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Holy See

Gli schematismi di una inesistente ragione 

Siamo figli nel meraviglioso amore trinitario. Troviamo sempre più noi stessi, integralmente, solo in Dio. In qualche modo ogni ferita, fragilità, vuoto, spirituale, psicologico, grida un’assenza. Non possiamo essere pienamente felici, né pienamente equilibrati, fuori di una sempre più piena, autentica, vita in Cristo. Per esempio certi malesseri psicologici nascono da un amore in qualche modo non giunto o non giunto in modo equilibrato, sereno, a misura. La fede può aiutarmi ad intuire che questo amore bello invece esiste. Dio ama bene e aiuta gli uomini, in un cammino, ad amare bene. Lo Spirito può condurre anche un ateo verso la scoperta dell’amore autentico.

Può così emergere più facilmente, per esempio, la scissione o la giustapposizione tra una spiritualità, una moralità, astratta ed una psicologia ridotta a tecnica. Trattano così la vita in modo intellettualistico. Orientano meno a sciogliere i nodi, ad aprire strade. Solo il vero amore guarisce e dà vita. Spiritualità, psicologia, sono più mature in quegli aspetti che aiutano a comprendere questo amore vivo, a misura, nella specifica situazione.

Ma quanto è difficile per alcune guide anche solo mettersi in cerca di questo amore semplice e profondo. Ci si può impantanare per esempio negli schematismi di una inesistente ragione, scissa o riduttivamente, senza il resto dell’umano, unita alla coscienza. Si parla di superamento del razionalismo e qualcuno lo chiama fideismo perché non intuisce che non si tratta di fare a meno della ragione ma semplicemente di lasciarla inserita nell’umanità integrale, nel cuore, dell’uomo. L’amore autentico non è certo ragione astratta eppure comprende, discerne, meglio di essa. Spiritualismi, intellettualismi, pragmatismi, sono distorsioni dell’amore molto diffuse e poco riconosciute.

Per questo certe incomprensioni ancora possono proliferare tra alcuni responsabili. Ognuno, senza la grazia, sta chiuso nella sua strutturazione, che proprio in quanto riduttiva mette meno in contatto con l’umano semplice e aperto, in cerca. E una tale strutturazione può provocare una reazione opposta, un’altra distorsione che va ad evidenziare un diverso a sua volta riduttivo aspetto dell’umano. Se almeno ci si ascoltasse reciprocamente, si cercasse di cogliere gli intenti positivi altrui! Ma, come detto, non di rado è come un muto che comunichi a gesti con un cieco o come un cieco che parli ad un sordo. Allora non la specifica comunicazione per segni ma la vita condivisa, non solo con qualcuno ma con tutti, può aiutare lo scambio. Non per nulla le persone nella vita quotidiana, talora meno strutturate di certe guide, spesso riconoscono con semplicità, dal vivo, un rinnovamento umano che per quelle resta incomprensibile.

Ma poiché la condivisione tende a migliorare varie situazioni questo orientamento può venire pragmaticamente assolutizzato da qualche responsabile. Si dimentica di cercare possibili vie di guarigione da cecità, sordità e mutezza. Oggi, insomma, qualcuno confonde o finge di confondere il mero incontro con il tutto, scartando così l’altro fondamentale aspetto quello della vissuta ricerca identitaria. Che stimoli può dare una solidarietà senza ricerca identitaria, personale? Qualcuno addirittura chiama la prima spiritualità cristiana e rifiuto di essa il segnalarne l’incompletezza. Ma quando si svuota, si omologa, la persona ne guadagnano solo i ricchi e i potenti.

Diverso è perlustrare, ognuno con le possibilità del proprio ruolo, le vie adeguate per accompagnare un percorso, per crescere insieme. Con delicatezza. Piste che vanno meglio inseguite, aggiustate, nella condivisione della vita concreta, specifica, non nelle sole teorie. Solo l’amore autentico, il cuore non spiritualistico, non razionalistico, non pragmatistico ma divino e umano di Gesù, scioglie tutti i nodi, apre tutte le vie della vita. Ma senza la grazia non possiamo nemmeno cercarlo, invocarlo, tornando sempre nuovamente ai Vangeli, imparare da ogni persona. Né possiamo dunque scoprire cosa può voler dire: «Il mio cuore immacolato trionferà».

Eppure Maria (e forse oggi qualcuno nella vita quotidiana) cresceva così: con il cuore aperto e semplice, nel cuore del Figlio. Forse le oscillazioni degli ultimi cinquanta anni, generate anche dal varco profondo aperto dal concilio, stimolano ora anche certe gerarchie ecclesiali a schiudersi germinalmente a questo incontro tra le varie istanze. Meglio sarebbe, appunto, dal vivo e in un dialogo anche pubblico realmente partecipato. Cogliere le intenzioni positive dello spiritualismo, dell’intellettualismo, del pragmatismo: nello Spirito vissuta ricerca identitaria anche nello scambio.

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