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Holy See

I cristiani insieme per il “Tempo del Creato”, un mese di preghiera per la cura della casa comune 

Cattolici, anglicani, luterani, evangelici, tutti celebreranno insieme il “Tempo del Creato”, iniziativa ecumenica mondiale che lancia un appello a proteggere la nostra casa comune, a farsene custodi e non usurpatori, a raccoglierne e svilupparne i doni. L’iniziativa, che si svolge ogni anno e che nel 2019 ha come tema “La rete di vita” (scelto da un comitato ecumenico), è promossa dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale che sta già raccogliendo la risposta fattiva di tante diocesi.

Si tratta, in sostanza, di una celebrazione ecumenica di preghiera che ha esteso la ricorrenza della Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato del 1° settembre, proclamata dal patriarca Dimitrios I nel 1989 per gli ortodossi e fatta propria da Papa Francesco nel 2015, al 4 ottobre, festa di San Francesco, autore del “Cantico delle Creature”.

In questo “Tempo” si terranno eventi specifici per le diverse comunità, tra cui si segnalano la Comunione Anglicana, la Federazione Mondiale Luterana, il Consiglio Mondiale delle Chiese e l'Alleanza Evangelica Mondiale. Si va dagli incontri di adorazione e preghiera alla raccolta di rifiuti, agli appelli per un cambiamento delle politiche per limitare il riscaldamento globale. Tutte celebrazioni inserite nel calendario annuale delle parrocchie e delle diocesi del mondo.

L’iniziativa riceve inoltre il sostegno del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e quest’anno coincide con la Giornata Mondiale della Biodiversità, oltre che con la Conferenza di Bonn sui cambiamenti climatici, appuntamento internazionale (il primo sul riscaldamento globale da quando sono iniziati i Fridays for Future) in preparazione al vertice sul clima che si svolgerà a dicembre a Santiago del Cile. 

Da non dimenticare anche il quarto anniversario della enciclica di Papa Francesco, Laudato si’ - documento guida che innerva tutto questo “Tempo” -, attraverso la quale la Chiesa richiama gli abitanti dei cinque continenti a considerare la cura del creato come parte della propria «responsabilità di guida pastorale». 

Ognuno è, infatti, chiamato in causa: la protezione della «casa comune», secondo la definizione di Papa Francesco, non è un pallino di verdi ed ecologisti ma una urgenza di qualunque uomo o donna abiti su questa terra. La maggior parte dei ricercatori concorda infatti nell’affermare che se non si agisce per ridurre le emissioni di gas serra, la Terra continuerà lungo un percorso di riscaldamento globale che potrebbe raggiungere i 3 o 4 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali

Un allarme, questo, già recentemente lanciato dal Papa nel suo discorso nella Casina Pio IV dinanzi al presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e ai ministri delle Finanze di diverse nazioni riuniti per una conferenza sui “climate change”.

«Prendersi cura del creato aiuta a proteggere l’eredità che il Creatore ci ha dato, un’eredità essenziale per il nostro benessere», si legge ora in una lettera del Dicastero, firmata dal segretario monsignor Bruno Maria Duffé. Proteggere questa eredità «è una maniera di adempiere al nostro ruolo di custodi della creazione», recita il testo. Che insiste: «Con l’aggravarsi della crisi ambientale, noi Cristiani siamo urgentemente chiamati ad essere testimoni della nostra fede agendo coraggiosamente per tutelare il dono che condividiamo».

Insieme al Movimento Cattolico Mondiale per il Clima e alla Rete Ecclesiale Pan-Amazzonica, organismo che sostiene la preparazione per il Sinodo sull’Amazzonica del prossimo ottobre (inizierà il 6, due giorni dopo la fine del “Tempo del Creato”, il Dicastero sta studiando idee per le celebrazioni, ovvero come includere nella liturgia la cura del creato, formare comitati per promuovere l’ecologia integrale e partecipare ad attività di advocacy

Tutto è finalizzato a ricordare la chiamata ad essere «custodi» della creazione di Dio. Francesco lo ha ricordato infinite volte, ma anche Benedetto XVI salutando il clero della Diocesi di Bolzano-Bressanone, durante la sua visita del 6 agosto 2008, facendo riferimento alla Genesi, sottolineava che: «Fino a quando la terra è stata considerata creazione di Dio, il compito di “soggiogarla” non è mai stato inteso come un ordine di renderla schiava, ma piuttosto come compito di essere custodi della creazione e di svilupparne i doni; di collaborare noi stessi in modo attivo all’opera di Dio, all’evoluzione che Egli ha posto nel mondo, così che i doni della creazione siano valorizzati e non calpestati e distrutti».

«Celebriamo il Tempo del Creato ogni anno perché è parte essenziale della nostra fede», sottolinea infatti Tomás Insua, direttore esecutivo del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima. «Onorare il Creatore, proteggere i più vulnerabili: questi sono i valori fondamentali che accogliamo come cattolici e come cristiani. Decine di migliaia di nostri fratelli e sorelle si riuniscono ogni anno per questo tempo, che fa parte del calendario annuale in molte comunità, ed è un bel momento per concentrarsi sul nostro amore per il Creatore e il creato».

Fa eco Mauricio Lopez, segretario esecutivo della Repam, il quale, ricordando che 87mila persone hanno partecipato alle discussioni per preparare il Sinodo e scoprire «il volto amazzonico della Chiesa», sottolinea: «Il Tempo del Creato è un’opportunità per riflettere sui modi in cui amiamo le culture in tutta la loro diversità, specialmente la diversità delle comunità nell’Amazzonia. È un’opportunità per amare il volto di Dio e come si presenta nell’Amazzonia. Possiamo occuparci dei nostri vicini più vulnerabili e del posto che occupano nel creato».

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