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San Marino

Bilanci in linea e immigrazione: ora l’Ue chiede il conto ai giallorossi

L’Europa riabbraccia l’Italia. Lo ha fatto Ursula von der Leyen dopo il voto in suo favore da parte di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle. Lo ha fatto David Sassoli, che, come rappresentante del Partito democratico e del Partito socialista europeo, è stato designato ed eletto come presidente del Parlamento europeo. In un’elezione che, a posteriori, si può considerare il preludio di quello che sarebbe avvenuto anche in Italia: il centrosinistra che, pur non vincente, ha saputo riciclarsi ottenendo i posti di potere utilizzando il grimaldello dell’Ue. E anche in quell’occasione, Conte fu favorevole. Una vittoria per l’Italia, si dirà. Ma è soprattutto una vittoria di un partito che pur non vincendo elezioni riesce in ogni caso a ottenere potere.

Ora Conte, che da questa curiosa dinamica politica ne esce vincitore, almeno personalmente, deve però stare ai patti. Perché è vero che il mondo del centrosinistra e europeista ha ottenuto ciò che voleva, ovvero un governo nuovo in cui erano esclusi i sovranisti. Ma è anche vero che il pieno sostengo dell’Unione europea al Conte-bis non è privo di conseguenze e soprattutto non è frutto solo di un favore. La beneficenza non è certo tipica del mondo della politica. E ora l’Unione europea vuole passare all’incasso. Conte ha ricevuto il sostegno di Bruxelles. Ora Bruxelles vuole il sostegno di Conte, dopo che ha “sedato” la deriva sovranista in Italia con il nuovo governo giallo-rosso.

La benedizione dell’Europa ha un prezzo che Sassoli conosce perfettamente. E infatti, intervistato da Il Fatto Quotidiano, il presidente dell’Europarlamento ha già reso chiaro quali saranno i punti fondamentali: migranti e bilancio. E tutto verte sulla ricomposizione di quella frattura tra Italia ed Europa che si è avuta negli ultimi mesi. Sassoli è stato chiarissimo: tra i primi dossier bollenti con cui discuterà con Conte c’è quello dell’immigrazione. Un tema particolarmente caro al presidente del Palmento europeo, tanto che fu lui stesso, come ricorda lo stesso Fatto, “in modo inaspettato, aveva ringraziato Conte per l’ impegno italiano sui corridoi umanitari per la protezione dei rifugiati a livello europeo, dal palco dell’ assemblea del Pd il 13 luglio”.

L’Europarlamento chiede la riforma del Trattato di Dublino, ma bisogna capire come vorrà che avvenga questa riforma del trattato. Che di sicuro per l’Italia è necessaria: ma è una revisione che dipenderà molto da chi la tratterà. Il negoziatore cambia molto il risultato di un accordo. Ed è chiaro che un rappresentante più favorevole a una certa politica migratoria porterà risultati diversi da un altro che rappresenta una politica incentrata su porti chiusi e sostegno ai muri. Da qui naturalmente può cambiare molto. Ma è curioso che l’Europa abbia chiesto proprio di partire da questo dossier. evidentemente c’è l’idea che in Italia il nodo principale sia quello dell’immigrazione.

Un problema fondamentale visto che Sassoli ha riconfermato la bontà dell’idea dell’apertura dei “corridoi umanitari” che, in ogni caso, rappresentano per l’Italia un tema di interesse strategico. Aprire i corridoi umanitari senza avere una chiara politica di distribuzione dei migranti si traduce, inevitabilmente, in un collasso della frontiera meridionale dell’Unione europea. Perché è qui che si infrange il fiume di persone in fuga dalle aree di crisi dell’Africa settentrionale. E senza una strategia chiara in Africa, il rischio evidente è che il Mediterraneo si trasformi in un mare di transito per milioni di persone senza che l’Europa abbia capacità e volontà di accogliere.

Un nodo gordiano cui se ne aggiunge un altro: quello dei bilanci. È chiaro che l’Italia abbia dovuto dare piene garanzie per ciò che riguarda le coperture finanziarie dei piani del nuovo governo. L’esecutivo precedente, con Conte alla sua testa, si era presentato come quel governo in grado di violare anche i vincoli di Bruxelles qualora questo fosse stato necessario per il benessere degli italiani. Poi, a conti fatti, il “populismo” difeso da Conte e dal suo partito si è dimostrato ben diverso rispetto a quanto sbandierato in questi anni. E gli incendiari, ancora una volta, si sono trasformati in pompieri.

È del tutto evidente che l’Unione europea si aspetta dall’Italia rosso-gialla una fedeltà senza critiche per ciò che riguarda i conti pubblici. Sassoli è stato cristallino: “L’Italia, come tutti gli altri Paesi europei, deve rispettare gli impegni. Nessuno può eludere il tema della sostenibilità delle finanze pubbliche nel quadro di politiche per la crescita”. E sarà solo il rispetto di questi vincoli a permettere, sempre a detta del presidente dell’Eurocamera, una riforma del patto di stabilità. Il problema però è un altro: Conte, attraverso la sua trasformazione, ha palesato il fatto che a Roma ci sarà un esecutivo “fedele alla linea”. Una fedeltà che significa anche rispetto dei parametri. In questo senso, il fatto che il nuovo commissario al Bilancio sia l’austriaco Johannes Hahn è un segnale abbastanza chiaro del fatto che l’Ue non farà alcun tipo di sconto. Il rigore andrà rispettato. E più l’Italia farà ciò che dice l’Unione e più Bruxelles aprirà il cordone della borsa. Un perfetto do ut des che si traduce nel fatto che l’Italia Pd-5S dovrà compiacere Bruxelles. Il Giornale.it

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