Italy

Proteste in tutta Italia contro le norme anti-Covid. A Napoli in migliaia davanti alla Regione. Lanci di fumogeni da Torino a Lecce

Giornata di proteste e tensioni in tutta Italia contro l’ultimo dpcm approvato dal governo che impone la chiusura di bar e ristoranti alle 18, oltre allo stop di cinema, teatri e palestre. I tassisti a Torino hanno occupato piazza Castello, a Cremona i ristoratori hanno battuto le pentole davanti alla prefettura e poi le hanno lasciate a terra come in un cimitero di stoviglie, a Catania hanno tirato bombe carta davanti alla prefettura, a Treviso in mille hanno sfilato in corteo, a Viareggio giovani hanno bloccato il traffico e lanciato fumogeni e petardi. E poi c’è Napoli, dove dopo i disordini avvenuti sabato e domenica, in migliaia sono partiti da piazza Plebiscito per poi arrivare davanti al palazzo della Regione. “Dimissioni, dimissioni”, hanno urlato i manifestanti criticando la linea dura voluta anche dal governatore Vincenzo De Luca. Una situazione che rischia di deflagrare in tutto il Paese, tanto che il Viminale ha alzato l’allerta sul rischio di tensioni sociali, sottolineando la possibilità che le manifestazioni possano essere strumentalizzate da “provocatori e infiltrati“.

Scontri a Torino, Trieste e Lecce – In diverse città i cortei sono stati organizzati dalle associazioni di categoria e si sono svolti in modo pacifico, come a Salerno, Siracusa, Terni. In altre, invece, nel corso della giornata la tensione con le forze dell’ordine è salita, fino a sfociare in veri e propri scontri. A Torino un paio di fumogeni e diverse bottiglie sono state lanciate contro il cordone dei carabinieri schierato davanti al Palazzo della Regione Piemonte. Dal gruppo si è levata una voce: ” Il coronavirus non esiste, svegliatevi”. Poco prima la seduta del Consiglio comunale è stata chiusa in anticipo: “C’è la necessità di far uscire i dipendenti perché potrebbero esserci problemi di ordine pubblico nei luoghi adiacenti a Palazzo Civico“, ha comunicato all’Aula il presidente della Sala Rossa, Francesco Sicari. Epilogo violento anche a Trieste, dove a una manifestazione di piccoli imprenditori e commercianti alcuni presenti hanno lanciato dei petardi in direzione della Prefettura. Stando a quanto trapelato finora, sono stati colpiti anche dei carabinieri e alcuni cronisti. Si è trattato di “pochi facinorosi, che nulla hanno a che fare” con le proteste pacifiche avvenute in città”, hanno commentato il governatore Fedriga e il sindaco Roberto Di Piazza. Hanno “tentato di avvelenare il clima alimentando inutili tensioni”. Scene simili a quelle avvenute a Lecce, Viareggio, Verona.

Napoli – Reddito di salute per tutti, la crisi la paghino i ricchi”. È questo uno degli striscioni esposti in Pazza Plebiscito. In piazza rappresentanti delle categorie che si sentono danneggiate come i ristoratori, i titolari dei bar, settori dell’indotto del turismo, ma anche studenti, esponenti dei centri sociali, singoli cittadini che stanno perdendo il lavoro. “A salute e a prima cosa ma senza sorde nun se cantano messe”, un altro degli striscioni. Intorno alla piazza decine di camionette delle forze dell’ordine e agenti in tenuta antisommossa. I bartender hanno subito iniziato a suonare una musica frenetica con gli shakers e laciato l’allarme per la chiusura alle 18 dei bar: “È una chiusura assurda – spiega Roberta – che ci toglie il sostentamento. Abbiamo avuto la cassa integrazione nel lockdown e sappiamo che con quella paghiamo magari solo l’affitto poi restano le bollette, la spesa. E la prospettiva di bar che chiuderanno se si prolunga lo stop, per questo insieme a noi protesta o anche tanti proprietari di locali”. “Dopo protocollo e sanificazione chiudere la danza è amputazione” è uno dei cartelli dei ballerini e maestri di danza che protestano per la chiusura. “In Campania – spiega Angelica, una ballerina – ci sono circa mille scuole di danza in Campania, parliamo di migliaia di lavoratori senza poi parlare di noi ballerini che non possiamo allenarci, un mese di stop per un ballerino equivale a un anno”. In un altro angolo anche i rappresentanti delle agenzie di animazione per le feste. Dopo diversi minuti una parte dei manifestanti si è spostata davanti alla sede della Regione, per poi disperdersi in serata. Un gruppo di circa 100 persone ha invece deviato su una delle strade laterali, arrivando sul lungomare. Durante queste fasi la tensione è stata molta alta e un giovane è stato fermato dalla forze dell’ordine.

Milano – A Milano un centinaio di persone si sono trovate sotto il Pirellone e hanno bloccato il traffico per alcuni minuti. La manifestazione era stata organizzata dagli addetti del gioco legale, ma poi si sono aggiunti anche altri. C’è chi gridava ‘libertà, libertà’, senza rispettare il distanziamento, chi contestava le decisioni prese dal premier Conte e chi chiedeva alle forze dell’ordine di unirsi a loro. Non è mancato nemmeno qualche negazionista: “L’influenza l’anno scorso ha ucciso migliaia di persone e non era il Covid: terrorizzare per comandare” ha gridato qualcuno fra gli applausi. Il corteo si è quindi spostato intorno alle 17 verso piazza Duca d’Aosta, dove si è fermato al parcheggio taxi accanto alla stazione Centrale. “Sono morte migliaia di persone l’anno scorso e non era il Covid”, hanno detto lamentandosi delle chiusure. A circondarli un cordone di forze dell’ordine in tenuta antisommossa. “Bisogna prendere i delinquenti veri non i lavoratori”, il grido dalla folla.

Sicilia – A Catania la notte scorsa due bombe carta sono stata lanciate in via Etnea, davanti la sede della Prefettura. Le deflagrazioni non hanno causato alcun ferito, ma hanno fatto scattare uno scontro tra le varie anime dei manifestanti. Violenze e bombe carta anche a Vittoria (Rg) dove gli oltre duecento casi di contagio hanno fatto temere l’istituzione di una nuova zona rossa. La Digos ha avviato indagini sullo svolgimento di un corteo di ristoratori e gestori di locali pubblici che fino a tarda notte ha attraversato la città scandendo cori e gridando, prima sotto l’abitazione di un candidato sindaco e poi davanti al portone del Palazzo municipale. Le manifestazioni di protesta sono andate avanti pure a Siracusa, davanti Palazzo Vermexio, sede del Comune, e a Palermo, dove un centinaio di persone tra commercianti, ristoratori e dipendenti dei locali si sono radunati di fronte alla Prefettura.

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