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Holy See
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“San Romero insegni ai vescovi a curare il popolo e non scandalizzarlo” 

Non solo santo, ma anche Dottore della Chiesa. La canonizzazione è stata ormai celebrata e i centinaia di migliaia di fedeli di El Salvador hanno ora una nuova speranza: veder proclamato San Óscar Arnulfo Romero «Dottore della Chiesa». Una richiesta che hanno espresso oggi direttamente al Papa, insieme a quella di una sua visita in El Salvador in occasione della Gmg di Panama del gennaio 2019, tramite l’arcivescovo José Luis Escobar Alas, durante l’incontro in Aula Paolo VI concesso dal Pontefice ai pellegrini salvadoregni venuti a Roma per la canonizzazione, tra cui il presidente Salvador Sánchez Cerén.  

Facendosi portavoce dei sentimenti del suo popolo, il vescovo della capitale San Salvador ha domandato al Papa anche di vedere presto beato padre Rutilio Grande, il gesuita ucciso nel ’77 in Salvador dalle stesse forze della destra paramilitare che poi assassinarono Romero nel marzo di tre anni dopo. Un omicidio, quello di Grande, che segnò l’arcivescovo Romero - come egli stesso affermava - al punto da fargli decidere di abbracciare totalmente “la causa” del popolo contro ogni forma di oppressione e repressione. 

«La supplico a nome dei pastori del popolo di Dio, nel modo più attento, umile e rispettoso, che autorizzi l’apertura del giusto processo affinché San Oscar Arnulfo Romero possa essere dichiarato Dottore della Chiesa… siamo sicuri che il suo insegnamento più prezioso possa aiutare la Chiesa, la mancanza della fede e le gravi violazioni dei diritti umani» ha detto Escobar, aggiungendo: «In questi momenti di turbolenza le assicuriamo la nostra enorme fedeltà, il nostro sostegno totale e la nostra costante preghiera per il suo ministero petrino». 

Francesco - giunto intorno alle 11.30 all’udienza accolto da canti e musica, e applaudito da mani che se non sventolavano santini e foto di Romero cercavano di tirarlo da un lato e dall’altro per un saluto o un abbraccio (tra questi «una nonna di 90 anni che esultava come se ne avesse 15», ha notato il Papa) - non ha risposto direttamente a nessuna delle richieste del popolo del Salvador. Né ha dato conferma della sua tappa nel Paese, come auspicato qualche giorno fa dal cardinale Gregorio Rosa Chavez, tra i più stretti collaboratori del martire Romero. 

Nel suo discorso, tutto in spagnolo intervallato da qualche frase a braccio, Bergoglio ha tratto spunto dalla figura e dall’insegnamento di questo «pastore insigne del continente americano» per rivolgere un messaggio a vescovi, sacerdoti e allo stesso popolo che per Romero rappresentava la priorità del suo ministero. È gente, ha detto, che «ha una fede viva che esprime in diverse forme di religiosità popolare e che modella la sua vita sociale e familiare». Francesco ha chiesto il rispetto per questa profonda fede e a vescovi e sacerdoti, a braccio, ha raccomandato: «Vi chiedo di prendervi cura del santo popolo di Dio e di non scandalizzarlo».  

L’esempio è sempre quello di San Romero. La sua memoria, ha affermato il Pontefice, è «un’occasione eccezionale per inviare un messaggio di pace e riconciliazione a tutti i popoli dell’America Latina», dove «le difficoltà e il flagello della divisione e della guerra non sono mancati», dove «la violenza è stata sentita fortemente nella sua storia recente» e dove «non sono pochi salvadoregni che hanno dovuto lasciare la loro terra in cerca di un futuro migliore».  

Concentrandosi poi sulla figura del nuovo santo, che «ha saputo incarnare alla perfezione l’immagine del Buon Pastore che offre la vita per le sue pecore», il Papa ha invitato i vescovi a trovare in lui - «ancor più ora con la sua canonizzazione» - un «esempio» e uno «stimolo»: esempio di «predilezione per i più bisognosi della misericordia di Dio»; stimolo «per testimoniare l’amore di Cristo e la sollecitudine della Chiesa, sapendo coordinare l’azione di ciascuno dei suoi membri e collaborando con le altre Chiese particolari con zelante affetto collegiale». «Che il santo vescovo Romero vi aiuti ad essere per tutti segni di questa unità nella pluralità che caratterizza il santo popolo di Dio», è stato l’augurio del Pontefice.  

Un invito è andato anche a sacerdoti e religiosi e cioè a «vivere un impegno cristiano ispirato allo stile del nuovo santo», essendo «degni dei suoi insegnamenti» e facendosi «servitori del popolo sacerdotale». «San Óscar Romero ha visto il sacerdote posto in mezzo a due grandi abissi: quella dell’infinita misericordia di Dio e quella dell’infinita miseria degli uomini», ha sottolineato Francesco citando l’omelia del santo durante la sua ordinazione sacerdotale del 10 dicembre 1977. «Lavorate instancabilmente per incanalare quell’infinito desiderio di Dio di perdonare gli uomini che si pentono della loro miseria e di aprire il cuore dei loro fratelli alla tenerezza dell'amore di Dio, anche attraverso la denuncia profetica dei mali del mondo». 

Salutando infine i numerosi pellegrini venuti a Roma che hanno partecipato ieri mattina alla canonizzazione in piazza San Pietro, provenienti da El Salvador ma anche da altri Paesi latinoamericani, Papa Bergoglio ha ricordato che «il messaggio di San Oscar Romero è rivolto a tutti, senza eccezioni». E in questo messaggio c’è l’appello, ripetuto con forza dall’arcivescovo, «che ogni cattolico deve essere un martire, perché martire significa testimone, cioè testimonianza del messaggio di Dio agli uomini». «Dio - ha aggiunto il Papa - vuole essere presente nelle nostre vite e ci chiama ad annunciare il suo messaggio di libertà a tutta l’umanità. Solo in Lui possiamo essere liberi: liberi dal peccato, dal male, dall’odio nei nostri cuori, liberi di amare e accogliere il Signore e i nostri fratelli e sorelle. Una vera libertà già sulla terra, che passa attraverso la preoccupazione per l’uomo concreto per risvegliare in ogni cuore la speranza della salvezza». 

«Sappiamo bene che questo non è facile», ha ammesso il Papa, per questo è necessaria la preghiera ed è necessario soprattutto «restare uniti a Dio e in comunione con la Chiesa», perché, come diceva San Óscar, «senza Dio, e senza il ministero della Chiesa» non è possibile sopravvivere alle persecuzioni.  

A conclusione del suo discorso, il Papa ha espresso gratitudine al «santo Popolo di Dio che è pellegrino in El Salvador» e che «vibra oggi per la gioia di vedere uno dei suoi figli agli onori degli altari». «Il popolo - ha aggiunto a braccio - voleva bene a monsignor Romero e sapete perché? Perché il popolo di Dio sa fiutare dove c’è la santità. Qui, tra di voi, c’è tanta gente che dovrei ringraziare, a tutto il popolo che lo ha accompagnato, che lo ha seguito».  

Non potendo però ringraziare uno ad uno tutto il «pueblo», il Papa ha scelto in sua rappresentanza «una persona molto vicina a Romero, Angelita Morales», la donna di maggior fiducia del presule che ha vissuto accanto a lui gli ultimi otto anni della sua vita, fino al mattino del giorno del suo assassinio. «In lei c’è la sintesi di tutto il popolo di Dio» ha affermato Bergoglio, facendo salire Angelita sul palco che gli ha portato in dono una camicia appartenuta al santo. 

Da qui una battuta per congedarsi dall’udienza: «Avete pagato qualcosa per entrare qua?». Al «no» risposto in coro dai presenti, Papa Francesco ha detto: «Adesso dovete pagare e il prezzo da pagare è che pregate per me». 

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