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San Marino

Salvini: ‘No a inciuci, gli italiani vogliono un governo forte’. Renzi: ‘Folle votare subito, ora governo istituzionale’

Scontro sulla crisi di governo sempre più serrato. Salvini pressa per elezioni subito e chiede che il Parlamento si esprima prima di Ferragosto: ‘niente inciuci – afferma il leader della Lega – gli italiani vogliono un governo forte e libero’. Appello dall’ex premier Renzi: ‘votare subito sarebbe folle, ora un governo istituzionale per il taglio dei parlamentari, fermare l’aumento dell’Iva, elezioni senza strumentalizzazioni’. E il senatore Leu, Grasso, propone alle opposizioni di non partecipare al voto sulla mozione della Lega di sfiducia a Conte: ‘così la crisi passa dalle mani di Salvini a quelle di Mattarella’, spiega.

“Inciuci, giochetti di palazzo, governi tecnici o ‘di scopo’(?) non fermeranno la voglia degli Italiani di un governo finalmente forte, chiaro, libero, per tornare a correre, per l’Italia dei Sì. Ci stai???”. Lo scrive il vice-premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini nel suo primo tweet della giornata.

Andare a votare subito sarebbe ‘folle’. Perché adesso ci vuole un governo istituzionale, che permetta agli italiani di votare il referendum sul taglio dei parlamentari, che eviti l’aumento dell’Iva, e che gestisca le prossime elezioni politiche senza strumentalizzazioni. Intervistato dal Corriere della Sera, Matteo Renzi rivolge questo appello a tutte le forze politiche. E spiega che il presidente Mattarella potrà valutare l’incarico a un premier autorevole: ‘A lui toccheranno le scelte: noi dobbiamo consegnargli una ipotesi concreta’.

“Governo tecnico per qualche mese, votato da Pd, M5s e Forza Italia, per fare cosa? La manovra più dura degli ultimi anni? Prendere qualche mese per fare un partito? Bisogna fermare Salvini ora e farlo insieme, mobilitando il paese. È il momento del coraggio non dei tatticismi”. Così su Twitter Carlo Calenda commenta l’intervista di Matteo Renzi al Corriere della Sera.

E Luigi Di Maio rilancia l’appello, su facebook, ad approvare in Aula alla Camera il taglio dei parlamentari per poi andare a vedere in Parlamento se si vuole veramente sfiduciare Giuseppe Conte.

IL PUNTO

Matteo Salvini ha sempre più fretta. Ha aperto una crisi nella stagione più inaspettata, l’estate, e ora chiede che il Parlamento voti la sfiducia al governo nei giorni di vacanza per eccellenza, se possibile prima di Ferragosto. Ma in serata il presidente della Camera, Roberto Fico, gli ricorda che solo “i Presidenti di Camera e Senato convocano le Camere. Nessun altro”. Il vicepremier vuole accelerare la corsa al voto, perché teme la nascita di nuove alleanze che possano allontanare le urne. Grida all’ “inciucio” fra Pd e M5S. Dal blog, Beppe Grillo gli risponde a modo suo, dandogli del “tamarro”. E per voce della vicesegretaria Paola De Micheli, il Pd ripete: “Non esistono le condizioni politiche per un altro governo, siamo pronti alle elezioni”. Ma i sospetti di Salvini sono tutti per l’area renziana, anche se l’ex premier nega: “Non faccio accordicchi segreti”. Malgrado le smentite ufficiali, qualche rumore di movimenti sotterranei c’è. Nel suo stile surreale, sul blog Grillo lascia cadere qualche frase sibillina. “Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari”. E poi, “Dobbiamo fare dei cambiamenti? – scrive – Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il Paese dal restyling in grigioverde dell’establishment”. Il riferimento è alla riforma per il taglio dei parlamentari. Che, se venisse approvata, porterebbe con sé anche una serie di passaggi tecnici che determinerebbero l’allontanamento delle elezioni. Lo ricorda il Pd, che parla di “trucchetto” dei Cinque Stelle “per non andare al voto e prolungare l’agonia”. Fra sfiducia e voto, infatti, qualcuno deve pur governare. Di Maio non vuole rinunciare alla bandiera antisistema. Annuncia l’avvio della raccolta di firme fra i parlamentari per mettere all’ordine del giorno dell’Aula il taglio dei parlamentari, e sottolinea che l’importante è farlo. Se poi ad appoggiarlo saranno “la Lega, il Pd, Forza Italia o chiunque altro” ai cinque stelle non importa. In Parlamento i giochi non sembrano tutti chiusi, quindi. In questo magma di alleanze in sedicesimo, i pentastellati cercano di guadagnare terreno sull’ex alleato.

Di Maio attacca Salvini accusandolo di aver “buttato giù l’unico governo che in un anno ha resistito a lobbies e poteri forti”. Non a caso, si legge sul Blog delle Stelle, in questi ultimi giorni “Autostrade ha guadagnato milioni e milioni di euro in borsa”. Segue il lancio della campagna ‘Citofonare Lega’, con l’elenco delle cose che i gialloverdi avrebbero fatto se la Lega non avesse staccato la spina: dalla riforma sulla giustizia alla commissione parlamentare sulle banche, al salario minimo. Lunedì si riuniranno i capigruppo al Senato per stabilire la data del voto di fiducia. “Mi sembra di aver capito che Conte voglia andare a una conta in aula e questa è una rottura traumatica – ha detto il leghista Giancarlo Giorgetti – Una separazione consensuale era la cosa più ragionevole”. Lunedì sarà un giorno della verità, un momento di svolta per definire il percorso della crisi. Intanto, nel Pd si apre già il dibattito sul dopo. “Nicola Zingaretti ha vinto il congresso ed è il candidato di tutto il Pd alla guida del governo – dice il senatore Francesco Verducci, della direzione nazionale del partito – ma se decidesse di non volersi candidare a questo ruolo per dedicarsi esclusivamente al Pd, allora penso che le primarie di coalizione siano assolutamente irrinunciabili e indispensabili”. Anche Salvini fa qualche riflessione. Lascia quasi intendere di voler fare un passo indietro dal Viminale. Sarebbe una riposta a chi lo attacca, ritenendo quantomeno inopportuno che il ministro degli Interni, quello che dovrà gestire le fasi del voto, sia anche uno dei candidati premier. “L’importante è che le elezioni ci siano – dice il leader della Lega – Poi se le gestisce qualcun altro sono pure più contento perché avrò più tempo” per la campagna elettorale. Ansa

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