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San Marino

Silvio Berlusconi, con chi vuole allearsi davvero? La voce che spiega la guerra in Forza Italia

Indecisa se offrirsi a Matteo Salvini o imboccare la strada del «nuovo centro moderato» indicata da Silvio Berlusconi, Forza Italia soffre e si spacca. E così rischia di commettere l’ ultimo errore, quello fatale: arrivare esanime al momento in cui il leader della Lega toglierà la spina al governo Conte, o troverà il modo di farla staccare ai Cinque Stelle, che già da ieri, durante il voto in Senato sul nuovo decreto sicurezza, perderanno altri pezzi. Non sarà in queste ore, ma presto il pateracchio gialloverde si sfascerà, perché ai suoi guai non c’ è rimedio. Quel giorno, se i forzisti vorranno avere un minimo di potere contrattuale nei confronti di Salvini, dovranno parlargli con una voce unica, e piaccia o meno potrà essere solo quella del Cavaliere. Insulti, faide e fughe in avanti servono solo a deprezzare ulteriormente il valore della ditta, già ridotto ai minimi storici.

È il momento in cui esplodono antipatie e invidie represse da anni e nessuno ne esce indenne, nemmeno il fondatore. «Un giorno di questi mi rompo i c… e inizio a raccontare i commenti al veleno su Berlusconi che mi sono stati detti negli anni da sti/ste signori/e che in queste ore tentano di additarmi come traditrice/golpista sui giornali per passare come novelli lealisti», si è sfogata ieri su Twitter l’ azzurra Laura Ravetto. Ufficialmente alcuni colleghi di partito l’ accusano di essersi presentata il 6 luglio alla convention organizzata da Giovanni Toti, quando era ancora coordinatore di Forza Italia, al teatro Brancaccio di Roma. In realtà non digeriscono le sue frequenti apparizioni televisive, dove spesso risulta più efficace degli altri. Così, anche se sinora non ha preso posizione, la Ravetto è finita dentro al frullatore, additata dai “lealisti” come “golpista” e usata come specchietto per le allodole da quelli che vogliono accreditarsi con Toti.

Un gioco al massacro nel quale, in modo diverso, sono finiti un po’ tutti gli azzurri, e che ha contribuito a velocizzare la fuga degli elettori: l’ 8,8% rimediato alle Europee del 26 maggio, peggiore risultato nella storia del partito, secondo i sondaggisti si è già ridotto al 7,3%, rendendo concreto il rischio del sorpasso da parte dei Fratelli d’ Italia di Giorgia Meloni.

LE CARTE DI SILVIO
Servirebbero due cose. La prima è uno gesto di chiarezza da parte del fondatore. Che intenzioni ha Berlusconi? La federazione di centro da lui vagheggiata, ribattezzata Altra Italia, serve a tumulare Forza Italia o a darle una chance di sopravvivenza? E nel caso, in quale modo? Cercando assieme a Lorenzo Cesa, Stefano Parisi e gli altri che hanno aderito all’ appello un accordo con Salvini, il quale non ha alcuna intenzione di farsi vedere in giro con gente che si definisce «moderata» e ha come riferimento il Partito popolare europeo di Angela Merkel? Oppure il Cavaliere punta a un’ intesa con chi capita, si chiami pure Carlo Calenda o Matteo Renzi, due che presto potrebbero mollare Nicola Zingaretti al proprio destino? Esistono altre opzioni? Se Berlusconi rimane vago su questo, i suoi gli attribuiranno le intenzioni peggiori e continueranno ad azzuffarsi tra loro mentre cercano un’ uscita di sicurezza che non c’ è.

La seconda cosa necessaria è proprio uno sforzo di razionalità da parte dei forzisti. Quando il deputato Sestino Giacomoni, ovvero la voce del Cavaliere, avverte tutti che «non c’ è uno spazio politico fuori da Forza Italia, chi è uscito da qui non ha mai avuto successo», ricorda una verità storica. Con la differenza, rispetto alle scissioni del passato, che allora c’ era una casa dal padre alla quale poter tornare, come hanno fatto alcuni di quelli che se ne erano andati con Angelino Alfano. Stavolta no, perché quel 7% di voti rimasti non ammette spezzettamenti.

L’unico che si salverebbe dalla diaspora è Berlusconi, il quale una villa pronta ad accoglierlo non faticherebbe a trovarla. Gli altri finirebbero ai giardinetti pubblici, anche perché Salvini e la Meloni hanno fatto capire chiaramente che non intendono imbarcare profughi. Restare uniti, o almeno fingere di esserlo sino al patatrac del governo Conte, è l’ unico modo per guadagnarsi una speranza di futuro.

di Fausto Carioti, Libero

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