Holy See
This article was added by the user . TheWorldNews is not responsible for the content of the platform.

Conferenza Stampa di presentazione del Documento per la Tappa Continentale del Sinodo sulla Sinodalità sul tema: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”

Intervento dell’Em.mo Card. Mario Grech

Intervento dell’Em.mo Card. Jean-Claude Hollerich, S.I.

Intervento della Prof.ssa Anna Rowlands

Intervento di Padre Giacomo Costa, S.I.

Intervento del Rev.do Mons. Piero Coda

Alle ore 12.15 di oggi, ha avuto luogo - in diretta streaming dalla Sala Stampa della Santa Sede - la Conferenza Stampa di presentazione del Documento per la Tappa Continentale del Sinodo sulla Sinodalità, sul tema: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”.

Il Documento per la Tappa Continentale è frutto delle Sintesi risultanti dalla consultazione del Popolo di Dio nella prima fase del processo sinodale e sarà al centro del tempo di ascolto, dialogo e discernimento delle Assemblee Sinodali Continentali (gennaio-marzo 2023).

Sono intervenuti: l’Em.mo Card. Mario Grech, Segretario Generale della Segreteria Generale del Sinodo; l’Em.mo Card. Jean-Claude Hollerich, S.I., Arcivescovo di Luxembourg; Relatore Generale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (collegato da remoto); la Prof.ssa Anna Rowlands, Professore associato di Pensiero e pratica sociale cattolica, Università di Durham; Padre Giacomo Costa, S.I., Consultore della Segreteria Generale del Sinodo; e il Rev.do Mons. Piero Coda, Segretario Generale della Commissione Teologica Internazionale;

Ne riportiamo di seguito gli interventi:

Intervento dell’Em.mo Card. Mario Grech

È per me una grande gioia presentarvi il Documento di lavoro per la Tappa Continentale del Sinodo. I contenuti del Documento sono la testimonianza evidente del processo in atto nella Chiesa. Le sintesi attestano che, dove la consultazione è avvenuta, ha portato frutti abbondanti. La sorpresa del gruppo che ha collaborato alla lettura delle sintesi e alla scrittura del Documento è la singolare convergenza su molti punti di contributi che provenivano da contesti ecclesiali e culturali assai diversi. È vero che il Documento è stato redatto a partire dalle sintesi delle Conferenze episcopali e non direttamente dai contributi delle Chiese particolari. Supporre che tutte le Conferenze episcopali abbiano di proposito soffocato la profezia del Popolo di Dio è altrettanto ideologico che supporre il contrario. Si potrà migliorare nell’attuazione di una dinamica sinodale in cui siamo tutti apprendisti; ma una cosa è certa: spettava ai Pastori, in quanto «principio e fondamento di unità nelle loro Chiese» (LG 23), «non spegnere lo Spirito, non disprezzare le profezie, vagliare ogni cosa, tenere ciò che è buono» (1Ts 5,19-21). In questo modo si è riavviata una vera circolarità di rapporto tra Popolo di Dio e Pastori, per nulla scontato nella Chiesa.

In questo senso posso dire che il Documento è una fedele restituzione delle sintesi. Il lavoro del gruppo di esperti è stato improntato ad onestà intellettuale: come potrete verificare, non ci sono riflessioni teoriche sulla sinodalità, ma riprese della voce delle Chiese. Per tutti noi è stata una sorpresa ascoltare come, pur nella differenza di sensibilità, il Popolo santo di Dio converga nel chiedere un profondo rinnovamento della Chiesa. L’introduzione al Documento offre i criteri di lettura del testo; l’icona biblica indica la prospettiva che si sta aprendo alla Chiesa con il cammino sinodale – allargare la tenda! –; la conclusione spiega i prossimi passaggi per la tappa continentale. Lo svolgimento è descritto con precisione, per cui non sto a ripetere cose che trovate indicate nel testo.

Mi piace sottolineare un principio che sostiene tutto il processo sinodale: quello della restituzione. Il Documento viene inviato ai Pastori delle Chiese particolari. Non bastava inviarlo formalmente ai presidenti delle Assemblee continentali (ovvero ai Presidenti delle Riunioni Internazionali delle Conferenze Episcopali e ai Patriarchi delle Chiese Orientali Cattoliche)? La scelta vuole sottolineare la logica del processo sinodale, che avviene per una circolarità continua di profezia e discernimento. Nei due momenti della prima tappa la circolarità era evidente: alla consultazione del Popolo di Dio, che partecipa alla funzione profetica di Cristo (cfr LG 12), è corrisposto necessariamente il discernimento dei Pastori nelle Conferenze episcopali. Ma questa dinamica vale sempre, anche per i momenti successivi di discernimento previsti dal processo sinodale.

La tappa continentale costituisce un ulteriore momento di discernimento, nel quale le sette Assemblee continentali potranno valutare se e quanto il Documento che hanno ricevuto corrisponde alla vita e alle attese delle Chiese nel loro continente. Per garantire che questa tappa sia organica al processo sinodale, bisogna che anche le Assemblee continentali siano vincolate alla dinamica circolare di profezia-discernimento. Questo può avvenire solo restituendo il Documento al soggetto della profezia, cioè al Popolo di Dio che vive nelle Chiese particolari. La scelta non risponde a un criterio organizzativo, ma a un principio sinodale: inviando il Documento ai Vescovi nelle Chiese particolari si restituisce al Popolo di Dio i frutti del processo iniziato dalla consultazione nelle Chiese particolari. Se, infatti, possiamo riconoscere ciò che lo Spirito dice alla Chiesa ascoltando il Popolo di Dio, a quel Popolo che vive nelle Chiese dobbiamo restituire questo Documento. Ai Vescovi verrà chiesto di ascoltare “almeno” le commissioni sinodali e gli organismi di partecipazione. Ma sarebbe bello che ogni Chiesa facesse lettura del Documento con un coinvolgimento ampio del Popolo di Dio.

Con questa scelta si ripete a un livello più profondo tutto il dinamismo sinodale: dall’ascolto del Popolo di Dio i singoli Vescovi potranno verificare se e quanto la sua Chiesa si riconosce nel Documento; le possibili osservazioni al Documento potranno essere inviate dalle singole Chiese alle Conferenze episcopali, le quali potranno a loro volte produrre per la tappa continentale una sintesi più organica, che contribuirà al discernimento della Assemblea continentale. In questo modo i documenti che perverranno alla Segreteria del Sinodo dalle Assemblee continentali faranno risuonare di nuovo la voce di tutte le Chiese. Anche in questo modo si realizza quel radicamento dello stile sinodale che il Papa ha auspicato con la decisione di tenere due Assemblee generali del Sinodo, una nell’ottobre 2023 e la seconda nell’ottobre del 2024. La fiducia è che, entrando in questo dinamismo di restituzione, ad ogni tappa possiamo crescere in una mentalità sempre più sinodale e rafforzarci in quel «camminare insieme», che è il principio fondante di una Chiesa costitutivamente sinodale.

[01661-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento dell’Em.mo Card. Jean-Claude Hollerich, S.I.

We are happy to present to you the synthesis of the synthesis given by 112 bishops’ conferences (out of 114), of the all 15 Catholic Oriental Churches, 17 Roman Dicasteries, the superiors of the religious orders and congregations, different lay movements and associations. My special thanks go to the initiative “Digital Synod” and the many influencers who got young people to participate.

Yes, the Synod and youth are not in opposition!

This document is NOT an “Instrumentum laboris”. It is simply a kind of summary of the synthesis the secretariat has received, till now we have been in the listening phase of the Synod.

The best is a true reflection of what the Bishops’ Conferences have sent in, a reflection of the result of spiritual conversation of the People of God.

You know that we have been a group of people from different continents, bishops, priests, religious and lay people to draft this document out of our experience of reading the synthesis received. This working together was a synodal experience and helped us to grab and to understand the synodal experience of the many groups throughout the world.

This document is therefore not a writing emerging out of theological writings, it is the fruit of a lived synodality, a dimension of the life in the Church. We were able to notice that the Holy Spirit is at work.

We could experience our common dignity as Christians rooted in baptism. Baptism... the fount of all Christian life, baptism the root of communion, the root of participation, helps us to live the unique mission of the Church.

This last point of mission is of first importance.

If us, as People of God, we all walk with Christ under the guidance of the Holy Spirit, we will be more conscious of our common an of our personal mission. A synodal Church is a Church centered on mission.

[01656-EN.01] [Original text: English]

Intervento della Prof.ssa Anna Rowlands

Good morning/afternoon and thank you for your attention.

I have been asked to talk briefly about two things: firstly, the use of citations from the reports we received in the Document for the Continental Stage, and secondly the composition, for the first time, of the document in two principal languages.

Firstly, on the process of citation in the Document and its background:

For those of us involved in the Frascati meeting a month ago it was a privilege to be able to read reports, not only from our own nation or continent, but from every corner of the globe. We have been exposed to a truly ‘catholic’ – global, inclusive and truth-seeking – conversation. In the reports we found both unique insights into particular contexts and striking shared patterns in the joys and laments voiced across contexts.

The group of experts in Frascati had responsibility for reading, praying with, analysing and discerning these reports, and presenting back to the Church material that would aid reflection during the Continental phase. A few things should be said clearly about where we are now:

1. The Synod remains in a listening phase. Our task in preparing this Document was to demonstrate that we have listened well and heard those who have spoken. The next phase is a further extension of that listening, now at Continental level.

2. We read every report and individual submission that we received. Carefully and prayerfully. The process of the Frascati group was not merely analytical or conversational but also prayerful, with time taken for liturgy and prayer each day, which shaped our work.

3. This was not a sociological survey analysing reports through established academic data analysis tools. Such work could be undertaken, but it was not the task of this group to do so, nor would that alone have resulted in a Continental Stage Document. The task of the group was a formally ecclesial one, of listening and active discernment and re-presentation.

4. Each report was read by three separate members of the reading group before arriving at Frascati, with care taken to note key insights, questions, recommendations and requests. This work was undertaken in a spirit of discernment, attempting to honour the experience of faith lived by those people who took part in this phase of the process.

5. In group reflection we shared the emerging common themes, questions, and insights present across reports, and noted the themes that seem to have special significance for particular local/national communities.

6. The quotations that punctuate the DCS try to give an idea of the richness of the materials received, letting the voices of the People of God from all parts of the world speak as much as possible on their own terms and find resonance. They are not to be interpreted as endorsing the positions of any particular area of the globe, nor as simply representing geographical variety, although care has been taken to ensure a certain balance in terms of source provenance. The quotes were chosen because they express in a particularly powerful, beautiful or precise way sentiments expressed more generally in many reports. They are intended to aid the Continental Stage in listening deeply to the global Church community: we wanted to provide a document that would help us to listen well to each other across contexts. In this way the citations used honour the listening to the margins Pope Francis has made a priority for this phase of the Synod, as well responding to the clear global patterns emerging from the reports– of which there were many. The citations also work to remind us that the ultimate purpose of this process is not to produce documents but to open horizons of hope for the fulfilment of the Church’s mission.

Secondly, some comments on working between two languages. Typically, a document of this kind would be developed in a single language and translated onwards. The Synod has diversified that process, principally in response to the need to carefully re-express what we have listened to. Each language is a cultural universe, with implicit references, idiosyncrasies and so forth. By working in two languages this brings all that is implicit to the fore. From the outset of the Frascati process we worked as a group and as writers in both Italian and English. Of course, this has also proved an intense learning experience too, and we continue to have much to learn about how to create a Synod process guided by the Spirit of the Church at Pentecost.

And in that same Spirit, thank you and I look forward to any questions.

[01657-EN.01] [Original text: English]

Intervento di Padre Giacomo Costa, S.I.

Il DTC è niente più che un documento di lavoro che raccoglie il tesoro più o meno nascosto nel racconto dell’esperienza di ascolto del primo anno del Sinodo.

In questa luce si può comprendere la sua struttura, al servizio di una rilettura dell’esperienza del primo anno sulla base della traccia fornita alle Conferenze Episcopali per l’elaborazione delle loro sintesi: una prima parte dedicata ai frutti dell’esperienza di camminare insieme, con le sue forze e ombre. Una seconda, più sviluppata che approfondisce intuizioni, interrogativi, questioni emersi durante l’ascolto, una terza che segnala i passi individuati per andare avanti come Chiesa locale in uno stile sinodale. Vi è dunque uno sforzo per sintonizzarsi con il dinamismo interno dei contributi ricevuti, anziché limitarsi a utilizzarli come fonti di tematiche da trattare o di citazioni di inserire in un diverso impianto.

Unica aggiunta a questo schema, radicato in una dinamica di discernimento, è il secondo capitolo che offre una immagine biblica emersa durante il lavoro di lettura delle sintesi a Frascati, un’icona in dialogo con le molte immagini della Chiesa che esse offrono (la Chiesa come famiglia e casa) e che offre, attraverso la Parola una chiave per una interpretazione dei contenuti del DTC. Si tratta della tenda, richiamata nel titolo del documento e tratta dal cap. 54 del libro di Isaia, che ben esprime l’invito che la Chiesa ha sentito in questo anno: «Allarga lo spazio della tua tenda!»

Mi soffermo in particolare sul terzo capitolo che riprende questa immagine della tenda come «uno spazio di comunione, un luogo di partecipazione e una base per la missione» (n. 11) e su questa base articola i frutti dell’ascolto del Popolo di Dio con le parole chiave del titolo del Sinodo. Ne emergono cinque nuclei generativi di una sinodalità missionaria, attorno a cui è possibile raccogliere le molte tensioni dinamiche emerse lungo il processo: vanno riconosciute per poter poi essere oggetto di discernimento

Colpisce l’onestà, la trasparenza di molte Chiese che riconoscono le loro difficoltà rispetto a queste tensioni. I cinque nuclei aiutano così ad articolare, far emergere queste, questioni, intuizioni, e aiutano a focalizzare le connessioni tra di loro, andando oltre la pura elencazione.

Il primo nucleo è «l’ascolto come apertura all’accoglienza a partire da un desiderio di inclusione radicale – nessuno escluso! –, in una prospettiva di comunione con le sorelle e i fratelli e con il Padre comune.

In ogni caso tra le intuizioni condivise da una larghissima maggioranza di sintesi è che il primo passo per tutti è quello dell’ascolto: cominciamo ad essere una Chiesa che ascolta. E si riconosce che davvero tanti non si sentono ascolti e presi sul serio. L’ascolto è già annuncio!

Il secondo nucleo è costituito dalla spinta all’uscita verso la missione.

Questa spinta alla missione è espressa con una particolare attenzione al dialogo interreligioso e interculturale. Ma soprattutto rimette al centro l’ecumenismo: «Molte sintesi sottolineano che non c’è sinodalità completa senza unità tra i cristiani» (n. 48).

Il terzo nucleo è quello dello stile che una Chiesa sinodale è chiamata ad assumere, basato sulla partecipazione e corresponsabilità di tutti i battezzati. La sinodalità non è un espediente organizzativo per la ripartizione di ruoli e poteri. Vocazioni, carismi e ministeri – incluso il ministero ordinato – vanno compresi a partire dalla logica della missione, non delle dinamiche organizzative interne alla comunità ecclesiale. È una sinodalità missionaria.

In questa luce si pone anche la questione dei ministeri laicali e soprattutto del posto delle donne all’interno della Chiesa, anche rispetto alla partecipazione ai processi decisionali e all’accesso alle strutture di governo.

Per costruire possibilità concrete di vivere comunione, partecipazione e missione – è questo il quarto nucleo –la Chiesa ha bisogno di strutture, in particolare di governo prevedendo anche le opportune innovazioni del diritto canonico. Tuttavia, «Le strutture da sole non bastano: c’è bisogno di un lavoro di formazione continua che sostenga una cultura sinodale diffusa» (n. 82) e di «una spiritualità. Senza la preghiera non si va da nessuna parte!

Infine, il quinto nucleo – ultimo perché più fondamentale – è costituito dalla liturgia, in particolare quella eucaristica. È nella liturgia che le tre parole chiave del processo sinodale trovano la loro piena sintesi non solo nella comprensione, ma nel vissuto profondo della comunità cristiana. La celebrazione eucaristica è il motore del dinamismo missionario e il luogo di formazione di una comunità sinodale missionaria. Per questo è così fondamentale l’attuazione di uno stile sinodale di celebrazione liturgica, nella valorizzazione di tutti i ministeri e nel riconoscimento di tutti i carismi.

Possiamo così dire in conclusione che “Attraverso questo processo […] abbiamo scoperto che la sinodalità è un modo di essere Chiesa; anzi, il modo”» (n. 3). Il Sinodo continua, con le tappe previste, ma al di là di queste continua soprattutto la ricerca dei modi per essere una Chiesa sempre più sinodale.

[01662-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento del Rev.do Mons. Piero Coda

Il documento – vi leggiamo - «offre alle Chiese locali l’opportunità di ascoltare la voce l’una dell’altra, in vista delle Assemblee Continentali» (n. 7). Riveste con ciò un preciso significato teologico nella tappa di consultazione del percorso sinodale: sia perché «carico del tesoro contenuto nel racconto dell’esperienza di ascolto della voce dello Spirito da parte del Popolo di Dio»; sia perché «orientato al servizio della missione» (n. 8).

Questa prospettiva permette di rispondere, in sintonia con la vocazione missionaria della Chiesa descritta dal Vaticano II, alle seguenti domande: perché questo documento? chi ne è il soggetto? com’è stato costruito? quale l’obiettivo che persegue?

Il perché, innanzi tutto: per raccogliere il racconto dell’esperienza vissuta dal Popolo di Dio alla luce della fede che si interroga sul suo cammino, in quanto questo cammino «comprende – afferma la Costituzione sulla Rivelazione Dei Verbum - tutto quello che contribuisce a condurre la sua vita e a incrementarne la fede, così che la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, custodisce e trasmette tutto ciò che essa è, tutto ciò che crede» (n.8). Il risultato è non solo prezioso ma indispensabile nell’implementazione del percorso sinodale: l’ascolto del senso della fede di cui è dotato tutto il Popolo di Dio, in virtù del dono conferito dal battesimo e per cui tutti i discepoli sono «uno in Cristo Gesù» (cfr. Gal 3,28) e dunque partecipi e corresponsabili con «diversità di ministero dell’unità della missione» (Apostolicam actuositatem, 2).

Di qui la seconda domanda: chi è il soggetto di questo racconto? Il Popolo di Dio, appunto, nella comunione variegata delle sue componenti ed espressioni a livello universale, e cioè nei diversi contesti socio-culturali. È così riconosciuta e attivata la sua vocazione di «popolo messianico» che «ha per capo Cristo […] per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio […] per legge il comandamento nuovo dell’amore (cfr. Gv 13,34) […] per fine il regno di Dio» (LG 9), e che perciò è aperto a tutti nel dialogo e nell’incontro come segno e promotore di unità e fraternità nella libertà e varietà.

Ecco allora – terza domanda: come? – il metodo di cui il documento vuol essere frutto e strumento: l’ascolto della voce dello Spirito che, alla luce della Parola di Dio, si rivolge al Popolo di Dio nell’oggi della storia. Dunque, metodo teologale della conversazione spirituale e del discernimento comunitario: non un’inchiesta sociologica né un semplice confronto di opinioni, ma l’ascolto del sentire nella fede, con amore e speranza, del Popolo di Dio che vive e legge la storia con lo sguardo del discepolo.

E infine quale l’obiettivo? istruire sentieri in vista di una risposta condivisa, non preconfezionata e uniforme, all’interrogativo che guida il processo e che troverà espressione col discernimento autorevole dei Pastori nella tappa successiva: «Come si realizza quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo? E quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?» (Documento preparatorio, 2).

La chance per tutta la Chiesa resa così disponibile – e che già possiamo riconoscere come grazia di cui il Popolo di Dio, con stupore ed entusiasmo, sta cominciando a fare esperienza – è che la peculiarità del tema del processo sinodale è anche la sua risorsa: «il suo oggetto – la sinodalità – è anche il suo metodo» (Documento preparatorio, 25), ciò su cui si riflette è l’esperienza che si va facendo, non solo per sé, ma come lievito e sale per quanto la famiglia umana è chiamata a vivere in questo sfidante e drammatico tornante della sua storia.

Abbiamo dunque tra le mani una testimonianza di quell’«accensione (nella Chiesa) della sua coscienza profetica» che Paolo VI auspicava con nitida e fiduciosa chiaroveggenza, nella Ecclesiam suam, quale frutto del Vaticano II (cfr. n. 23). La convocazione, da parte di Papa Francesco, del processo sinodale è un passo in avanti importante, teologicamente provvidenziale e persino irrinunciabile, in questa direzione.

[01658-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0801-XX.02]