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Stati Uniti, gelo tra Trump e Fauci: non si parlano da due mesi

Cala il gelo fra Trump e Fauci: non si parlano da due mesi

NEW YORK – Il presidente degli Stati Uniti e il principale esperto virologo della task force sul coronavirus non si parlano da due mesi. Donald Trump e Anthony Fauci anzi si lanciano frecciatine, e l’inacidirsi del loro rapporto è diventato uno dei pettegolezzi più inquietanti di questa estate di pandemia.

 Anthony Fauci dirige dal 1984 il National Institute of Allergy and Infectious Diseases. E’ stato consigliere di tutti i presidenti americani, sin da Ronald Reagan, ed è molto popolare presso l’opinione pubblica americana, rispettato e ascoltato.

 E all’inizio dell’epidemia, anche Trump sembrava ascoltarlo con deferenza. Ma poi pan piano gli interessi del presidente, deciso a far ripartire l’economia e contrario a prolungare il lockdown, si sono scontrati con l’approccio scientifico del virologo. E dopo una serie di avvisaglie, che potevano anche essere scambiate per semplici fratendimenti, siamo ora giunti a una sfida aperta.

 Il presidente sostiene che il virus non è così pericoloso «perché il 99 per cento dei colpiti guarisce», Fauci risponde di «non capire da dove abbia preso quei dati, che non corrispondono alla verità». Il presidente dice che il Paese «si trova a un buon punto nella lotta al virus», Fauci ribatte che invece «è immerso fino alle ginocchia nella crisi». Il presidente vuole riaprire le scuole e minaccia di trattenere i fondi ai dipartimenti scolastici che disobbediranno, Fauci ammonisce che «si rischia una tempesta perfetta».

 Il virologo non si vede più nei principali canali tv, perché La Casa Bianca ha posto il veto a interviste di rilievo. Ma gli è stato concesso di fare interviste alla radio, o con alcuni giornali stranieri, come il Financial Times. Ed è stato proprio al quotidiano economico britannico che ha rivelato di non aver fatto brefing al presidente da due mesi, e di averlo solo visto brevemente una volta il 2 giugno.

 Ultimamente Trump ha anche accusato Fauci di aver «fatto molti errori, molti errori!» Ad esempio lo ha accusato di non aver sostenuto il bando dei voli dalla Cina, e di aver negato che le maschere servissero a proteggere il pubblico. Nella realtà, come è facile constatare riandando alle pagine dello scorso gennaio, Fauci sostenne con forza il bando dei voli dalla Cina imposto da Trump. Quanto alle maschere, è invece vero che all’inizio, come tutti gli altri esperti qui negli Usa, disse che non servivano, per poi cambiare posizione un paio di mesi dopo.

 Il malumore di Trump nei suoi confronti pare sia esploso in aprile, dopo un’intervista alla Cnn in cui Fauci ammise che se dopo il bando dei voli dalla Cina, in gennaio, il governo avesse fatto di più invece che ignorare la minaccia incombente, «si sarebbero potute salvare migliaia di vite». Dopo quell’intervista, Fauci si è visto sempre meno ai briefing della Task force guidata dal vicepresiente Mike Pence. Qualcuno insinua che Trump vorrebbe licenziarlo, ma non può farlo perché è molto più popolare di lui. Quel che può fare però è diminuirne le apparizioni pubbliche, e pian piano emarginarlo.

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