logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo logo
star Bookmark: Tag Tag Tag Tag Tag
Holy See

Il Papa ai giovani: “No al populismo, oggi va di moda ma fa chiudere le porte e le mani” 

Da una sedia posizionata nel corridoio dell’Aula Paolo VI, in prima fila in mezzo ai giovani e ai padri sinodali, Papa Francesco assiste per oltre un’ora ai canti, i balletti, le testimonianze, i filmati e gli sketch che scandiscono l’incontro “Noi per. Unici, solidali, creativi”. È l’evento promosso dalla Segreteria generale del Sinodo e dalla Congregazione per l’Educazione cattolica, una vera e propria kermesse attraverso la quale i ragazzi e le ragazze di tutta Italia, dell’Europa e anche del mondo, vogliono ringraziare il Papa per aver dedicato a loro la grande assise dei vescovi. 

Tra video racconti e le note al pianoforte di Giovanni Caccamo, le battute dell’attore romano Giovanni Scifoni e la breve esibizione di un prete ballerino ecuadoriano, Bergoglio ascolta i frammenti di vita di alcuni ragazzi dai 20 ai 30 anni: storie quasi tutte di sofferenza e di rinascita grazie alla fede, di chi era schiavo delle droghe o del sesso ricercato nelle chat o nella pornografia, di chi era vittima di bullismo o di un cancro, di chi ha avuto un’infanzia difficile, chi ha festeggiato il suo diciottesimo compleanno nella cella di un carcere o vive oggi in un campo profughi ai confini della Siria, come rifugiato o volontario

Gli stessi ragazzi - uno con il gesso al braccio su cui il Papa pone la sua firma - gli consegnano poi simbolicamente in una busta bianca le loro domande su come affrontare le sfide della società, della politica, della Chiesa in attesa di una risposta dal Sinodo. Francesco, che prende la parola al termine del “festival”, risponde interamente a braccio cestinando il discorso scritto. Subito scherza: «Qui sono le domande scritte, la risposta la daranno i padri sinodali perché se io dessi le risposte qui, annullerei il Sinodo! La risposta deve venire da tutti: dalla nostra discussione. Soprattutto devono essere risposte fatte senza paura». 

Poi il Papa chiede ai giovani coraggio, coerenza e concretezza. Ma prima mette in guardia dal pericolo dei populismi che fanno vedere nell’altro, nello straniero, il male e un nemico da allontanare. «Oggi - dice - sono di moda i populismi, che non hanno niente a che vedere con il “popolare”: il popolare è la cultura del popolo che si esprime nell’arte, nelle scienze, si esprime nella festa: ogni popolo fa festa a suo modo. Ma il populismo è il contrario: è la chiusura in un modello: “Siamo chiusi, siamo noi soli”, e quando si è chiusi non si va avanti». Come vincere questa mentalità di chiusura, questa mentalità che porta a «fare schiavi i più deboli», che porta a «chiudere non solo le porte, ma anche le mani»? «Si vince con l’abbraccio, con l’accoglienza, col dialogo, con l’amore che è la parola che apre tutte le porte», afferma Bergoglio. 

Con lo stesso vigore avverte anche dai pericoli del web: «È vero - dice - l’interconnessione con il digitale è sicura, è rapida, ma se tu ti abitui a questo finirai come quelle famiglie a tavola, a pranzo o a cena, ognuno col telefonino in mano, parlando agli altri col telefonino, senza un rapporto concreto, reale». Questo non va, insiste Papa Francesco. «Ogni strada che voi farete per essere sicura deve essere concreta», perché è la concretezza che «porta avanti». Pertanto «se i media, l’uso del web ti porta fuori, ti fa “liquido”, taglialo!». 

A proposito di concretezza, il Papa invita - come sempre negli incontri con la gioventù - a recuperare e rinsaldare le proprie radici attraverso il dialogo con gli anziani. Quasi commosso per la foto di un ragazzo con il proprio nonno mostrata durante la propria testimonianza («è il più bel messaggio della serata», dice), Francesco esorta: «Parlate con i nonni, parlate con i vecchi, questo vi farà felici. Loro sono le radici della vostra concretezza, del vostro crescere, fiorire e dare frutto. E tutto quello che l’albero ha di fiorito viene da quello che è sotterrato. Questo non l’ho detto io, l’ha detto un poeta». 

Ancora il Pontefice, traendo spunto dalle domande dei partecipanti all’incontro, parla della «coerenza di vita», dicendosi rammaricato per il fatto che i giovani debbano scandalizzarsi nel «vedere una Chiesa incoerente, che ti legge le Beatitudini e poi cade nel clericalismo più principesco e scandaloso». «Se tu sei cristiano, prendi le Beatitudini e portale alla pratica. E se tu sei un uomo o una donna che ha dato la vita, l’hai consacrata, anche se sei un prete - anche un prete che balla – e vuoi vivere come cristiano segui la strada delle Beatitudini non della mondanità, del clericalismo, una delle perversioni più brutte della Chiesa», chiosa Bergoglio. 

«Anche voi - dice ai ragazzi - dovete essere coerenti in questa strada e domandarsi: io sono coerente con la vita?». «Per favore - aggiunge - voi giovani non avete prezzo, non siete merce all’asta. Non lasciatevi comprare, non lasciatevi sedurre, non lasciatevi schiavizzare dalle colonizzazioni ideologiche che ci mettono idee in testa per farci finire schiavi, dipendenti o falliti nella vita. Ditelo sempre: sono libero, non sono all’asta, innamoratevi di questa libertà che viene da Gesù». 

Themes
ICO
us!