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San Marino

Crisi, Luigi Di Maio scaricato da tutti anche da Giuseppe Conte che ora tenta la via dell’Ue

Ha provato a resistere fino alla fine, Luigi Di Maio, per evitare il peggio. «Cosa vuoi, Matteo?». Il ministero delle Infrastrutture, l’ Ambiente, la Difesa, l’ Economia? Un nuovo programma? Gli ha proposto un rimpasto a settembre, dopo la riforma del taglio dei parlamentari. Oppure un Conte bis. Ha provato, il capo politico dei Cinquestelle, in tutti i modi, a scongiurare la crisi. Non tanto, non solo, per salvare se stesso. Ma per evitare quello che, nei report riservati arrivati sulla sua scrivania in queste ore, si è materializzato. Il rischio della scomparsa del Movimento. Perché è questo che si profila dalle proiezioni fatte fare in queste ore. E spiega perché Di Maio e tutti i suoi, da ieri mattina, quando hanno capito che Matteo Salvini puntava al voto, si sono eclissati. Riunioni, telefonate, consultazioni. Per affrontare un dramma che mai avrebbero voluto vivere.

I NUMERI
E che è contenuto in due numeri: 342 e 6. Il primo dice il totale dei seggi (135 collegi uninominali e 208 proporzionali) che, secondo una simulazione fatta fare proprio dai Cinquestelle in queste ore, vincerebbe il centrodestra, cioè nella formazione Lega, FdI, Fi e senza considerare Lombardia, Piemonte e Trentino, se si andasse a votare ora. Il secondo, 6, dice i collegi che riuscirebbe a strappare il M5S: 1 in Sicilia, 5 in Campania. Fine. A pari merito con il centrosinistra. Una previsione dall’ esito molto chiaro: la scomparsa del Movimento. Se anche il centrodestra non andasse unito, come probabile, e Salvini corresse solo con il partito di Giorgia Meloni, otterrebbe comunque, si legge nell’ impietoso report, la maggioranza assoluta delle Camere. Ma il Capitano aveva deciso da mercoledì. Nella cerchia di Di Maio qualcuno lo aveva avvertito: «Guarda che Salvini non vuole un rimpasto, cerca il pretesto per andare al voto». Ma Di Maio non si è rassegnato. Ha provato, fino alla fine, a resistere. Non solo perché la fine del governo e il voto in autunno può significare la scomparsa del Movimento, ma anche perché teme la reazioni dei peones, terrorizzati all’ idea delle urne.

L’ incubo è cominciato ieri mattina: annullati tutti gli impegni. Comincia la partita a poker. Prima mossa: far dire a Salvini che vuole il rimpasto. «I giochini di palazzo non ci sono mai piaciuti e questo dibattito sulle poltrone inizia a stancarmi», scrive su Facebook. «Siamo andati al governo non per chiederle, ma per tagliarle. E lo abbiamo messo nero su bianco nel contratto, insieme alla Lega». Non solo: «Il 9 settembre taglieremo definitivamente 345 parlamentari. Manca solo l’ ultimo voto e mi auguro nessuno si tiri indietro all’ ultimo minuto, sarebbe gravissimo. Anzi, sarebbe un segnale al Paese. Il segnale di chi non vuol cambiare nulla». Come dire: chi fa cadere il governo ora impedisce che siano tagliati i parlamentari. Va a Palazzo Chigi, convoca i capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’ Uva. Si vede anche con Roberto Fico. Si cerca di decriptare le mosse di Salvini. E decidere la risposta.

LE OFFERTE
Iniziano le offerte. Tutte rifiutate. Si usa l’ argomento del governo tecnico: «Chiunque oggi aprisse una crisi di governo, si assumerebbe la responsabilità di riportare in Italia un governo tecnico. Sarebbe folle». Ma dall’ altra parte, dalla parte della Lega, c’ è un muro. Una nota del Carroccio fa sapere che il rimpasto non interessa. Allora cosa volete, ditelo, replica una nota dei pentastellati. Alle 19.30, passando di fronte a Palazzo Chigi, Di Maio dice di essere «tranquillo». Poco dopo arriva la risposta di Salvini: non c’ è la maggioranza, si vada al voto. Alle 20.30 la nota di Di Maio: «Noi siamo pronti, ma una cosa è certa: quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro». Poi in una nota il Movimento parla di autogol di Salvini che con questa mossa farà perdere all’ Italia la possibiltà di esprimere un Commissario Ue alla Concorrenza.

Il gioco del cerino. Di Maio chiede un’ ultima cosa in extremis: che si approvi la riforma che taglia il numero dei parlamentari, almeno il M5S potrà rivendicarla in campagna elettorale. Intanto si aprono i contatti con il Pd. Ma Nicola Zingaretti ha già anticipato a Salvini che chiederà le urne. Come Berlusconi. Altre maggioranze non esistono. Si vedrà per la riforma costituzionale. Ma è difficile. Nel caos della giornata si è fatta strada, poi, un’ altra trattativa, quella che riguarda Giuseppe Conte. Che si starebbe proponendo per la poltrona di commissario Ue. L’ avvocato del popolo non si oppone alla fine dell’ esecutivo del cambiamento e in cambio ottiene una posizione di prestigio a Bruxelles. Vedremo. Solo dopo inizierà il processo interno al Movimento Cinque Stelle, ma questo è un altro capitolo.

di Elisa Calessi, Libero

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