Nuove regole per gli scioperi del comparto scuola proclamati dalle organizzazioni sindacali. Sul tavolo della trattativa tra sindacati e Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) c’è la revisione degli accordi esistenti. Un cambiamento che potrebbe portare presto a delle consistenti novità. Ad annunciarle è “La Tecnica della Scuola”. Secondo la rivista tra le proposte dell’Agenzia vi sarebbe quella di cambiare la definizione del tetto massimo di scioperi: l’Aran chiederebbe “che questa soglia venga riferita non al singolo lavoratore ma alla classe con il risultato che, superata la soglia, il divieto di sciopero si estenderebbe a tutti i docenti che prestano servizio in quella classe”.

Una proposta che la Cgil respinge da subito in maniera netta “perché andrebbe a burocratizzare ancor più la questione. Noi – spiega Francesca Ruocco, segretaria con delega all’organizzazione – restiamo fermi all’accordo del 1999 dove vi era già un tetto massimo che è sempre funzionato”. Un’altra richiesta che arriva dall’Aran e che riporta “La Tecnica della Scuola” sarebbe quella che riguarda l’estensione anche per il personale docente dell’obbligo di vigilanza sugli alunni da garantire in caso di sciopero. Una proposta altrettanto rimandata al mittente dai sindacati: “Abbiamo ribadito con forza – spiega Attilio Varengo della Cisl Scuola nazionale – che l’istruzione non è vigilanza. L’insegnante va a scuola per istruire non per fare il vigilante. Da parte nostra è esclusa qualsiasi possibilità in questo senso”.

Tra i nodi da sciogliere anche quello relativo alla comunicazione anticipata della propria intenzione di aderire o meno allo sciopero: da parte dei sindacati non vi è alcuna disponibilità ad accettare questa proposta che costringerebbe i docenti e il personale Ata ad annunciare in anticipo l’intenzione di scioperare. La trattativa resta aperta: “L’Aran ci ha chiesto di rivedere gli accordi esistenti. Non si può che essere d’accordo visto che ora c’è un unico comparto per l’istruzione. Ci hanno chiesto di rafforzare – spiega Ruocco – gli obblighi di informazione all’utenza che fanno capo ai dirigenti scolastici dando un’informazione la più trasparente e dettagliata possibile rispetto ai motivi e alla convocazione dello sciopero. Ci hanno sollecitato ad ampliare le prestazioni indispensabili nel settore della scuola e ad introdurre brevi periodi di franchigia coincidenti con i giorni di immediata ripresa delle attività didattiche. La trattativa è complicata dal fatto che unitariamente abbiamo chiesto i dati sugli scioperi, i numeri sulla chiusura parziale e totale delle scuole, il numero degli alunni assenti: questi dati non sono disponibili. Le scuole devono comunicare solo il numero del personale assente ma non quando la scuola è chiusa o meno. Non ci sono dati oggettivi per verificare se scioperi che hanno adesioni bassissime determinano la chiusura totale o meno della scuola”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L'abbiamo deciso perchè siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un'informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Fiumicino, maestre sotto accusa rientrano all’asilo. I genitori organizzano una manifestazione di protesta

next