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Holy See

Il valore della Carta europea dei Diritti fondamentali  

La Carta europea dei Diritti fondamentali, approvata dal Parlamento europeo il 14 novembre 2000 e proclamata ufficialmente dal Consiglio europeo di Nizza il 7 dicembre 2000, è formata da 54 articoli. La Carta riprende in un unico testo, per la prima volta nella storia dell’Unione europea, i diritti civili, politici, economici e sociali dei cittadini europei nonché di tutte le persone che vivono sul territorio dell’Unione.

Questi diritti sono raggruppati in sei grandi capitoli: Dignità, Libertà, Uguaglianza, Solidarietà, Cittadinanza, Giustizia. Si fondano soprattutto sui diritti e sulle libertà fondamentali riconosciute dalla Convenzione europea per la tutela dei diritti dell’uomo, sulle tradizioni costituzionali degli Stati membri dell’Unione europea, sulla Carta sociale europea del Consiglio d’Europa e sulla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, nonché su altre convenzioni internazionali alle quali aderiscono l’Unione europea o i suoi Stati membri.

Sebbene privo di valore giuridico vincolante, il documento - che rappresenta il minimo comune denominatore delle diverse tradizioni costituzionali - segna dunque una svolta essenziale nella politica dell’Unione europea, in origine orientata ad affrontare prevalentemente questioni economiche.

Essa accoglie, in linea di principio, i diritti contemplati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e quelli enunciati nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950, con l’aggiunta di alcuni “nuovi diritti” come richiesto dal Parlamento europeo. La Carta recepisce inoltre i cosiddetti diritti indiretti, cioè quelli derivanti dai Trattati, dalle Convenzioni, dalle Carte comunitarie e i diritti riconosciuti dalla giurisprudenza della Corta di Giustizia delle Comunità europee e della Carta europea dei diritti dell’uomo, così che le istituzioni comunitarie e gli Stati membri possano interpretare la normativa comunitaria alla luce delle disposizioni in essi contenute.

Oltre ai sei capitoli concernenti la dignità, la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, la cittadinanza e la giustizia, vi è un’ultima parte contenente le disposizioni relative alla sfera di applicazione della Carta ed una clausola cosiddetta di salvaguardia (art. 53), diretta a riconoscere la prevalenza della normativa intemazionale o nazionale se più favorevole rispetto a quella prevista dal documento di Nizza.

Quanto alla definizione di “nuovi diritti” la Carta recepisce principi elaborati in seno alle Nazioni Unite e al Consiglio d’Europa. Nell’ambito della biologia e della medicina, ad esempio, è previsto il diritto al consenso informato nonché il divieto di commercializzazione del corpo umano e delle sue parti, il divieto di clonazione e di pratiche biogenetiche (art. 3).

È inoltre contemplato il diritto alla tutela dei dati personali (art. 8) frutto del progresso elettronico e della globalizzazione, quello alla libertà d’impresa (art. 16), finora mai contemplato in atti internazionali. Non esistono particolari innovazioni nell’ambito del diritto di asilo (art. 18), ma viene definitivamente previsto all’art. 19 il divieto di respingimento dello straniero nel Paese in cui è oggetto di persecuzione.

Alcuni articoli della Carta rivestono un singolare interesse per la delicatezza dei principi enunciati: il principio di non discriminazione da applicarsi anche nel caso di diversità di “tendenze sessuali” (art. 21), il principio di libertà religiosa e quello d’istruzione (artt. 10 e 14), da impartire secondo le convinzioni religiose dei genitori.

La Carta rappresenta dunque un documento politico importantissimo e, soprattutto, preliminare alle scelte sul futuro dell’Unione europea e merita di essere conosciuto non solo dalle giovani generazioni.

* Vicario episcopale per il laicato e la cultura della Diocesi di Trieste

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