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Holy See

Burke: il patriottismo è una forma di pietà, non è nazionalismo 

Il cardinale statunitense Raymond Leo Burke ha pronunciato un’apologia del patriottismo, spiegando che si tratta di «un aspetto della grazia della pietà» e non di nazionalismo, in occasione dell’incontro “Rome Life Forum» organizzato il 16 e 17 maggio alla pontificia università San Tommaso d’Aquino (Angelicum) in vista della «marcia per la vita» che si svolge sabato pomeriggio a Roma da piazza della Repubblica a piazza Venezia tra le 14 e le 17.30.

Al convegno, promosso dall’associazione pro life «Voice of the family», trasmesso in streaming dalla testata conservatrice Lifesitenews e intitolato «Città dell’Uomo versus Città di Dio – Ordine mondiale globale versus Cristianità», sono intervenuti tra gli altri Burke e Walter Brandmueller – i due cardinali che hanno espresso «dubbi» (in latino, «dubia», per l’esortazione apostolica Amoris laetitia del Papa), il cardinale Willem Eijk, arcivescovo di Utrecht, e, unico italiano, il presidente della fondazione Lepanto Roberto De Mattei.

Secondo il cardinale Burke, la relazione con la propria patria «ci richiede la pratica di quella parte di pietà chiamata patriottismo. Di fronte ai cambiamenti dei nostri tempi, alcuni propongono e lavorano per un unico governo globale, ossia l’eliminazione dei governi nazionali in modo che l’intera umanità sarebbe sotto il controllo di una sola autorità politica. Per coloro che ritengono che l’unico modo di raggiungere il bene comune sia il concentramento di tutto il governo in una sola autorità, la lealtà alla propria patria è diventata un male. E’ spesso chiamata nazionalismo, un termine che evoca i mali di una identità nazionale fuorviata e corrotta, oscurando la verità della identità naturale con un certo paese e la sua cultura. Già a luglio del 2007 la sedicesima Université de Renaissance Catholique fu dedicata al tema “Le patriotisme est-il un péché?”, il patriottismo è un peccato?». Per Burke, che ha citato il quarto comandamento e San Tommaso d’Aquino, «il patriottismo è un aspetto della grazia della pietà, che a sua volta è parte essenziale della carità», è «un precetto della legge naturale», e «ai nostri tempi molti governi non riescono o si rifiutano di riconoscere che la loro autorità viene da Dio e, di conseguenza, fanno leggi che violano direttamente e gravemente la legge morale, ad esempio per quanto riguarda il rispetto dovuto a ogni vita umana, dal concepimento al momento della morte naturale, l’integrità della sessualità umana ordinata per il matrimonio e la famiglia, e la cultura anti-religiosa in aperta ribellione dinanzi al buon ordine con il quale Dio ci ha creati. La pratica della virtù del patriottismo incontra quindi una grande sfida: la sfida di mostrare il dovuto rispetto alla patria e al suo governo, mentre al tempo stesso rifiuta di adempiere le leggi ingiuste. Qui è importante notare che la testimonianza di numerosi fedeli e di numerose famiglie di fedeli che vivono eroicamente la fede senza compromessi in culture totalmente secolarizzate». Per Burke, «il cittadino cristiano deve spesso adempiere oggi agli obblighi del patriottismo con il martirio, spesso bianco ma a volte rosso. La sua testimonianza della verità della legge morale incontra regolarmente il martirio bianco dell’indifferenza, della ridicolizzazione e della persecuzione e anche, in alcune circostanze, il martirio rosso della morte». 

In una sessione di domande e risposte, il porporato statunitense ha affermato, tra l’altro, che «resistere all'immigrazione musulmana su larga scala» è «un esercizio responsabile del proprio patriottismo», e l'islam «per sua stessa definizione vuole guidare il mondo»: «Non è necessario essere uno scienziato per vedere quello che succede in Europa: in Germania, in Francia, anche qui in Italia, e poi negli Stati Uniti», ha affermato Burke, che ha in citato, in particolare, il libro “No Go Zones: How Sharia Law Is Coming to a Neighborhood Near You Hardcover” di Raheem Kassam, postfazione di Nigel Farage, per dire che negli Stati Uniti gli immigrati di religione musulmana hanno preso il controllo di intere zone dove impongono la sharia. 

Il cardinale Willem Eijk, da parte sua, ha detto, sempre rispondendo ad una domanda, che i divorziati risposati in seconde nozze non dovrebbero avere accesso alla comunione, così come i fedeli che ricorrono all'uso del preservativo: «Se usi il preservativo devi smetterla, confessarti, e, se sei pentito, e non userai più preservativo, puoi prendere la comunione», ha detto il porporato olandese, secondo il quale non è necessario che il magistero si pronunci infallibilmente sul divieto degli anticoncezionali, proclamandolo quale dogma, perché ciò avviene quando ci sono dei dubbi di dottrina e invece non c'è dubbio che la dottrina cattolica escluda il ricorso agli anticoncezionali.

Il cardinale Brandmüller, da parte sua, aveva concentrato il suo intervento sulla «preistoria della Humanae vitae», affermando che quando al Concilio vaticano II il cardinale belga Léon-Joseph Suenens disse «Non facciamo un nuovo processo a Galileo nei confronti della contraccezione», peccò di «ingenuità» con un intervento che «non fu prova di grande erudizione». Secondo Brandmüller, la medicina procreativa moderna è una «mostruosità quasi diabolica» e «su questo scontro occorre rendere omaggio alla enciclica Humanae vitae» di Paolo VI per il suo «carattere profetico».

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