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Holy See

Cile, si dimette dopo un mese l’ausiliare di Santiago: polemiche per frasi su donne e abusi 

Ventiquattro giorni. Tanto è durato monsignor Carlos Eugenio Irarrázaval Errázuriz nel ruolo di ausiliare della arcidiocesi di Santiago del Cile, travolta nel passato e nel presente da continui scandali di abusi. A neppure un mese dalla nomina papale del 22 maggio scorso, e senza aver fatto neppure in tempo a ricevere l’ordinazione episcopale, il sacerdote, 53 anni, ha presentato la sua rinuncia al Papa dopo essere stato investito da roventi polemiche per alcune  dichiarazioni, definite da tanti come «sconcertanti», su abusi, donne ed ebrei.  

Francesco ha accettato oggi la sua rinuncia, come informa uno stringatissimo comunicato di monsignor Celestino Aos, amministratore apostolico di Santiago, pubblicato sul sito dell’arcivescovado. «Con la data odierna - si legge - annunciamo che il Santo Padre ha accettato le dimissioni di monsignor Carlos Eugenio Irarrázaval Errázuriz come vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Santiago, ufficio ecclesiastico per il quale era stato eletto. La decisione - spiega il presule anche in un filmato pubblicato insieme alla nota - è stata il frutto di un dialogo e di un discernimento comune, in cui Papa Francesco ha valorizzato lo spirito di fede e umiltà del sacerdote, a favore dell’unità e del bene della Chiesa che è pellegrina in Cile». 

Aos spiega, senza fornire motivazioni o ulteriori dettagli, che «Irarrázaval continuerà il suo servizio come parroco a Sagrado Corazón de Jesús de Providencia, Santiago». Ovvero la famigerata parrocchia di “El Bosque”, dove per anni operò Fernando Karadima, il sacerdote cileno macchiatosi di numerosi abusi sessuali, di potere e di coscienza su giovani e seminaristi, condannato dalla Santa Sede e infine spretato da Bergoglio lo scorso novembre. 

Proprio a ristabilire una serenità all’interno della comunità parrocchiale sconvolta dai crimini del prelato, amico delle gerarchie ecclesiastiche e politiche cilene, era stato inviato Irarrázaval, con una lunga esperienza di parroco, considerato sacerdote intelligente e preparato. In particolare a lui era stato affidato il compito di vigilare sui circa 40 preti formati da Karadima. Inoltre la sua presenza nella parrocchia, situata in uno dei quartieri bene di Santiago, grazie al suo cognome di origine basca, considerato aristocratico in Cile, voleva essere un modo per ripescare quei settori più “nobili” che si erano allontanati dopo gli scandali.

Considerato il suo background, sono apparse ancora più sorprendenti le dichiarazioni che il vescovo ha rilasciato a El Mercurio sui casi di abusi il giorno dopo la nomina. Interpellato su questa piaga che ha di fatto messo in ginocchio la Chiesa del Paese sudamericano, Irarrázaval ha definito la crisi degli abusi come un «riso riscaldato». Bisogna guardare al futuro diceva, perché «mescolare il riso riscaldato è inutile». «Forse come sacerdote devo mangiare riso surriscaldato; il riso appena fatto è più ricco. Il riso riscaldato è vecchio, ma si può anche mangiare. L’ho detto su quanto sta accadendo qui nella Parrocchia del Sacro Cuore, visto che sono passati dieci anni da quando il vaso è stato scoperto».

Non era trascorsa neppure un’ora che già queste frasi, seppur in forma decontestualizzata, circolavano sui social, sommerse dalle critiche di numerosi utenti soprattutto da parte delle vittime di Karadima che, dopo anni, hanno vinto - a livello morale e legale - la loro battaglia per la verità. In particolare Juan Carlos Cruz, venuto a Roma diverse volte come testimone di quegli orrori, ricevuto anche dal Papa, che ha commentato: «Partiamo bene con il commento sciocco di chi sarà il nuovo vescovo ausiliare di Santiago».

Lo stesso monsignor Irarrázaval ha poi cercato di mitigare le polemiche spiegando che la metafora del riso voleva significare che: «Se rimaniamo con quello che già sappiamo, non si trova niente di nuovo. Quello che dobbiamo fare è andare a fondo della situazione per risolvere il problema e dobbiamo trarre profitto da ciò che abbiamo imparato per guardare avanti».

A peggiorare la posizione del vescovo ci ha pensato lui stesso con un’altra intervista a Cnn Chile in cui veniva interpellato sul ruolo delle donne nella Chiesa, tema a cuore a monsignor Aos che ha spiegato in diverse occasioni che la partecipazione femminile nella Chiesa sia per lui una priorità. «Forse a loro stesse piace stare dietro le quinte, forse», diceva Irarrázaval, aggiungendo: «Gesù Cristo ci ha fissato alcune linee guida (...) Nell’Ultima Cena non c’era nessuna donna seduta a tavola e dobbiamo rispettare anche questo. Gesù Cristo ha fatto delle scelte e non l’ha fatto ideologicamente».

Accuse di misoginia da movimenti femministi sono scese come pioggia sul nuovo ausiliare che, come se non bastasse, ha rischiato di creare una frattura anche con la comunità ebraica cilena dopo aver definito, nella stessa intervista, la cultura ebraica come «sciovinista» e machista «anche oggi»: «Se vedete un ebreo che cammina per strada, la donna è indietro di dieci passi, ma Gesù Cristo rompe questa dinamica». Gli ebrei non hanno preso bene queste affermazioni, tanto che il vescovo Aos ha dovuto rilasciare una dichiarazione ufficiale di pubbliche scuse ed è stato organizzato anche un incontro per ristabilire i rapporti. 

Il tutto si era consumato nel giro di una settimana. Ma evidentemente pressioni, polemiche e critiche del tipo «non è adatto all’ufficio», sono proseguite anche nei giorni successivi perché Irarrázaval arrivasse a presentare le sue dimissioni. Ora tornerà a fare il parroco, non essendo neppure stato consacrato vescovo. 

Insomma non c’è pace per la Chiesa della capitale cilena, già destabilizzata a marzo dalle dimissioni del cardinale 77enne Ricardo Ezzati, sotto processo per occultamenti di casi di abuso. Ad affiancare a Santiago l’amministratore apostolico Aos ci sarà quindi solo padre Alberto Lorenzelli, salesiano argentino cresciuto in Italia, il secondo vescovo ausiliare designato. In Cile da cinque anni, attualmente è a Roma in attesa dell’ordinazione che sarà celebrata dal Papa il 22 giugno nella Basilica di San Pietro.

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