logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo
star Bookmark: Tag Tag Tag Tag Tag
Holy See

Vescovi degni di Cristo e dell’uomo 

Nell’omelia a Santa Marta, durante la celebrazione eucaristica del 12 novembre 2018, Papa Francesco ha voluto delineare l’identità di colui che viene ordinato vescovo «della» e «per» la Chiesa di Cristo. Si è richiamato a ciò che l’apostolo Paolo richiede: il vescovo deve essere persona «ospitale, amante del bene, assennato, giusto, santo, padrone di sé, fedele alla parola degna di fede che gli è stata assegnata, per essere un vero servitore del Signore». 

Queste sono le attenzioni che il popolo cristiano, sulle raccomandazioni dell’apostolo Paolo, vuole in un Pastore. Papa Francesco in quell’omelia auspica che «quando si fanno le indagini per l’elezione dei vescovi, sarebbe bello fare queste domande all’inizio». 

Credo che ciò sia la prima cosa da valutare, partendo proprio dalle “urgenze” già sottolineate dalla Chiesa delle origini, con l’aggiunta di quella cristiana umiltà ed ecclesiastico spirito di servizio che diviene dedizione totale per il gregge nel nome del Signore. Purtroppo sono emersi recentemente comportamenti in alcuni ecclesiastici, elevati all’ordine dell’episcopato, che non hanno «tutelato il gregge dai lupi lussuriosi» o peggio hanno protetto non le vittime ma gli abusatori. 

Papa Francesco, come prima di lui Papa Benedetto, ha voluto che per i corruttori di minori vi fosse “tolleranza zero”. Ha degradato dal cardinalato l’arcivescovo abusatore di Washington e molti vescovi, non solo del sud America, ma anche di altri continenti. Ora credo sia opportuno che anzitutto nella vita dei presbiteri e nei luoghi di formazione dei futuri sacerdoti si offrano percorsi affettivi, culturali e spirituali, dove si sperimenti una maturità umana e cristiana e dove la dimensione affettiva sia equilibrata e sana nella realtà bipolare maschio e femmina e nella responsabilità educativa, in un rapporto di paternità oblativa e non di relazionalità anche psicologicamente compensatorie. 

Vi è poi la scelta dei presbiteri per il ministero dell’episcopato, per la cui scelta Papa Francesco è giustamente preoccupato. Già il beato Rosmini indicava che un certo modo dell’esercizio dell’episcopato costituiva una delle cinque piaghe della Chiesa. Forse è giunto il tempo di prendere in considerazione il metodo delle Chiese ortodosse, oppure di responsabilizzare maggiormente le Conferenze episcopali a scegliere i candidati tra coloro che si spendono correttamente per l’evangelizzazione e l’edificazione di Comunità cristiane, dove il centro sia Cristo e la santificazione del Popolo di Dio, attraverso la crescita del desiderio del primato di Dio nella vita dei singoli e delle Comunità, nella carità e nel dialogo. 

L’episcopato non deve essere «offerto» come promozione o gratificazione, ma come servizio di «immolazione» per il regno di Dio e per la santificazione del mondo. Non manager ma pastori. 

La preoccupazione del vescovo deve essere quella del proemio della Gaudium et Spes: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia». 

Il popolo di Dio si attende veramente vescovi non «populisti» o «rigoristi», ma uomini di Chiesa che sappiano amare non solo il gregge, ma l’umanità intera per la quale il Figlio di Dio ha dato tutto di sé. Per la riforma della Curia romana forse si potrebbe riprendere il criterio di Paolo VI di chiamare i pastori diocesani quali responsabili delle Congregazioni e Pontifici Consigli della Santa Sede. In tal modo si garantirebbe l’attenzione pastorale degli stretti collaboratori del ministero petrino. 

Sembra che le ultime scelte di Papa Francesco (vedi ad esempio l’arcivescovo di Malta all’ex Sant’Uffizio) siano in questa linea. 

* Vicario episcopale per il laicato e la cultura della Diocesi di Trieste 

Themes
ICO