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Scicluna in Polonia: sono testimone della lotta di Giovanni Paolo II contro gli abusi 

«Sono stato testimone oculare della determinazione di San Giovanni Paolo II nel combattere gli abusi sessuali sui minori, quando queste questioni gli venivano presentate. Credo che coloro che mettono in discussione la competenza di San Giovanni Paolo II nel trattare questo fenomeno dovrebbero rinfrescare la loro conoscenza della storia». Non si può andare in Polonia e non ricordare colui che ne è stato il più illustre rappresentante, il Pontefice polacco proclamato santo dalla Chiesa cattolica nel 2014. Non ha fatto eccezione l’arcivescovo Charles Jude Scicluna che, invitato il 13-14 giugno scorsi dai vescovi del Paese est-europeo a Świdnica per partecipare alla plenaria sulla protezione dei minori, ha rievocato l’opera di Karol Wojtyla contro questa ferita della Chiesa che proprio sotto il suo lungo pontificato ha conosciuto i momenti più terribili. 

Dal caso del cardinale pedofilo viennese Hans Hermann Groër al vescovo di St. Pölten, Kurt Krenn, fino alla stessa vicenda di Theodore McCarrick, l’ex arcivescovo di Washington ridotto allo stato laicale per abusi su minori e giovani seminaristi, sono tante le ombre che accompagnano i 37 anni di Giovanni Paolo II sul soglio di Pietro. Senza dimenticare lo scandalo forse più eclatante del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel, abusatore seriale e tossicodipendente, tenuto nascosto per decenni e deflagrato sotto Benedetto XVI. 

Proprio Scicluna era stato incaricato di condurre le indagini su Maciel, dopo esser stato nominato nell’ottobre del 2002 da Giovanni Paolo II come promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della fede - una sorta di pubblico ministero della Santa Sede - con il compito di occuparsi dei casi di reati sessuali commessi dal clero. Ruolo svolto per un intero decennio, fino all’ottobre 2012, come ha ricordato lo stesso arcivescovo di Malta nell’intervista rilasciata alla KAI, agenzia cattolica polacca, in occasione della visita. 

«Dieci anni tondi…», ha commentato il prelato, «ma parte di questo periodo è caduta sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. A quel tempo il cardinale Joseph Ratzinger si recava dal Santo Padre ogni venerdì riferendo di molti casi di abusi sessuali. Il Papa ha sempre tenuto conto del parere della Congregazione con il massimo impegno e la massima determinazione», ha assicurato Scicluna. E ha richiamato nell’intervista anche le parole di Giovanni Paolo II pronunciate durante un incontro del 23 ottobre 2002 con i cardinali americani: «Non c’è posto nel sacerdozio o nella vita religiosa per coloro che potrebbero del male ai minori». È questa «l’affermazione più importante che i cattolici, non solo in Polonia, ma anche nel mondo intero, dovrebbero conoscere», secondo Scicluna.

Il suo punto di vista è, dunque, quello di un esperto in materia. Papa Francesco poggia molto della sua lotta agli abusi sulla competenza dell’arcivescovo, nominato lo scorso anno segretario aggiunto dell’ex Sant’Uffizio e impiegato nel comitato organizzatore del mega Summit sulla tutela dei minori del febbraio 2019. Il presule maltese è stato per ben due volte inviato dal Papa come suo delegato in Cile, dove la Chiesa ha rischiato il collasso per vecchi scandali sessuali, a cominciare da quello dell’ex prete Fernando Karadima, che ancora si ripercuotono sui fedeli. Scicluna ha svolto un minuzioso lavoro di indagine e di ascolto di vittime e testimoni, tornando a Roma con un ampio dossier di oltre duemila pagine.

Alla notizia della sua visita in Polonia qualcuno ha lasciato intendere che fosse stato inviato dal Papa nel Paese per far venire alla luce oscure vicende di abusi del clero. Alcune erano emerse nel documentario “Non dirlo a nessuno” (Tylko nie mów nikomu), realizzato da due registi indipendenti e lanciato a metà maggio su YouTube dove ha registrato oltre 21 milioni di visualizzazioni. Il docufilm ha creato un forte shock del Paese, ancora permeato da forti sentimenti clericalisti e governato da una Chiesa tendente all’ermetismo. 

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L’arrivo dell’ex pm vaticano è stato perciò interpretato da parte dell’opinione pubblica come un segnale da parte di monitoraggio della Santa Sede alla Chiesa in Polonia. Alcuni giornalisti sono arrivati a chiedere in conferenza stampa se fosse possibile che, dopo la sua visita, i vescovi polacchi si dimettessero in blocco come accaduto in Cile. «Non sono qui per questo», ha tagliato corto il vescovo, rimasto in Polonia per i soli due giorni programmati già dall’anno prima dalla Conferenza episcopale che aveva voluto  invitarlo dopo aver deciso di dedicare alla tutela dei bambini il tema della plenaria e il programma pastorale per gli anni 2019-2022. «Il Papa sapeva che sarei venuto in Polonia, e mi ha chiesto di salutare i polacchi in modo speciale a suo nome, ma non sono qui come suo inviato», ha ripetuto inoltre monsignor Scicluna alla televisione polacca TVP.

A Wałbrzych, il presule è intervenuto per circa due ore dopo le relazioni del primate della Polonia, l’arcivescovo Wojciech Polak, delegato episcopale per la protezione dei minori, e di monsignor Piotr Majer, che hanno parlato dell’applicazione del Motu proprio di Papa Francesco del 1° giugno scorso “Vos estis lux mundi”. Scicluna ha sottolineato come il documento papale - alla cui stesura ha partecipato direttamente - crea «per la prima volta» nella storia della Chiesa «un obbligo positivo di denuncia» e dunque rappresenta una spada di Damocle su tutti quei vescovi che insabbiano, pensando a proteggere più la reputazione che le vittime. 

«Le vittime non sono nemici della Chiesa ma pecore ferite», ha detto Scicluna nel suo intervento, elogiando le procedure decise dalla Conferenza episcopale nel corso degli anni sui casi di abusi ma lamentando la mancanza di risultati ancora definitivi. Bisogna passare «dalle belle parole alle migliori pratiche», ha detto: «Leggendo la storia di questo grande Paese, vediamo che la Polonia ha sempre sofferto per essere fedele a Roma. Ora è tempo di essere fedeli a ciò che Papa Francesco ci chiede».

Dopo aver incontrato i vescovi, Scicluna si è recato nella città di Wroclaw per un appuntamento con i delegati diocesani per la protezione dei bambini. A loro ha domandato di non dimenticare mai di aver a che fare con «persone reali» e non con una serie di regole. Da qui un invito anche a «comunicare»: con il dialogo e l’ascolto alle vittime e con una maggiore «trasparenza» verso l’esterno. Per tanti, troppi, anni «eravamo soliti dire nella Chiesa: non parliamo di abusi sessuali per non scandalizzare. Ebbene - ha concluso Scicluna - cosa scandalizza di più: parlarne o insabbiare?».   

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