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“Popolo, democrazia e libertà”, un Convegno per reimparare la lezione di don Sturzo 

Come servire la politica oggi? La testimonianza di don Luigi Sturzo, impregnata di carità, intesa nel suo senso più alto e nobile, può offrire ancora oggi dei percorsi capaci di profezia. Se ne parla molto in questo 2019 di don Sturzo per via del doppio anniversario che lo riguarda: cento anni dall’Appello agli uomini liberi e forti e sessant’anni dal suo dies natalis. In Italia si moltiplicano convegni e giornate di studio per approfondire il pensiero del grande sacerdote e statista siciliano e anche Papa Francesco è recentemente intervenuto inviando un messaggio ai partecipanti al Convegno internazionale di Caltagirone per il centenario dell’Appello sturziano.

Francesco ha voluto richiamare il “metodo” suggerito a Firenze: dialogare facendo qualcosa insieme; ha ripreso i punti cardine dell’antropologia sociale di Sturzo e si è soffermato sul ruolo della carità nella vita pubblica. Ha inoltre ricordato un passaggio di uno scritto del sacerdote: «L’amore del prossimo non consiste nelle parole e nelle moine: ma nelle opere e nella verità». Per il Papa approfondire il messaggio di don Sturzo è ancora «un’occasione per riflettere sulla concezione cristiana della vita sociale e sulla carità nella vita pubblica». Da una lettura dell’ortoprassi cristiana della politica quindi a una concezione religiosa della vita.

Al Convegno di Caltagirone, monsignor Calogero Peri, frate cappuccino, vescovo della diocesi ospitante, ha detto che sull’esempio di don Sturzo «siamo chiamati ad operare una sintesi tra il pensare e il credere», mentre il cardinale Angelo Bagnasco ha richiamato il senso alto della politica come servizio all’unità e cammino di comunione fra i popoli: «I vescovi europei che ho l’onore di rappresentare credono all’Europa unita e ritengono che nessuno possa seriamente sostenere che, per principio, sia meglio “da soli” che “insieme”: questo principio vale per le persone come per i gruppi, le Nazioni e gli Stati, anche se da ogni parte è stato riconosciuto che la questione centrale non è il “se” ma il “come” camminare insieme».

Sabato 22 giugno, sempre in terra di Sicilia, questa volta a Caltanissetta presso il Museo Diocesano al Seminario, il Centro Studi sulla Cooperazione “A. Cammarata” di San Cataldo e l’Associazione “Impegno e Presenza”, legata al Centro Studi “P. Mattarella” di Caltanissetta, proporranno un convegno intitolato Popolo, democrazia, libertà. Interverranno storici della politica e politologi quali Paolo Acanfora, Gianni Borgo, Vittorio De Marco, Maurizio Gentilini, Claudia Giurintano, Andrea Piraino, Giuseppe Sangiorgi, Giorgio Vecchio e Ciriaco De Mita. Il teologo sistematico don Massimo Naro, direttore del “Centro “A. Cammarata”, introdurrà i lavori della giornata. Il teologo nisseno è uno degli studiosi più attenti al pensiero di don Sturzo, ed è autore di diverse pubblicazioni sul sacerdote di Caltagirone.

Prossimamente per i Tipi de Il Mulino sarà pubblicato un testo curato da Naro insieme a Nicola Antonetti, dal titolo “Il Municipalismo di Luigi Sturzo”. Nel volume Naro approfondisce in un saggio il tema della spiritualità civica di don Sturzo, che può considerarsi il fondamento della sua visione politica. Cosa poteva spingere un sacerdote fuori dalla sacrestia, come aveva suggerito lo stesso Leone XIII, ad andare verso il mondo pur non essendo del mondo? Nel saggio don Massimo Naro lascia emergere nitidamente che l’impegno politico sociale di Sturzo era motivata da un profondo desiderio di riforma e trasformazione della società: “Non conversione del cattolicesimo alla modernità (alle sue istanze, alle sue ragioni), ma conversione – appunto riforma, rinnovamento, revisione – del cattolicesimo nella modernità, dentro la congiuntura moderna”.

Già prima del Concilio Vaticano II don Sturzo suggeriva una «spiritualità integrale», intesa come «una sensibilità credente a «tutto tondo», capace di non escludere alcuna dimensione dell’essere e dell’agire umano». Riflesso, spiega ancora Naro, di «una concezione incarnata del soprannaturale», che in politica doveva tradursi nella scelta «dell’aconfessionalità del Partito Popolare». Se del resto, come mostra bene Naro, per don Sturzo «il Vangelo è nascosto sul petto». Così Sturzo «si collocava nella modernità». Consapevole di quella preghiera che Gesù rivolge al Padre suo: «Non ti chiedo di toglierli dal mondo”(Gv 15,17) e che Naro richiama per spiegare la partecipazione politico sociale dei cristiani, che il Concilio avrebbe tradotto come indole secolare dei laici».

* Teologo e scrittore

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