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Domani 120 anni dalla nascita di Eduardo, il genio “cattivo” del teatro italiano

Domani ricorrono i 120 anni dalla nascita di Eduardo De Filippo, uno dei più importanti drammaturghi italiani del Novecento assieme a Luigi Pirandello, Dario Fo e Carlo Goldoni. Un genio assoluto che ha elevato il teatro dialettale a livelli mai raggiunti, che ha raccontato storie universali ambientandole nella realtà spesso minimalista di Napoli. Ha parlato al cuore e alle menti degli spettatori trovando sempre la chiave per entrare e stabilire un contatto assoluto, immediato.

Figlio naturale di Eduardo Scarpetta, secondo dei tre figli che il commediografo aveva avuto con la nipote della moglie (era sposato con Rosa De Filippo, da cui ebbe tre figli - Domenico, Maria e Vincenzo - ed ebbe una relazione con la nipote acquisita, figlia del cognato, da cui nacquero Titina, Eduardo e Peppino), Eduardo crebbe in teatro lavorando nella compagnia del fratellastro Vincenzo prima, in altre di cui era direttore artistico, poi nella compagnia Teatro Umoristico “I De Filippo” che formò insieme con i fratelli. Un sodalizio controverso e burrascoso con Peppino che si concluse nel 1944 con una rottura clamorosa, risanata solo negli ultimi anni di vita di Peppino (scomparso nel 1980, quattro anni prima del fratello).

Di Eduardo restano una sessantina di commedie, molte delle quali capolavori assoluti del teatro italiano: da “Natale in casa Cupiello” del 1931 a “Non ti pago” del 1940, da “La fortuna con l’effe maiuscola” del 1942 a “Napoli milionaria” del 1945, da “Questi fantasmi” e “Filumena Marturano” del 1946 a “Sabato, domenica e lunedì” del 1959, da “Il sindaco del rione Sanità” del 1960 a “Gli esami non finiscono mai” del 1973.

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