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Holy See

Bassetti: non si vive di simboli religiosi, l'Italia è accogliente 

Se l’Europa «è sentita come distante e autoreferenziale, fino al punto da far parlare di una “decomposizione della famiglia comunitaria”, su cui soffiano populismi e sovranismi», è necessario rivitalizzare il patrimonio delle virtù italiane, «prima fra tutte l’accoglienza», perché «non si vive di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi o di forme di comportamento esteriori»: lo ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, aprendo la seconda giornata dell’assemblea Cei, in un discorso nel quale ha fatto appello a «superare riserve e sfiducia e di partecipare al voto» delle europee domenica prossima 26 maggio. Il Presidente della Conferenza episcopale italiana ha espresso anche sconcerto per la decisione prospettata dal Governo di raddoppiare la tassazione sul terzo settore ed ha fatto appello per la ricostruzione delle «tante abitazioni ancora inagibili» e delle 3.000 chiese danneggiate dal sisma che ha colpito il centro Italia.

«È vero che oggi l’Europa è sentita come distante e autoreferenziale, fino al punto da far parlare di una “decomposizione della famiglia comunitaria”, su cui soffiano populismi e sovranismi», ha detto l’Arcivescovo di Perugia. «Lasciatemi, però, dire – forse un po’ provocatoriamente – che il problema non è innanzitutto l’Europa, bensì l’Italia, nella nostra fatica a vivere la nazione come comunità politica. Oggi, noi italiani, cosa abbiamo ancora da offrire? Penso alle nostre virtù, prima fra tutte l’accoglienza; penso a una tradizione educativa straordinaria, a uno spirito di umanità che non ha eguali; penso alla densità storica, culturale e religiosa di cui siamo eredi. Attenzione, però: non si vive – ha detto Bassetti senza esplicitare ulteriormente il riferimento a recenti vicende di campagna elettorale – di ricordi, di richiami a tradizioni e simboli religiosi o di forme di comportamento esteriori! Il nostro è un patrimonio che va rivitalizzato, anche per consentirci di portare più Italia in Europa. Dobbiamo essere fino in fondo italiani – convinti, generosi, solidali, rispettosi delle norme – perché anche l’Europa sia un po’ più italiana. Dobbiamo essere fieri – sia detto senza alcuna presunzione – di un Cristianesimo che ha disegnato il Continente con il suo contributo di spiritualità e cultura, di arte e dottrina sociale. Di umanesimo concreto. Come italiani dovremmo essere il volto migliore dell’Europa per dare più fierezza ai nostri giovani, ai nostri emigrati e a quanti sbarcano sulle nostre coste, perché siamo il loro primo approdo. Con questa prospettiva, va valorizzata l’opportunità che ci è offerta dalle elezioni di domenica prossima: chiediamo a tutti di superare riserve e sfiducia e di partecipare al voto. Siamo consapevoli che questo rimane solo il primo passo, ma è un passo che non ci è dato di disertare».

Il cardinal Bassetti ha poi voluto denunciare, nel suo discorso, «una crescente preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare con la riforma del Terzo settore» e gli «antichi pregiudizi» che restano al fondo «per le attività sociali svolte dal mondo cattolico; pregiudizi che non consentono di avere ancora una normativa adeguata a rispondere alle esigenze di centinaia di migliaia di persone, dedite al prossimo e alle persone bisognose». Per questo «non si può che rimanere sconcertati vedendo che al Paese intero si manda un segnale di segno opposto, intervenendo senza giustificazione alcuna per raddoppiare la tassazione sugli enti che svolgono attività non commerciali», ha detto il porporato toscano, che ha aggiunto: «Al Governo chiediamo non sconti fiscali o privilegi, ma regole idonee e certe, nel rispetto di quella società organizzata e di quei corpi intermedi che sono espressione di sussidiarietà; riposta di prossimità offerta al bene di ciascuno e di tutti; risposta qualificata dall’esperienza e dalla creatività, dalla professionalità e dalle buone azioni».

Quanto al centro Italia colpito dal sisma, Bassetti ha fatto appello a chi ha la responsabilità civile e politica per uno sforzo nella ricostruzione: «Lo reclamano – ha detto – le tante abitazioni ancora inagibili della nostra gente; lo reclamano le nostre chiese: sono 3.000 quelle danneggiate dal sisma; l’impegno, su cui ci si è confrontati per mesi, ne prevede la ricostruzione di 600, quali luoghi di culto, di riferimento e aggregazione per tutta la comunità. È decisivo, dunque, che le ordinanze siano rese operative, che le procedure concordate per la ricostruzione trovino attuazione, che i fondi stanziati si traducano in interventi concreti».

Il cardinale Bassetti ha fatto riferimento, nella sua introduzione, al discorso pronunciato ieri dal Papa, sottolineando che «la sinodalità non è un evento da celebrare, ma uno stile da lasciar trasparire nel linguaggio, nella stima vicendevole, nella gratitudine, nella cura delle relazioni: tra noi e con il Popolo di Dio, a partire dai nostri presbiteri», e al successivo incontro a porte chiuse con il Papa, «a cui va la nostra gratitudine e affettuosa solidarietà: il nostro ministero episcopale vive intimamente legato al suo servizio di unità e di presidenza della carità; in lui troviamo riferimento, monito e promessa». E papa Francesco, del quale Bassetti ha citato tanto la «Evangelii Gaudium» quanto il discorso al convegno nazionale della Chiesa italiana a Firenze, parteciperà, ha annunciato Bassetti, alla giornata conclusiva dell’Incontro di riflessione e spiritualità per la pace che si svolgerà a Bari dal 19 al 23 febbraio del prossimo anno.

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