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San Marino

Terremoto, l’allarme dei geologi: «Nell’Atlantico la terra si sta aprendo»

Terremoti e maremoti generati dal contatto tra due placche tettoniche, quella africana e quella eurasiatica. Non è di certo una novità e i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Italia in primis, lo sanno molto bene. Nel corso dei secoli e dei millenni sono stati moltissimi i terremoti distruttivi nel Mediterraneo, come ad esempio quello dello stretto di Messina del 1908 (magnitudo 7.2 con successivo maremoto, almeno 100mila morti e intere città distrutte).

Per lungo tempo, si è pensato che il punto di massimo attrito tra le due placche fosse appunto localizzato nel Mediterraneo, ma gli studi di alcuni geologi portoghesi mostrano una situazione ancora più preoccupante lontano dalle coste italiane. Il punto di maggior contatto tra la placca eurasiatica e quella africana non si troverebbe nel Mediterraneo, ma molto più a ovest, nell’oceano Atlantico, a ridosso delle coste meridionali del Portogallo. Qui, secondo gli scienziati, si troverebbe un primo indizio di rottura della crosta terrestre.

A illustrare i risultati dello studio è stato il geologo portoghese Joao Duarte. Come riporta anche la BBC, la tesi degli scienziati portoghesi spiegherebbe anche due impressionanti eventi sismici: quello del 1755, conosciuto come Grande terremoto di Lisbona (il più violento mai registrato in Europa, con una magnitudo stimata di 8.7 e oltre 100mila vittime), e quello del 1969, conosciuto come terremoto di Cabo San Vicente (magnitudo 8, avvenuto lontano dalle coste ma con dati incerti sul numero effettivo di vittime anche a causa delle notizie nascoste dalla dittatura salazarista che all’epoca governava il paese).

Fino a oggi, apparivano inspiegabili dei fenomeni sismici in un’area dove, apparentemente, non vi erano faglie attive. Joao Duarte, geologo marino dell’università di Lisbona, in una conferenza a Vienna ha però rivelato l’esistenza di una piana abissale, situata nei pressi della faglia che separa le isole Azzorre da Gibilterra. In questo punto, le due placche convergerebbero per subduzione e questo spiegherebbe la presenza di violenti fenomeni sismici. Gli studi dei geologi portoghesi permettono anche di poter individuare, in questa rottura della crosta terrestre, una delle prime fasi di contrazione dell’oceano Atlantico.

Joao Duarte, comunque, ha voluto evitare di allarmare durante l’esposizione dei risultati dello studio da lui diretto: «La subduzione è un processo che avviene lungo fasi lunghissime, fino a cinque milioni di anni, ed è probabile che questo fenomeno possa continuare per i prossimi 10 milioni di anni. Posso solo dirvi una cosa: dobbiamo vedere questa scoperta positivamente. Più conosceremo le cause dei terremoti, meglio sapremo difenderci. Non dobbiamo spaventarci, questi fenomeni avvengono e noi possiamo solo farci trovare pronti per evitare conseguenze catastrofiche». Leggo.it

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