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Holy See

Il paragone del Papa che crea polemiche: “Abortire è come affittare un sicario” 

Le parole sono forti, il paragone durissimo. Papa Francesco, commentando il quinto comandamento («Non uccidere») durante l’udienza generale in piazza San Pietro, ha detto ieri che abortire, sopprimere «la vita inerme» nel grembo materno, «è come affittare un sicario». Espressioni che non dovrebbero sorprendere sulle labbra di Bergoglio, il quale ha sempre manifestato in modo netto e drammatico ciò che pensa sulla difesa della vita usando paragoni mai azzardati dai suoi predecessori. Ma che sono destinati a irrompere nel dibattito politico italiano, nei giorni in cui si discute l’iniziativa del Consiglio comunale di Verona che ha approvato una mozione per finanziare iniziative che aiutino le donne a non abortire.  

«Si potrebbe dire che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita», ha detto Francesco. «La vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno dell’uomo».  

«Un approccio contraddittorio - ha continuato - consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? È giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema? - ha aggiunto a braccio - Non si può, non è giusto far fuori un essere umano benché piccolo per risolvere un problema, è come affittare un sicario. Da dove viene tutto ciò? La violenza e il rifiuto della vita nascono in fondo dalla paura». 

È significativo anche l’accenno al sostegno ai genitori in difficoltà: «Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave. I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza». 

«La vita vulnerabile ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un’esistenza ripiegata su se stessa e scoprire la gioia dell’amore». E ha aggiunto, alzando ancora una volta gli occhi dai fogli con il testo preparato: «E qui vorrei fermarmi per ringraziare, ringraziare tanti volontari, ringraziare il forte volontariato italiano che è il più forte che io abbia conosciuto. Grazie!». Parole che sono state accolte dagli applausi dei fedeli presenti in piazza e che possono essere collegate alle vicende degli ultimi giorni. 

Nel febbraio 2016, dialogando con i giornalisti sull’aereo di ritorno dal Messico, Francesco aveva detto che «l’aborto non è un male minore, è un crimine, è far fuori, è quello che fa la mafia», proponendo dunque un drammatico paragone tra le uccisioni dei bambini nel seno materno e le stragi della criminalità organizzata. Nel novembre 2017 aveva affermato che «prima, sì, era peccato, non si poteva uccidere i bambini; ma oggi si può, non c’è tanto problema, è una novità perversa». Nel giugno di quest’anno, a proposito dell’aborto selettivo, aveva dichiarato: «Il secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi».  

Chiudendo il Giubileo della Misericordia, alla fine del 2016, il Papa aveva esteso definitivamente a tutti i sacerdoti la possibilità di assolvere il peccato di aborto e aveva scritto nella lettera «Misericordia et misera»: «Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione». 

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