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Francesco a pranzo con 3mila poveri: “Grazie per la compagnia” 

Tremila poveri, tra senzatetto, rifugiati e famiglie bisognose, hanno affollato l’Aula Paolo VI per il pranzo con Papa Francesco, in occasione della seconda Giornata mondiale dei Poveri. Dopo la messa mattutina nella Basilica vaticana e l’Angelus in piazza San Pietro, il Pontefice si è trasferito nell’aula dove tradizionalmente si svolgono le udienze allestita per l’occasione con lunghi tavoli apparecchiati con tovaglie bianche. In sottofondo un accompagnamento musicale e l’assistenza di alcuni volontari.  

Il pranzo è stato offerto da Rome Cavalieri-Hilton Italia, in collaborazione con Ente Morale Tabor. Francesco si è seduto accanto ad un gruppo di poveri, accompagnati dalle associazioni e dai gruppi parrocchiali. Al termine del pranzo ha salutato tutti i presenti, dicendo: «Ringrazio tanto tutti voi per la compagnia. Adesso mi dicono che incomincia la vera festa e il Papa deve andarsene via, perché la festa sia buona!». 

In mezzo agli applausi Jorge Mario Bergoglio ha aggiunto: «Grazie tante! Grazie a voi per la compagnia. Grazie ai ragazzi musicisti. Grazie a coloro che hanno preparato il pranzo, che lo hanno servito, e ai tanti ragazzi e ragazze che aiutano qui all’ordine. E grazie a tutti voi. E pregate per me. Che il Signore vi benedica. Grazie!». 

Prima di lasciare l’Aula Paolo VI e fare ritorno, intorno alle 13.45 a Casa Santa Marta, Papa Francesco ha salutato i bambini, i poveri e le persone presenti e fatto una foto con i cuochi. 

Contemporaneamente, nelle tante parrocchie che hanno aderito alla Giornata istituita dal Pontefice argentino al termine del Giubileo della Misericordia con la lettera apostolica “Misericordia et Misera”, come pure nei centri di volontariato e in alcuni Collegi e scuole di Roma, dell’Italia e del mondo, ognuno secondo le proprie possibilità, è stato offerto un pranzo ai bisognosi. Un modo, come ha detto il Papa durante l’Angelus, «per esprimere la vicinanza della comunità cristiana a quanti vivono in condizione di povertà». 

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