci avevo pensato ma la cosa è molto semplice: i problemi pensionistici dei parlamentari. Niente di più. Sono le norme pensionistiche dei parlamentari, entrate in vigore nel 2008, che oggi decidono il gioco: se non fai almeno 4 anni, 6 mesi ed un giorno, non becchi una lira di pensione, e neppure di contributi. Questa è la vera "costituzione materiale", oggi. Anche se tutte le forze politiche fossero d' accordo sulla necessità di staccare la spina a questo governo agonizzante, le elezioni anticipate resterebbero un miraggio. Ci dovremo tenere il "regalo" che ci ha fatto Mattarella nel mese di agosto dopo l'"incidente" del governo: lo "stato vegetativo persistente", e quello può durare anni. La maggior parte dei parlamentari 5 Stelle farebbero di tutto per restare attaccati alle loro poltrone, considerato che non verrebbero mai più rieletti. Analogo discorso, ovviamente, per quelli di Forza Italia. Decine e decine di deputati e senatori - eletti con partiti che hanno ormai più che dimezzato i voti che avevano preso nelle precedenti elezioni - sarebbero disposti a governi di coalizione improbabili, magari fino a un mostro come 5 Stelle + parti di Forza Italia, pur di evitare lo scioglimento anticipato.

Renzi, poi, chiacchiera, tira la corda, abbaia ma non morde, alza la posta in gioco, ma sa perfettamente che, in fondo, attuare le sue minacce significherebbe per lui la fine perché ha capito che il suo partitino non cresce e ha bisogno di tempo.
Quindi non facciamoci illusioni, caro Vittorio hai ragione tu. Saranno anni duri. Salvini non ha altra possibilità che puntare, allora, alle Regioni, ad erodere voti e consensi "accerchiando" progressivamente il "centro", partendo dalla "periferia", come del resto sta con successo già facendo. E forse dovrà anche meditare sulla posizione da prendere nei confronti del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari.

di Paolo Becchi