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Holy See

La libera formazione, una decisiva via di rinascita personale e comunitaria 

La scuola può risultare in varia misura una cartina di tornasole della situazione profonda e concreta del Paese. Un continuo rimestare in ogni campo, senza ormai nemmeno avvedersene, soluzioni sempre tecnicistiche, perlomeno riduttive, senza apparentemente considerare lo svuotamento sistematico al quale vengono sottoposti per esempio i giovani ad opera di una istruzione pseudoneutralista che non consente loro di scegliere di venire formati alla luce della loro personale ricerca (per esempio in una fede religiosa) e nello scambio con le altre identità. E anzi talora scaricando su insegnanti, famiglie, genitori, le colpe di questo sbraco, specie negli accadimenti negativi più eclatanti. 

Anche quando si parla di una maturazione dell’uomo necessaria per migliorare la società si può restare nel generico, non proporre nulla di incisivo per alimentarla. Forse tra l’altro non di rado non accogliendo, non sapendo riconoscere, voci in questa direzione. Il Sinodo dei giovani può essere un’occasione per aprirci tutti a non fumosi rinnovamenti, prima di tutto personali. In tal senso si leggano per esempio gli spunti in un precedente intervento dove vengono evidenziati ostacoli, paletti, spesso poderosi, che una certa mentalità può opporre, considerandoli invece come atteggiamenti naturali ad una più profonda maturazione. 

Chi non supera in vario modo, per grazia, specie i paletti può beatamente non avvedersi del nuovo venire di Cristo, pur magari predicando il rinnovamento, la carità e via dicendo. Un’altra caratteristica conseguenza di questo restare impantanati è, non di rado, il ripetere all’infinito cose trite e ritrite, senza tanta vita, magari anche in varia pompa magna. Qualche intuizione nuova, poi, è mutuata da altri, ma senza accoglierla nello spirito profondo. La carità su queste scie può diventare una impresa aziendale con una riduttiva attenzione alle persone reali, specifiche, non come enti astratti. Può accadere di sentire meno un cuore vicino, attento ad ogni autentico bene per quel dato altro, un cuore che rischia, sempre portato, da Dio e dagli uomini, in nuovi orizzonti.  

La suddetta gestione politica dell’educazione può dipendere da una cultura giunta al capolinea, tecnicizzata, che non crede nelle potenzialità di una profonda educazione se non nel senso di una pseudo abilitazione a competenze concrete, senza la ricerca di un più adeguato, illuminante, sostrato. Per cui anche una scuola per esempio cattolica può intellettualizzarsi, ridursi in varia misura a nozionismo, non stimolando, non mostrando i benefici spirituali, umani, culturali, di una libera vissuta ricerca personale e nel dialogo con le altre fedi e filosofie. Non è raro osservare su queste stesse scie che antiche istanze egualitarie, anche di pace sovranazionale, possono venire trasformate nella dittatura più o meno sottile ma spesso non poco violenta della finanza e della mentalità ad essa consona. Per la quale in nome di una pseudoscienza si svalutano, si accantonano, tante espressioni dell’umano che invece potrebbero costituire le fonti di una rinascita personale e sociale.  

Una causa determinante di questa mala gestione è con evidenza il potere, talora in mano a pochi che muovono in vario modo i fili di persone bisognose di lavoro, talora desiderose di fama e di ricchezza. Ora dalla società, spesso dalla Chiesa, sorgono germinalmente stimoli nuovi che smascherano gli inganni o gli errori dell’educazione integralista e di quella neutralista. È vero, non è giusto imporre a tutti lo stesso credo ma il neutralismo è un’ideologia svuotante, che calpesta equanimemente l’umanità di tutti quelli che nelle loro diverse ricerche non vogliono crescere all’ombra di uno pseudo tecnicismo. È giusto invece che ognuno possa scegliere una formazione alla luce della propria profonda ricerca e nello scambio vissuto con le altre identità. Dunque dando spazio all’una e all’altra istanza, invece che a nessuna delle due. 

È necessario anche che, tra l’altro, a professori e a studenti venga riconosciuta un’adeguata libertà, possibilità di partecipazione attiva, nel processo educativo. Bisogna però porre attenzione a nuovi inganni manipolativi. Lo studente per esempio che desidera crescere alla luce della fede cattolica è giusto possa scegliere scuole con congruo spazio dato ad insegnanti cattolici, accreditati dalla Chiesa. Siccome poi nella Chiesa vi sono legittimi orientamenti diversi potranno nascere percorsi scolastici cattolici di diverso orientamento. E, restando al campo cristiano, potranno darsi piste non cattoliche sia di altre confessioni, sia eventualmente autonome.  

Insomma bisogna cercare di contemperare per esempio la libertà degli stessi insegnanti con il bisogno dei giovani di venire formati alla luce della fede, della filosofia, degli orientamenti, da essi liberamente scelti. Bisogna porre dunque attenzione ad evitare nuovi abbindolamenti ad opera di certi poteri ancora una volta in nome di valori considerati in modo distorto e unilaterale. Alle manipolazioni di una falsa democrazia della finanza, del tecnicismo, possono finire per rispondere reazioni istintive di popoli non stimolati ad una libera, autentica, maturazione. 

Una conseguenza dei percorsi qui suggeriti potrebbe risultare per esempio che un insegnante rischi il posto di lavoro nel caso cali la corrispondente domanda da parte dei giovani. Si tratta, così come in generale per la nuova organizzazione scolastica, anche nei collegamenti con la società, di problematiche che vanno valutate con attenzione, di soluzioni che vanno cercate anche per tentativi.  

Certo sono necessari buonsenso, gradualità, solidarietà. Ma la libera formazione delle persone è una decisiva via di rinascita personale, comunitaria, non dando valore alla quale la democrazia, la società, possono tendere a spegnersi. Con i risultati che oggi vediamo. Oggi gli studenti possono comunque diminuire per esempio perché una società svuotata, senza lavoro, senza sostegni, genera meno figli. Drammaticamente nell’impossibilità per non pochi di leggere i motivi profondi di tutto ciò. 

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