Aveva dedicato il locale proprio a quella "Miranda" da lei interpretato nel classico erotico di Tinto Brass che l'aveva resa celebre sul grande schermo, ma per l'attrice Serena Grandi è stato il tribunale a scrivere un finale amaro: condannata a due anni per il fallimento di un ristorante a Rimini.

Due anni e due mesi di reclusione: questa la condanna inferta a Serena Grandi (al secolo Serena Faggioli, ndr), per bancarotta fraudolenta. La vicenda è legata al fallimento del ristorante 'La Locanda di Miranda' di Borgo San Giuliano, da lei inaugurato nel 2013 anno di partecipazione al film 'La grande bellezza'. Il ristorante, dopo un esordio positivo, chiuse dopo circa un anno lasciando i dipendenti senza stipendio. Nel 2015 la dichiarazione di fallimento e la successiva indagine della Procura di Rimini, coordinata dal sostituto procuratore Luca Bertuzzi che ha quindi chiesto ed ottenuto la condanna dell'attrice. 

Serena Grandi condannata a due anni 

Dalla società Donna Serena srl sarebbero stati "distratti" beni strumentali: secondo l'accusa la Grandi avrebbe rivenduto all'asta utensili da cucina del locale, ma altre irregolarità sarebbero state rinvenute nelle scritture contabili. L’attrice bolognese era stata rinviata a giudizio a dicembre del 2017, poi la condanna.

Il giudice ha riconosciuto la "tenuità del danno patrimoniale" ma l'avvocato della difesa ha annunciato il ricorso in appello. L'attrice, che non era presente in aula, avrebbe manifestato la volontà di non fare più ritorno a Rimini.  

Serena Grandi: "Aveva ragione Mussolini, i romagnoli sono tutti affittacamere e ruffiani"

serena grandi foto ansa

"Aveva ragione Mussolini quando diceva che i romagnoli sono tutti affittacamere e ruffiani. Negli anni trascorsi in questa città, al di là della vicenda giudiziaria, non ho mai ricevuto nemmeno un invito a partecipare a qualche evento o manifestazione. Mi trasferirò a Milano" ha detto in una intervista a La Repubblica.

"Ho perso 700 mila euro, tutti i risparmi messi da parte lungo la mia carriera. Lo consideravo il mio buen retiro, dove avrei passato la vecchiaia, lavorando con mio figlio, guardando il mare".

Secondo la difesa dell'attrice i "beni strumentali sottratti alla società" erano il letto del figlio, piatti e padelle che non erano del ristorante ma della mia casa di Roma e di uno stendino per i panni. "Avendo una casa molto piccola sul mare, ho affittato un magazzino dove tenere queste cose, in casa non ci stavano". E quanto ai libri contabili "Sono stata io a denunciare la perdita".

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"Dopo il fallimento, ho cercato di vendere il ristorante, c'era un potenziale acquirente che mi ha chiesto di vedere i registri con i conti. Glieli ho consegnati, quando l'ho sollecitato a restituirmeli, mi ha assicurato che uno dei suoi dipendenti me li avrebbe restituiti. Poi ha affermato che pioveva e che il ragazzo li  buttati in un cancello, tra il grattacielo di Rimini e Marina. Sono andata di persona a cercarli in tutti i cortili della zona, non ve ne era traccia. È agli atti anche questo".

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