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San Marino

Tommaso Cerno, il senatore deluso dal Pd: “Se non andiamo con i grillini, facciamo la fine del Psi”

Soffiano venti di fine legislatura. «Su questo non ci metterei la mano sul fuoco».

È comunque tempo di bilanci: il tuo, dopo un anno e mezzo da senatore?
«Ho studiato. Il Pd, nelle cui liste mi sono candidato senza tessere di partito, mi ha ignorato per diciotto mesi, perché evidentemente non hanno bisogno di persone che non leggono pizzini con su scritto cosa devono dire e pensare».

Perché sei un rompiballe?
«Perché la politica è un mondo chiuso. Per i politici di mestiere, anche tra i dem, ero come trasparente.
Solo qualcuno, singolarmente e in segreto, mi parlava. E pensare che quando dirigevo i giornali mi chiamavano ogni giorno per chiedermi questo e quello».

Brutta gente
«Il Pd mi ha molto deluso».

Ora poi non c’ è molto spazio per i renziani: ti fanno la guerra?
«Io non sono renziano. Quando dirigevo l’ Espresso feci l’ inchiesta su Consip. Renzi mi ha candidato perché mi ha riconosciuto onestà intellettuale e proprio perché aveva bisogno di spingere una figura conosciuta ma non renziana. Matteo mi confidò peraltro che Gentiloni non mi voleva; in realtà, come ho scoperto poi, non mi voleva nessuno».

E tu perché accettasti, eri condirettore di Repubblica a poco più di quarant’ anni?
«Perché ritenevo che il Pd fosse diventato un partito di sinistra, radicale e liberale, aperto e non ortodosso. Mi sbagliavo».

Così hai deciso di mollarlo, votare la mozione di M5S contro la Tav e autoproclamarti la sesta stella
«Io non ho mollato, al massimo è il Pd che ha mollato me e la sinistra, votando con Berlusconi e Salvini».

Già ai tempi del Nazareno il Pd ha fatto l’ inciucio con Berlusconi, dov’ è la novità?
«Il Nazareno fu una sciagura, ma almeno è servito per portare la sinistra al governo e provare a dare una svolta al Paese. Quello sulla Tav invece è stato il patto del Golgota, con il Pd che ha crocifisso la sinistra».

Tommaso Cerno, ex direttore del Messaggero Veneto, dell’ Espresso e di Repubblica, senatore indipendente del Pd, è un uomo colto, inquieto e lucido, con la passione della politica. Coltiva un pensiero divergente, che però non lo porta mai a non condividere le proprie idee, come invece capita spesso alle penne troppo talentuose. Tuttalpiù può essere in contrasto con la realtà, ma questo non lo porta a deflettere né a dubitare, fino a sfiorare talvolta l’ autolesionismo. Prenderlo è un gesto di coraggio e intelligenza, trattenerlo richiede una pazienza infinita, convincerlo è impresa a limiti delle capacità umane, vederselo andar via è la conclusione più naturale.

Lascerai il Pd?
«Se il segretario Zingaretti non sconfessa la sciagurata adesione dei gruppi parlamentari alle destre avvenuta con il voto sulla Tav».

Ma come si fa a essere contro l’ Alta Velocità nel 2019?
«Perché siamo nel 2019. E il progetto l’ ha immaginato il governo Andreotti. Quindi basterebbe leggere le carte. Io l’ ho fatto, i colleghi del Pd che hanno parlato in aula no; infatti hanno detto delle bestialità: hanno detto che il sole gira intorno alla terra. Il progetto è di trent’ anni fa, sarà pronto fra trent’ anni e fino al 2037 dovremo finanziarlo solo noi, visto che la Francia ha ritirato gli stanziamenti. Quando, nel 2050, l’ opera sarà realizzata, avremo un treno merci che viaggerà a 130 chilometri l’ ora».

Il voto però era politico, non solo tecnico
«A maggior ragione mi sono dissociato: ti pare possibile che il Pd voti con le destre? L’ altro giorno in Senato abbiamo assistito alla nascita di un nuovo governo di destra, nel quale a Lega, Forza Italia e Fdi si è aggiunto un pezzo di Pd, con Renzi che poi ha detto che pensa a una formazione di centro, quindi non di centrosinistra».

Ma per quanto importante, la Tav è questione marginale rispetto alla direzione del treno della politica italiana, non trovi?
«Sono comunque 9 miliardi buttati. Tecnicamente il progetto l’ hanno ridisegnato completamente i no Tav e il business non sta in piedi, infatti in Aula la Lega non lo ha difeso ma ha fatto solo un discorso politico.
Quel che mi ha ferito è assistere agli interventi dei miei colleghi piddini e forzisti: puramente ideologici, non sapevano nulla. Da vergognarsi».

Che futuro vedi per i Dem?
«Quali Dem? Il Pd nacque dodici anni fa, quando Veltroni capì che la forza di Berlusconi era riuscire a tenere insieme anime diverse e lanciò una formazione antioligarchica.
Questa forza, nata per tenere la sinistra unita, non ha mai vinto le elezioni perché oltre alle destre è spuntato un nuovo nemico, i Cinquestelle».

E tu voti con loro e fai la sesta stella?
«Sesta stella significa che sia loro che il Pd devono avere una mutazione. Se il Pd non modifica il proprio modo di intendere la sinistra scomparirà, come accadde al Psi. Comunque nel Pd non c’ è il vincolo di mandato. Ho ricevuto pressioni dal partito, mi hanno detto che siccome sono stato votato a Milano e i lombardi sono pro-Tav non potevo votare contro. Lo trovo un ragionamento un po’ fascista».

Sei diventato grillino?
«No, la mia è una posizione storica. Mi hanno stupito piuttosto gli applausi dei grillini, perché dimostrano che non sono chiusi ma applaudono il diverso che ha idee come le loro. Io mi candido solo per fare quel che penso, quando mi sono candidato con il Pd pensavo fosse un partito libero, se scopro che non è così posso anche andarmene».

Ti ripeto la domanda
«Credo che non ci si debba ancorare al progetto Alta Velocità o all’ idea di M5S: il treno c’ entra poco, i no-Tav sono una parte per il tutto, una bandiera internazionale che simboleggia la democrazia resistente, la capacità del popolo di respingere lo Stato padrone».

Che succede con questa crisi?
«Mi auguro che si vada a votare. È impensabile che questo Parlamento, che fino a due mesi fa era del tutto inutile, resti in piedi ora con un governo di destra non eletto. Sarebbe un orrore. Si vada alle urne così gli italiani potranno decidere se vogliono un governo di destra o di sinistra».

Ma non avevamo superato gli schieramenti destra e sinistra in favore di quello tra sovranisti ed europeisti?
«Mi pare proprio di no. La destra e la sinistra sono due concetti sostanzialmente europei. Più Europa ci sarà più destra e sinistra ci saranno. Lo schieramento superato è quello di chi dice una cosa e ne fa un’ altra».

Zingaretti, del tuo Pd, parla però di uno schieramento di forze europeiste contro quelle sovraniste.
«Zingaretti di mestiere fa il segretario del Pd. Quindi dice queste cose. La verità è che vogliono mandare il Passe a votare e poi chiedere altri rubli per la campagna elettorale».

Conte si candiderà contro Salvini?
«La domanda è prematura. Per ora tiene lui il campanello che così volentieri gli consegnò Gentiloni. Quindi per ora no. Comunque Conte sembra un’ altra persona. Legge discorsi impeccabili, non è più l’ avvocato degli italiani, ma piuttosto un procuratore che accusa. Chissà come mai…».

Per me guarda al dopo Mattarella. Illuso…
«Cioè a dopo che Mattarella gli avrà rinnovato l’ incarico, spero. Oppure guarda davvero agli appartamenti del presidente. Perché lui è uno sconosciuto. E con il decreto sicurezza, se uno sconosciuto entra nel domicilio di qualcuno ci si può difendere».

E il Pd che fa, non ha un leader?
«Ne ha tanti. Maledetti. E subito. Il Pd ha un leader per ogni occasione, ma stenta a superare davvero Renzi, che prese il 42%, poi non fece la sinistra che promise e gli elettori lo scaricarono».

In mancanza di leader a sinistra, il premier uscente potrebbe tenere grillini e dem sotto la stessa bandiera?
«Io gli farei fare il commissario europeo. Serve un nuovo premier. E nel governo, nessuno che è stato con Renzi o Gentiloni».

Il Pd è certo di mangiarsi M5S e non viceversa, come sostieni tu…
«Sbagliano analisi. Non è vero che M5S è in crisi di consensi: ha preso più voti quest’ anno che nel 2014, prima del botto elettorale. Europee e Amministrative sono da sempre sfavorevoli ai grillini, che fanno il pieno alle Politiche. Sempre che la smettano di svendere la loro identità per governare con Salvini, badando più alle poltrone che ai loro principi, come accaduto sul tema immigrati. Mi auguro che questa crisi faccia capire a Di Maio e associati che dire sempre sì alla Lega fa male, bisogna lasciare spazio alle idee nuove».

Di Maio ha deluso come leader, o no?
«Ha fatto degli errori, però ha anche dimostrato capacità di reggere ai continui tentativi di destabilizzarlo».

Il partito però gli ha voltato le spalle
«Il partito lo ha mollato quando ha avuto la sensazione che Luigi si uniformasse troppo a Salvini. Di Maio deve dimostrare di essere capace di perdere il posto in nome della difesa dei principi grillini. Se lo fa, è un capo, se giocherà per tenersi la poltrona, la perderà perché i suoi lo defenestreranno».

Cosa auspichi?
«Per salvarsi ora Cinquestelle deve dare il via a un big bang della sinistra. Stessa cosa deve fare la sinistra.
La mia è una proposta: gli Stati generale della sinistra di domani, quella che se incita Greta poi non vota la Tav, quella che guarda al pianeta del futuro senza il quale non c’ è progresso. Auspico che il Pd rinsavisca e aderisca a questa rivoluzione. Temo invece che guarderà a Berlusconi».

Il Pd non deve puntare, renzianamente, al voto moderato?
«I moderati in Italia sono una sparuta minoranza. Se esistessero davvero, Casini sarebbe premier. Non erano moderati il Pci e la Dc, non lo sono stati Berlusconi né Renzi, non lo sono oggi Salvini e i grillini».

Come ti spieghi il boom elettorale di Salvini?
«È un grande comunicatore. Ha tenuto in piedi il governo fino a ieri perché facendosi fotografare con Di Maio appariva come nuovo anche se è in politica da trent’ anni. È tutto studiato, anche le polemiche che innesca. Secondo me il figlio sulla moto d’ acqua l’ ha messo lui per distrarre l’ opinione pubblica e fare la figura del padre con il cuore d’ oro».

Non ti pare eccessiva questa?
«Guarda che è così. Lui punta ad avere tutti contro su polemiche da nulla, e la sinistra abbocca, non rendendosi conto che ogni attacco gli porta voti. D’ altronde il Pd vive una carenza drammatica di argomenti, politici e polemici, e sopperisce con la criminalizzazione ottusa dell’ avversario».

E tu cosa farai?
«È irrilevante, se non per me».

Vuoi tornare al giornalismo?
«Il giornalismo non finisce mai, ti nasce dentro e ti accompagna per tutta la vita. Anche la mia esperienza politica l’ ho vissuta come narrazione. Sono entrato in Parlamento per vedere i fatti, infiltrarmi, capire meccanismi che dalla redazione non afferravo, pur avendo ottime entrature».

Intendo: rientri nel giornalismo militante, in fondo sei ancora in aspettativa da Repubblica?
«Questa domanda non va posta al giornalista ma al giornalismo: bisogna vedere se il giornalismo avrà bisogno di me».

Ci hai perdonato il titolo di Libero sui gay?
«Il Pil cala ma aumentano i gay? Che c’ era da perdonare? È la verità. Non sono in crescita gli omosessuali come numero – questo certo no – bensì i gay, cioè letteralmente coloro che vengono allo scoperto e non temono di dichiararsi tali, i militanti appunto. Dirlo è un favore alla comunità lgbt, non un’ offesa. I gay moralisti fanno ridere, o piangere. Poi se salirà il Pil non diminuiranno. Di questo stanne certo».

di Pietro Senaldi, Libero

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