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Paragone si fa il partitino. Più sovranista della Lega. L’ex grillino scavalca a destra Salvini e Meloni: adesso sogna l’Italexit

Gianluigi Paragone si fa il partitino. La minaccia, temibile come una profezia Maia e devastante come Mjolnir, il mitico martello di Thor, si è materializzata il 16 giugno in una agenzia: “Fondo un partito, voglio portare l’Italia fuori dall’Euro”. Il popolo incredulo e attonito pensava ad un errore, ad una boutade, ad una enfasi fantozziana come quando il mitico Villaggio si definì in un film “olimpionico di sci” per fare una bella figura (non sapeva sciare) con conseguenze rovinose. Ed invece era tutto vero perché poche ore l’ex direttore della Padania ribadiva in diretta a Fuori dal coro (Rete 4) che l’agenzia era vera e precisava con ulteriore aggravio della resilienza popolare che “non ho detto un movimento, ma proprio un partito”.

Capito? Non basta il volgare movimento tipo quello di Beppe Grillo, no lui si vuole fare proprio un partito. Il saggio Paolo Del Debbio lo ha sommessamente ripreso sul tema che l’uscita dall’Euro è un po’ pochino per farci un partito e forse pure per farci una bocciofila o anche per bere un cicchetto da fase 2 tra amici, ecco. Ma lui pensava veramente di fare un partito, di quelli veri magari, chissà in tempi così confusi di sovranismi forse con un comitato centrale che c’era sia nel Pci che nell’Msi. Ma chi siederebbe al comitato centrale di Paragone? Lui, come padre nobile fondatore e forse qualche amico, sempre che non ci siano partite del ripreso calcio in Tv, altri proprio no. In ogni caso quale sarà l’ideologia del nuovo partito? Ci sarà un libretto “verde” come quello di Gheddafi che ricorda pure il Sole delle Alpi leghista oppure ci sarà un libretto giallo in ossequio a qualche deriva sovranista dei Cinque Stelle? Oppure ci sarà un po’ più democristiano libretto “giallo-verde” sintesi di un governo che fu?

Non è dato di saperlo. Quello che si sa è che Paragone ha avuto un passato leghista e un seguito recente grillino, almeno fino alla sua espulsione decretata i l1 gennaio del 2020 dai probiviri per aver votato contro la legge di Bilancio. Forse il suo intento, così si vocifera nelle principali cancellerie europee, è quello di raccogliere alcuni M5S delusi dalla perdita dello scranno oppure, più semplicemente, per puntellare l’azione di Alessandro Di Battista. Se ci fosse ancora Friedrich Hegel conierebbe qualche suo famoso aforisma del tipo: “Ormai il partitino ce l’ha pure il birraio sotto casa”.

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