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Schmidt: «I miei Uffizi sono rock, ho abbassato  i quadri a misura di bambino»

FIRENZE«I miei Uffizi saranno pop, cool e anche un po’ rock», annuncia con un sorriso Eike Schmidt, il direttore (tedesco di Friburgo) del museo fiorentino. Ma guai a interpretare quel sorriso come uno scherzo. Schmidt sta aprendo le porte a influencer e rockstar, attori e attrici di Hollywood e qualunque personaggio che possa attirare i giovani. Fa appendere capolavori a 65 centimetri dal pavimento perché anche i bambini li possano ammirare nel modo migliore. E nella Galleria dove convivono i capolavori di Leonardo, Michelangelo, Botticelli, Giotto, Raffaello e Caravaggio, vuole far entrare persino Confucio.

Ma cosa c’entra Confucio con gli Uffizi. direttore?
«C’entra eccome. Perché questo grande filosofo cinese ci insegna che si può imparare seguendo tre strade. La prima, la più nobile è la riflessione. La seconda, quella più faticosa, è l’esperienza. E infine la terza è l’imitazione. Riflessione ed esperienza ispirano da sempre molti visitatori degli Uffizi, il pubblico adulto e il più preparato. Manca invece l’imitazione, una strategia utile per far entrare i giovani».

E chi imitano i ragazzi?
«S’identificano con i loro beniamini che oggi chiamiamo influencer. Ecco perché ho invitato Chiara Ferragni e sa che cosa è successo dopo?».

Si sono arrabbiati non pochi professori…
«No, la vera notizia è che non solo i ragazzi hanno invaso i nostri social a caccia di bellezza e di cultura, ma in tantissimi hanno acquistato un biglietto per visitare dal vivo il museo. Ecco perché io ho in mente di chiamare altre icone pop, personaggi che sanno parlare ai teenager e apprezzano l’arte più sublime. Ci sono state rockstar che con la loro musica ispirata a brani classici hanno aperto le porte a questo genere di musica a milioni di giovani. Facciamolo anche con le arti figurative».

E a chi si scandalizza e parla di mercificazione che cosa risponde?
«Dico che ho iniziato una crociata contro i soloni che vogliono calcificare i musei, riservarli a una stretta élite, creare un abisso tra loro, i veri sapienti, e gli altri. Negli Usa molti musei non sono riusciti più a parlare con le nuove generazioni e hanno chiuso o sono stati venduti all’asta. La vera banalizzazione è quella di creare una torre d’avorio. I miei Uffizi sono il museo più bello del mondo ma non saranno mai un santuario».

Come vuole trasformare la Galleria?
«In un museo dove tutti potranno godere dell’arte. Stiamo realizzando più livelli di conoscenza e fruizioni diverse. Voglio che le oltre tremila opere qui custodite possano parlare a chiunque e tutti possano decidere di conoscerle nel modo che preferiscono, anche ludico. E pretendo che nel museo ci siano tanti giovani, magari portati qui per mano anche da influencer, popstar, personaggi di ogni tipo con i quali s’identificano. Ovviamente mantenendo altissimo il valore intrinseco degli Uffizi, la loro religiosità estetica».

Quando parla di nuove generazioni pensa anche ai bambini e alla loro educazione all’arte?
«Soprattutto alla loro fruizione dell’arte. Lo scorso anno abbiamo abbassato l’altezza della Tebaide del Beato Angelico, un capolavoro che attira moltissimo i più piccoli. Lo hanno ammirato finalmente a 65 centimetri da terra e guardare lo stupore di quei bambini è stata una meraviglia. Sembrava che entrassero nel dipinto, leggessero la fiaba più bella. Così abbiamo deciso di moltiplicare l’esperienza. Stiamo cercando le opere giuste a misura di bambino».

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