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Holy See

Il Vaticano all’Onu: le violenze sulle donne un’emergenza, gli autori spesso impuniti  

«La Sanda Sede condanna tutte le forme di violenza contro le donne, compresi gli stereotipi dannosi» che la giustificano e che «promuovono la discriminazione» contro di loro. Così monsignor Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, nel suo intervento all’Assemblea dell’Onu, in corso nel Palazzo di Vetro 

L’arcivescovo ha ribadito nel suo discorso - riportato da Vatican News - la denuncia di Papa Francesco: «La violenza contro le donne non può essere considerata “normale”, sostenendo una cultura maschilista che non accetta il ruolo di protagonista della donna nelle nostre comunità. Non possiamo guardare dall’altra parte, e lasciare che tante donne, specialmente adolescenti, siano “calpestate” nella loro dignità». 

Tra i drammi che coinvolgono un grande numero di donne – ha ricordato il rappresentante vaticano - sono «il flagello della tratta degli esseri umani e le forme moderne di schiavitù», che sempre il Papa ha definito un «crimine contro l’umanità». «Oggi infatti, quando si pensa che la schiavitù sia una tragica memoria storica, ci sono più persone schiave che mai nel passato», ha rimarcato Auza. E se «ci sono così tante donne vittime della tratta che finiscono per le strade delle nostre città», è perché «qui molti uomini – giovani, di mezza età, anziani – chiedono questi servizi».  

Quindi tutti noi, ha affermato il delegato vaticano, abbiamo «un dovere di giustizia di arrestare e perseguire i trafficanti», ma anche «di eliminare la domanda e prosciugare il mercato». 

Monsignor Auza ha definito poi incoraggiante apprendere che «oggi milioni di donne partecipano attivamente alla vita pubblica e politica», come membri di partiti, funzionarie elette o dipendenti statali e che oltre 10mila sono parlamentari nazionali. Tuttavia, persiste la forte preoccupazione per «l’inquietante prevalenza di violenza fisica, verbale e anche in rete contro le donne e le ragazze». Emerge quindi «la necessità di misure legali per proteggere la partecipazione delle donne nelle comunità, senza timore di violenze». 

Infine l’osservatore permanente ha espresso la soddisfazione per la nascita di movimenti contro la schiavitù – anche nel mondo cattolico - guidati da donne impegnate nella difesa dei diritti delle lavoratrici domestiche e agricole e dei migranti. Al contempo il presule ha lodato le campagne di sensibilizzazione in favore delle donne, che coinvolgono uomini e ragazzi e leader delle comunità. «Nonostante ciò – ha affermato amaramente - le violenze contro le donne proseguono, tanto spesso anche nelle mura domestiche, mentre gli autori restano ancora, in molti Paesi, impuniti». 

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